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11 Settembre 2012 09:30 | Mayor Seminar of Sarajevo (Hall Paul VI)

Sarajevo 20 anni dopo: da scontro ad incontro?



Valentin Inzko


Alto Rappresentante per la Bosnia e Erzegovina

Signore e Signori,
Vorrei innanzi tutto esprimere il mio ringraziamento al professor Quattrucci e alla Comunità di Sant'Egidio per l'organizzazione di questa conferenza. Mi congratulo per la scelta di Sarajevo per questa conferenza, perché questa città, attraverso la sua lunga storia di religioni e culture in dialogo, è stata, nel corso dei secoli, un esempio.
Siamo onorati per la presenza di tanti illustri rappresentanti delle religioni e delle culture del mondo. Per la loro importanza specifica per la Bosnia-Erzegovina, vorrei citare in particolare Reis Ceric, il patriarca Irinej e il cardinale Puljic.
Riunire coloro che sono attivamente impegnati nell’incontro spirituale e religioso è un elemento indispensabile nella costruzione della pace  e credo che la discussione di oggi sia  in grado di offrire una prospettiva unica e utile sulle sfide che attendono ancora la Bosnia ed Erzegovina.

Le possibilità di un dialogo costruttivo e sostenuto da molti
Come molti di voi sapranno, questo paese ha fatto notevoli progressi nella sua ripresa post-bellica, da quando i principali partiti politici hanno cominciato a riconoscere ed esplorare le possibilità di un dialogo costruttivo e sostenuto da molti.
Per quasi un decennio, la Bosnia e l’Erzegovina ha iniziato ad  adempiere alla promessa fatta di divenire un unico stato. Tra i suoi cittadini è emerso un cauto ottimismo che esprime la possibilità che il paese si lasci la violenza e la povertà alle spalle e vada avanti con fiducia.
Negli ultimi quattro o cinque anni, tuttavia, tale  fiducia - in misura sempre più ampia e dannosa – è stata sostituita da incertezza, e l'ottimismo ha lasciato il posto all'apatia a causa della retorica politica e di azioni politiche che accentuano le differenze invece che  sottolineare l'identità e le esigenze comuni.
Di conseguenza, il dopoguerra non sta dando integralmente i risultati che i cittadini della Bosnia-Erzegovina hanno il diritto di aspettarsi.

Far funzionare il sistema di Dayton
Ma anche se  il sistema non è l'ideale non vuol dire che non può funzionare.
Il fatto è che può funzionare - e per un certo numero di anni ha funzionato bene.
Ma deve essere fatto funzionare. E 'una questione di volontà politica, di dialogo e di compromesso, di tolleranza e di perdono, di coraggio nella creazione di un futuro comune. A questo proposito, i leader religiosi in Bosnia-Erzegovina hanno una responsabilità enorme, ed in particolare una responsabilità che ha implicazioni che vanno al di là  della sfera "spirituale".
Niente è impossibile
Come sappiamo, le comunità religiose della Bosnia-Erzegovina hanno una lunga storia di convivenza pacifica e di reciproco arricchimento, cosa che si può ancora vedere nelle tradizioni di buon vicinato tra i seguaci delle diverse religioni.
Ma credo che le confessioni religiose debbano andare ben oltre questo se vogliono dare un contributo decisivo per far superare alla Bosnia-Erzegovina stessa le  sua attuali difficoltà.
Se crediamo veramente nella santità di ogni vita individuale, allora siamo costretti a rispettare i diritti, le libertà e privilegi di ogni cittadino, a qualunque gruppo possa appartenere.
Questa verità fondamentale, condivisa da tutte le grandi religioni in Bosnia-Erzegovina, è più potente e risonante di qualsiasi argomentazione politica.
Rendere questa verità una pratica creativa e coraggiosa cambierà radicalmente la realtà sociale e politica in questo paese e contribuirà a creare un ambiente in cui la pace possa mettere radici.
Lasciate che vi faccia un esempio.

Ricostruire i luoghi di culto che sono stati danneggiati durante il conflitto è un’ attività  legittima della ripresa post-bellica, e abbiamo visto una serie di casi in cui i membri di una religione hanno aiutato i membri di una religione diversa a ricostruire una moschea o una chiesa.
Io credo che questi esempi siano testimonianze particolarmente potenti dei precetti di riconciliazione e di amore che sono al centro di queste religioni.
Per concludere, se le comunità religiose in Bosnia-Erzegovina promuovono l’ "incontro" tra i cittadini di tutte le religioni e di tutte le provenienze  con una visione per il futuro e con la fiducia, poi i leader politici non saranno in grado di resistere al flusso di energia positiva che seguirà.
Mi auguro che questa conferenza sia in grado di offrire proposte concrete per facilitare un autentico incontro in Bosnia-Erzegovina e per suscitare alternative creative nel rispondere alla tragedia del recente passato. Se può fare ciò, darà un prezioso servizio a tutte le persone di questo paese.

Grazie.


 

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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