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Centrafrica: firmato a Sant'Egidio l'accordo per il cessate il fuoco e una road map per la pace


 
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10 Settembre 2012 16:30 | Catholic School Centre (Theatre Hall)

Africa



Christophe de Margerie


Presidente e direttore generale di TOTAL, Francia

Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio di avermi coinvolto in questo incontro e di avermi invitato a parlarvi dell’Africa. In effetti questo continente è molto importante nel suo complesso. Dei legami molto forti ci uniscono ad esso da oltre ottanta anni, noi vi siamo presenti in 50 paesi sono oltre 10.000 persone del nostro gruppo che vi lavorano.

Vi parlerò soprattutto dell’Africa sub-sahariana perché l’Africa del Nord, dove noi siamo pure molto presenti, è un tema a parte.

Dieci o quindici anni fa presentare l’Africa come una terra di opportunità avrebbe suscitato un profondo scetticismo. L’Africa sub-sahariana appariva a molti come una regione in via di marginalizzazione, sprovvista di quei fattori che altrove avevano permesso l’uscita dall’ombra, con una crescita troppo lenta, e numerosi focolai di instabilità e anche di guerra civile, come pure seri problemi di governante. Essa sembrava votata alla dispersione dei considerevoli vantaggi ricevuti dalla natura: la sua ricchezza in materie prime, in terre fertili, in acqua.

Nel corso del più recente periodo, l’Africa è molto cambiata, più in fretta probabilmente dell’opinione che si aveva su di essa. Senza negare l’immensità delle sfide alle quali essa deve far fronte e soprattutto la sfida della povertà, io vorrei citare le ragioni che mi fanno credere in essa e me la fanno amare.

Ciò che mi colpisce di più, nei paesi dell’Africa sub-sahariana quando li visito, è il cambiamento in profondità delle mentalità, la grande vitalità della società. Questo non deve sorprenderci: noi siamo davanti a una popolazione che è  la più giovane del mondo, 2/3 degli abitanti hanno meno di 25 anni, l’urbanizzazione è in piena crescita e comincia a formarsi una classe media. Senza rinnegare le loro radici, gli africani hanno gli occhi aperti sul mondo e la loro cultura è molto vivace. L’opinione pubblica si esprime nella sua diversità, spesso con vigore. Il livello di partecipazione ai processi elettorali è apprezzabile. La metà dei giovani adulti hanno ricevuto una formazione secondaria o superiore. La diffusione del telefono portabile, che arriva ad un africano su due, o quella di internet, stanno determinando una vera rivoluzione nei rapporti economici e sociali.

La generazione che sale ha una visione del mondo molto diversa da quella  precedente. Le strutture di pensiero nell’arco di oltre 50 anni si sono formate nel quadro della decolonizzazione e dello scontro ideologico tra Est e Ovest che passava attraverso l’Africa. La nuova generazione mi sembra più pragmatica, più cosciente del fatto che, per svilupparsi, gli africani devono soprattutto contare su loro stessi e trovare la propria strada. Essa crede all’iniziativa privata, è imprenditrice,  diffida dell’interventismo statale che troppo spesso genera rendite, inefficacia economica e blocco sociale.

Da oltre 12 anni, con l’eccezione subito superata del 2009, i paesi dell’Africa sub-sahariana hanno conosciuto una crescita del 5% annuo. Non si tratta più soltanto dell’evoluzione favorevole del corso delle materie prime sostenuta dalla domanda cinese. Questa crescita sostenuta deriva anche dal miglioramento della governance pubblica in molti paesi, dallo sviluppo di nuove attività produttive e di servizi, dai flussi finanziari che entrano in Africa, soprattutto gli investimenti diretti stranieri e le rimesse degli emigranti.

