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10 Settembre 2012 09:30 | Sarajevo National Theatre

Un dialogo di Verità e Amore – Imperativo del nostro tempo



Irinej


Patriarca della Chiesa Serba Ortodossa

“ L’idea dell’unità tra i cristiani e dell’unificazione
è il tema del secolo, il tema del tempo, il tema della storia”
(Georges Florovsky

 

I secoli ventesimo e ventunesimo rimarranno nella storia come un periodo di sforzi particolarmente intensi per una rinascita dell’unità dell’ecumene cristiano o, almeno, per un riavvicinamento e una collaborazione maggiori tra cristiani divisi.
    La Chiesa ortodossa, fin dall’inizio, non ha solo reagito positivamente ai “segni dei tempi”, ma è stata protagonista del contenuto autentico del successivo movimento ecumenico.
Già all’inizio del 20° secolo il Patriarca di Costantinopoli Gioacchino III, in risposta alle congratulazioni che aveva ricevuto in occasione della sua intronizzazione nel 1902, inviò una lettera circolare esortando tutti i capi delle Chiese ortodosse a riflettere su possibili modalità di consolidamento dell’unità dell’Ortodossia e di miglioramento delle relazioni con la Chiesa cattolica e con le Chiese protestanti.
Un’iniziativa più ampia e più concreta in questo campo fu promossa dal Patriarcato di Costantinopoli nel 1920. Nella sua lettera indirizzata a tutte le Chiese di Cristo chiedeva a tutti i cristiani di combattere lo spirito di reciproca diffidenza e amarezza e di dimostrare il potere dell’amore nella ricerca della restaurazione della perduta unità.
Tuttavia anche prima, in ogni epoca, ci sono stati tentativi di ristabilire l’unità; tutti noi, dall’inizio del 20° secolo fino ad oggi, abbiamo compiuto sforzi straordinari per giungere a una conoscenza reciproca più profonda, mentre allo stesso tempo abbiamo scoperto le nostre comuni radici spirituali – bibliche, liturgiche, patristiche…Noi ortodossi, preghiamo ogni giorno per “l’unione di tutti” e nella Liturgia di San Basilio il Grande ancora più concretamente preghiamo il Signore “ di ridurre le divisioni tra le Chiese” e  “spegnere le ostilità tra le nazioni”.
Siamo grati alla Chiesa cattolica per l’apertura al dialogo e la disponibilità al sostegno ed alla collaborazione reciproci. Secondo noi, il Concilio Vaticano II ha dato un impulso in questo senso ai fedeli cattolici.
Ricordiamo con gratitudine il defunto Cardinale Franz König e il suo impegno per l’ecumenismo. Non possiamo non menzionare, per rispetto, la Fondazione Pro Oriente, di cui fu fondatore e spiritus movens, così come il Movimento dei Focolari della scomparsa Chiara Lubich, e molte altre istituzioni e movimenti nati nel seno della Chiesa cattolica che hanno “riscoperto” i cristiani ortodossi come fratelli e sorelle.
Tra questi, la Comunità di Sant’Egidio occupa un posto d’onore molto alto. Questa Comunità non ha scelto casualmente il proprio nome, ma piuttosto significativamente: proprio come il monaco Egidio venne dall’Oriente greco nell’Occidente latino essendo in questo modo espressione di unità per il suo tempo, così anche la comunità, che da lui prende il nome, sebbene operi in occidente è sempre rivolta ad oriente, secondo il suo legame spirituale con il suo Santo Patrono. Noi ortodossi per molti motivi abbiamo un debito verso questa comunità, in particolar modo per l’iniziativa e per l’organizzazione degli Incontri per la Pace, compreso questo incontro, che è veramente cosmopolita nel senso più profondo della parola.
