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7 Settembre 2015 | TIRANA, ALBANIA

Gentiloni con Sant'Egidio a Tirana: no a soluzioni militari, per i rifugiati sponsorship e corridoi umanitari

Ruolo delle religioni, minoranze cristiane e ruolo dell'Europa al centro del dibattito con il ministro degli esteri italiano

 
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TIRANA - Sala affollata alla tavola rotonda che ha come tema “il ruolo delle religioni e della politica” nel costruire la pace, all’incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio, dove sono intervenuti il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, Ignatius Aphrem II, patriarca siro-ortodosso di Antiochia, il cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico “Marshall T. Meyer” in Argentina, moderati dal giornalista del Corriere della Sera Antonio Ferrari.

Gentiloni ha affrontato con forza gli argomenti di attualità del panorama internazionale esprimendo giudizi e indicando vie da seguire.

Integrazione. “Senza l’apporto dell’immigrazione la nostra economia oggi avrebbe seri problemi. Occorre gestire i flussi migratori”.

Unione Europea: “Abbiamo temuto le settimane scorse che la preziosa e indispensabile costruzione dell’Europa, che ha alle spalle oltre 50 anni di lavoro e ha fatto crescere il nostro continente e garantito la pace, potesse venire messa in discussione dalla reazione di alcuni Stati all’arrivo di poche migliaia di rifugiati. Per fortuna siamo riusciti a reagire e a invertire la rotta della discussione”.

Intervento militare e approccio culturale. “Si è pensato in passato che con la forza militare si potessero risolvere tutti i problemi esistenti nelle aree di crisi. Ancora oggi c’è chi crede che l’unica soluzione sia quella di un intervento diretto, ma io credo che da solo non serva a niente. Di fronte a fenomeni come quello dell’Isis, che solo per il 2015 potrà vantare un bilancio di 1 miliardo di dollari e il controllo di importanti asset economici, occorre rispondere anche con un approccio culturale, altrimenti sarà molto difficile se non impossibile il ritorno delle minoranze nelle città e nei villaggi da cui sono stati allontanati, a partire dalle comunità cristiane”.

Siria. “Per la prima volta vedo aprirsi qualche spiraglio per una via di uscita nella difficilissima situazione siriana. Quando ci si divideva tra pro e anti-Assad abbiamo subito chiarito che per l’Italia la soluzione non poteva che essere quella di un’iniziativa politica. L’iniziativa di Sant’Egidio per una tregua umanitaria ad Aleppo, il lavoro di Staffan de Mistura, sono andati in questa direzione. L’accordo tra Iran e Usa sul nucleare sta inaugurando un nuovo clima che sta portando ad alcuni primi, seppur difficili, passi avanti”.

Le religioni. “Il loro ruolo è fondamentale nella soluzione dei conflitti: rende realistico il titolo del vostro convegno “La pace è sempre possibile”. L’Europa deve mobilitarsi per difendere le minoranze cristiane nei Paesi dove sono a rischio: la loro presenza in tanti Paesi del Medio Oriente è stata sempre un prezioso fattore di moderazione e di pluralismo”.

Rifugiati. “Oltre all’europeizzazione del diritto d’asilo, che abbiamo già evocato nei giorni scorsi, occorre realizzare un pacchetto di iniziative che prevedano anche corridoi umanitari e ingressi regolari, con il sistema della sponsorship”, così come aveva chiesto il giorno prima la Comunità di Sant’Egidio sostenuta dai leader delle grandi religioni presenti all’incontro di Tirana.

 


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