La ricchezza del continente in materie prime non deve essere considerata come una fatalità generatrice di corruzione e di cattivo governo ma come un’occasione importante che occorre valorizzare ancora di più. Voglio fare un esempio, quello dell’energia. Una vasta redistribuzione delle carte sta avvenendo in Africa nel campo degli idrocarburi. L’essenziale delle risorse conosciute fino ad ora era concentrato nell’Africa del Nord e nel golfo di Guinea. La Nigeria, l’Angola e il Congo sono divenuti in 30 anni dei giganti petroliferi. I progressi nelle tecniche di sfruttamento hanno rivelato un potenziale considerevole in nuove zone, in particolare nell’Est del continente, e soprattutto nella regione dei grandi laghi. Per quel che riguarda l’energia idroelettrica, l’Africa possiede il 12% del potenziale mondiale, ma è poco sfruttato. Anche le culture di biomassa a scopo energetico sembrano offrire prospettive interessanti per l’Africa.

Come fare in modo che questa ricchezza in materie prime sia un motore per uno sviluppo durevole che porti benefici a tutta la popolazione? L’esperienza ci insegna che questo non è certo automatico. Essendo la prima Major per volume di produzione in Africa, TOTAL si sente direttamente coinvolta da questa domanda. Senza pretendere di offrire ricette miracolose, la nostra azione si articola attorno alle seguenti idee:

-    vigilare affinché i nostri progetti abbiano una ricaduta diretta e significativa per l’economia locale. Noi offriamo dei posti interessanti, una formazione di qualità e delle prospettive di carriera ai nostri collaboratori africani. Offriamo anche delle opportunità alle imprese locali, facendo largamente ricorso ad esse per la realizzazione dei nostri progetti.
-    Favorire la diversificazione del tessuto economico nelle zone in cui noi operiamo e incoraggiare in particolare la creazione di piccole e medie imprese.
-    Condurre delle azioni in favore dell’educazione e della salute, appoggiandosi sugli attori pubblici e privati locali o altre istituzioni come la banca mondiale.
-    Contribuire alla trasparenza delle relazioni finanziarie tra le compagnie petrolifere e gli stati produttori, sulla base del nostro impegno nel quadro dell’ EITI (Extractive Industries Transparency Initiative)

Noi lavoriamo molto attualmente sul tema dell’accesso all’energia per aiutare a correggere il seguente paradosso: un continente ricco di risorse energetiche, una maggioranza della popolazione priva di un accesso decente alle forme moderne di energia. Il programma TOTAL Access to Solar è in fase sperimentale e copre già 5 paesi d’Africa (Camerun, Kenya, Uganda, Burkina, Congo). Il nostro obiettivo è quello di distribuire 1 milione di lampadine e sistemi fotovoltaici di qualità entro il 2015 a condizioni competitive in rapporto con le soluzioni tradizionali come la lampada a cherosene, offrendo un servizio completo ad un pubblico che dispone di risorse modeste. L’illuminazione vuol dire tre ore di vita attiva in più ogni giorno.

Il dinamismo delle società africane, l’ascesa di nuove élites meglio formate, il reale miglioramento della governance pubblica in molti paesi, tutti questi fattori sono ricchi di promesse. La stessa cosa si registra nei progressi in materia di integrazione regionale. Anche l’Unione Africana giuoca un ruolo crescente nella soluzione di conflitti. Tutti questi progressi debbono potere permettere agli africani di affrontare meglio le sfide che li attendono:

-    il continente è in grandissimo ritardo in materia di infrastrutture. Io penso in particolare alle comunicazioni e all’energia. Lo sforzo d’investimenti pubblici è debole perché il denaro manca e la cooperazione regionale è insufficiente. Per l’energia la Banca Mondiale stima in 400miliardi di dollari lo  sforzo necessario.
-    Il ritmo di crescita demografica in Africa sub-sahariana porterà al raddoppio della popolazione in 25-30 anni, il che creerà forti pressioni sui bilanci in materia di educazione e di salute.
-    200 milioni di africani oggi hanno tra 15 e 24 anni e una parte crescente di essi ha fatto i suoi studi. Essi hanno una grande aspirazione ad una vita migliore e occorre donare loro un vero lavoro.

La migliore opportunità ma anche la più grande sfida per l’Africa è la sua gioventù. Rispondere alle sue attese è uno dei compiti più importanti per l’avvenire politico del continente e del mondo. Gli europei hanno una responsabilità del tutto particolare di fronte all’Africa perché sono i nostri vicini più prossimi e le nostre storie sono strettamente legate.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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