La Chiesa Ortodossa Serba, ha sempre partecipato, in forme diverse, al movimento ecumenico. Dal 1965 è membro del Consiglio Mondiale delle Chiese. La nostra Chiesa considera la partecipazione al dialogo tra cristiani, in particolare con la nostra Chiesa Sorella, la Chiesa cattolica, una questione veramente importante, forse una delle più importanti nella sua missione contemporanea. Perciò, molto spesso, alcuni dei suoi rappresentanti partecipano a diversi incontri ecumenici e tra le Chiese nel nostro paese e all’estero. La nostra Chiesa ha ospitato e organizzato numerosi incontri, compreso quello della Commissione Mista per il Dialogo Teologico tra la Chiesa ortodossa e cattolica dal 18 al 25 settembre 2006.
Perché oggi tutta la Chiesa ortodossa, quindi anche la nostra Chiesa, partecipa al movimento ecumenico e al dialogo insieme alle altre Chiese cristiane? In breve, perché il dialogo è insito nella sua natura. La Chiesa è per sua natura una realtà ecumenica, relazionale e correlazionale. Se la Chiesa ortodossa non fosse stata in dialogo con altre Chiese e comunità cristiane, e anche con le religioni non cristiane, movimenti laici e religiosi così come con il mondo moderno e le sue sfide ideologiche e spirituali, si sarebbe automaticamente chiusa in se stessa, divenendo autoreferenziale, e, seguendo questa mentalità, trasformandosi infine in una setta. “Nessuna comunità ecclesiale storica può pretendere di essere La Chiesa se smette di cercare l’unità con le altre Chiese.” 1
Il Dio dei cristiani, la Santa Trinità, è fondamentalmente caratterizzato dall’aspetto relazionale, sia in se stesso, sia verso il mondo: il cristiano è ontologicamente dialogico. Dio è Amore, relazione tra me e te. La rivelazione di Dio, come fonte principale degli insegnamenti cristiani, ha un carattere dialogico: noi riconosciamo Dio che ha rivelato se stesso, e l’uomo che la riceve, vive e comunica attraverso la Rivelazione Divina. Per i cristiani, essere un uomo vero significa coesistere con gli altri. L’uomo non è una monade prigioniera di se stessa e autosufficiente, ma un essere per l’altro. E’ proprio questa dimensione dialogica e relazionale che rende l’uomo un essere distinto – un’immagine di Dio – e non solo le sua caratteristiche intellettuali o etiche. Il modo di vivere ortodosso richiede sempre il controllo di sé, l’abbandono ad una vita pura in se stessa. Essere cristiani significa lottare sempre per la liberazione dall’egoismo individuale e collettivo, e dal risentimento causato da un ego ferito. Nel Vangelo ogni cosa riguarda l’incontro e la gioia che proviene dall’incontro con l’altro.
La gnoseologia cristiana è anche dialogica. La conoscenza di Dio (ma anche del mondo e dell’uomo), implica sempre l’amore e l’essere in comunione di amore con l’Altro (Dio), che è con l’altro (l’uomo, l’essere, il mondo). Nella struttura della Chiesa ortodossa tutto è interdipendente. Niente e nessuno può esistere solo per se stesso. La liturgia ortodossa, che esprime l’identità della Chiesa, ha un carattere dialogico, e la sua forma letteraria è strutturata come un dialogo drammatico. Lo scopo del digiuno e dell’ascetismo nella Chiesa è anche la vittoria sull’egoismo, uscire da sé, e muoversi verso l’altro. “ Niente è più proprio della nostra natura che essere in comunione con l’altro”, dice San Basilio il Grande. La missione della Chiesa nel mondo è provocare la trasfigurazione esistenziale dell’umanità – divisa e lacerata dal peccato – rendendola una comunità di persone libere, unite a Dio e all’altro. La Chiesa cerca di rendere il mondo intero una “liturgia cosmica” (S. Massimo il Confessore).
La Chiesa non accetta mai uno scisma o una divisione, né cerca di divenire “indipendente” dagli altri. Quelli che accettano lo scisma o la divisione, commettono un peccato più grande di quelli che l’hanno provocato, perché negano la volontà di Dio che tutti siano una cosa sola alla fine della storia. L’identità cristiana presuppone il distacco da sé e da quello che ci appartiene, la liberazione da tutte le catene della natura e della storia, la creazione della fiducia e la costruzione dell’identità personale come conseguenza dell’altrui personalità. La libertà cristiana non è libertà dagli altri ma libertà per gli altri. Un dialogo cristiano dovrebbe essere un dialogo nella Verità e nell’Amore. L’imperativo del dialogo nasce dalla natura cattolica (universale, che abbraccia tutti) dell’organismo divino ed umano della Chiesa.
Gli Ortodossi partecipano al dialogo tra le Chiese ed al movimento ecumenico perché sono convinti che sia un imperativo per la coscienza cristiana.  Questa unità non può essere ristabilita che attraverso gli incontri tra coloro che condividono la fede nel Dio Trino. Il dialogo ecumenico non aspira all’unificazione della Chiesa ma ad una “diversità riconciliata” (un’unità nella diversità). Un tale dialogo preserva la Chiesa dalle tentazioni ugualmente pericolose di “aperto relativismo” e di “fanatismo ottuso”. Nella comprensione ortodossa l’obiettivo spirituale più importante per noi oggi è la reintegrazione del pensiero cristiano, riscoprendo la pienezza della tradizione apostolica, “la pienezza della fede e della visione cristiana, in sintonia con tutte le epoche”, come disse uno dei teologi più importanti del secolo scorso, Georges Florovsky.2 “Il dialogo della verità” si può svolgere soltanto con l’amore. E viceversa: “Il dialogo dell’amore” non porta da nessuna parte se relativizza la verità della rivelazione divina, cioè la verità della Chiesa come latrice di quella rivelazione.
Ci muoviamo verso un grande giubileo – i 1.700 anni dall’Editto di Milano. E’ una data significativa ed è un’occasione per tutti noi per riconsiderare la posizione delle Chiese e delle comunità religiose nell’Europa moderna, cioè, ancora una volta, porre la questione della libertà religiosa e dell’uguaglianza nel contesto storico contemporaneo e quindi attualizzare l’Editto di Milano “qui e ora”. Il dialogo ecumenico e interreligioso sarà un tema ineludibile in quest’occasione.
C’è un grande interesse per questo anniversario nella nostra Chiesa e tra il popolo Serbo. I preparativi per la sua celebrazione sono già iniziati. Naturalmente, in questa celebrazione un ruolo speciale appartiene alla città di Niš, che ospiterà l’evento principale. La nostra Chiesa ortodossa locale non vuole che questo anniversario sia un “incontro commemorativo” convenzionale, un “ricordo del passato”, e ancora meno un ritorno al passato. Farà tutto ciò che le è possibile per rendere i giorni di questo giubileo giorni di anticipazione del futuro Regno dei Cieli, qui ed oggi, giorni di incontro nella verità e nell’amore, giorni di penitenza, perdono e riconciliazione.
L’anniversario dei 1.700 anni dall’Editto di Milano sono un evento importante a livello europeo e globale. Questo appuntamento importante dovrebbe essere utilizzato a livello regionale da tutti i soggetti rilevanti per compiere un progresso sostanziale nel cammino della riconciliazione e del recupero della fiducia tra i popoli della regione, e a livello globale per raggiungere un miglioramento delle relazioni tra le Chiese cristiane, e un approfondimento del dialogo della verità e dell’amore, così come un ulteriore sviluppo del dialogo interreligioso e della collaborazione in tutto ciò che possiamo fare insieme per contribuire alla santità della vita, della pace, della libertà, dei valori spirituali ed etici, in una parola – il bene comune.
Al Padre Buono che è nei Cieli, che ama l’umanità, “all’unico Dio, nostro salvatore, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, gloria, maestà, forza e potenza prima di ogni tempo, ora e sempre. Amen!” (Giuda 1,25).

(1)Zizioulas John, Pravolsavlje, Belgrade 2003, pg 52.
(2)Florovsky Georges, Apostolic tradition and Ecumenism, the Church is life, Belgrade 2005, pg 73.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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