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28 Maggio 2014 | LIVORNO, ITALIA

Una città per la pace: il caso di Livorno

DOSSIER

 
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L'anima di una citta è fatta di tante cose. Non sempre si riesce a vederla, sommersa com'è da urbanizzazioni stratificate e sempre più disordinate; forse nemmeno si cerca, per la fretta. Ma ogni città, in virtù del vissuto, della collocazione geografica, della storia, porta con sé un messaggio. Quello di Livorno è di essere città plurale. E' l'unica ad esempio ad avere avuto una presenza radicata di ebrei ma senza un ghetto. Toscanissima - è di fondazione medicea - e mediterranea al tempo stesso, Livorno è porto e ponte, con uno sguardo alla Francia e uno all'Africa. Conosce le migrazioni, con secoli di anticipo rispetto ad altre parti del Paese.
Città “plebea”, pagana e mariana. Il 14 agosto del 1846, è sconquassata dal terremoto, con le acque del mare che si sollevano minacciando di sommergere l'abitato. Terminato il sisma si scopre che nessuno degli abitanti e’ morto. Si guarda allora in alto, verso Montenero e in tanti attribuiscono la salvezza a Maria, patrona da sempre di gente che sventure ne vede tante.
Città operaia, irriverente, coraggiosa.
Città in camicia rossa, da Garibaldi a tempi più recenti, e sempre sognando un riscatto sociale.
E ancora, città del rabbino Toaff, maestro del dialogo; culla di un ecumenismo che nasce dal basso, in quelle strade su cui tutti alla fine vivono, perché le case sono piccole e tuttavia così prossime, da obbligare alla relazione con gli “altri”.
Durante il secondo conflitto mondiale, Livorno viene ferita. Il 28 maggio 1943 se lo ricordano in molti, ancora oggi. Fu il primo dei più di cento bombardamenti che, in meno di due anni, si lasciano dietro incredibili distruzioni, 800 vittime civili, 570 militari, e chissà quanti altri. Molti infatti, rimangono sotto le macerie, senza nome. Accade così agli Scali d'Azeglio: in due cantine dei “fossi”, sui canali che attraversano il centro cittadino, un centinaio di persone cerca scampo dalle bombe, ma una di esse cade sulla strada sovrastante e uccide tutti, solo alcuni bambini riescono superstiti. Ed è qui che da dieci anni, davanti alla targa che li ricorda tutti insieme, al suono delle sirene del porto, centinaia di persone si raccolgono, al termine di una “Giornata” speciale che, in dieci anni, ha trasformato un dolore collettivo in un originale percorso collettivo, per la Pace.

La memoria e la speranza

La 'Giornata cittadina per la Pace' si tiene il 28 maggio di ogni anno, nell’anniversario dei bombardamenti. 
La Comunità di Sant’Egidio ha voluto ricostruire la memoria di quella giornata tessendo per dieci anni le tante trame di un tessuto lacerato dalla distruzione e dal tempo. Un lavoro lungo e paziente, nato nell'estate del 1998, dai racconti di alcuni anziani di periferia, emersi nelle lunghe chiacchierate scambiate con i giovani della Comunità, nelle piccole e umide case in cui la vecchiaia e la povertà li avevano lasciati soli.
I racconti sono diventati Memoria, grazie alla petizione popolare che, cinque anni dopo, è riuscita ad istituire la giornata del 28 maggio, come Giornata cittadina per la Pace.
Una grande impresa: perché oggi la 'Giornata' raccoglie davvero la città intorno ai temi della pace, della solidarietà, delle difficoltà e delle opportunità date dalla convivenza. Da dieci anni, la Giornata apre gli sguardi al futuro, partendo dai problemi, piccoli e grandi, di tutti i giorni. ‘Livorno per la pace’ vuol dire oggi solidarietà attiva per le vittime della Moby Prince e nella lotta all’amianto, vuol dire solidarietà ristabilita per i bambini rom, sin da quando i furori dell'intolleranza, videro la morte di quattro di loro per un incendio nella località di pian di Rota; significa bambini di ogni colore che il problema delle differenze non se lo pongono, grazie a maestri straordinari, se non per scoprire – com’è accaduto e come accade – quanto è bello e come è possibile crescere insieme.
La Giornata è un porto, da cui in un certo senso si parte anche per l’Africa e nel quale si riceve la visita del mondo, come è accaduto con Marguerite Baranktise per il Burundi o con Tamara Chikunova contro la pena di morte. Nodi concreti che diventano prospettiva, staffetta di momenti che danno il senso di come integrazione, solidarietà e rispetto dell’altro possano essere una chiara riposta alla domanda di pace e di futuro, alle tensioni, alla crisi economica.
Ma c’è un punto di fondo da non dimenticare, soprattutto dopo gli anni della “guerra preventiva”: “Il 28 maggio – spiegano gli amici livornesi della Comunità di Sant'Egidio – è un evento tragico, rimasto saldo nella memoria di tanti anziani e che ha fondato in almeno due generazioni di livornesi il rifiuto della guerra”. E' grazie alla Comunità però, che questa memoria è tornata viva; da essa sono nati in questi anni, percorsi di educazione alla pace e di sensibilizzazione ai grandi problemi del mondo, progetti di sviluppo e iniziative di solidarietà vicine e lontane, in Toscana e nel Sud del mondo e percorsi originali, di incontro e confronto tra le generazioni, di amicizia e integrazione tra vecchi e nuovi cittadini.
Sono percorsi che consentono di passare di anno in anno il testimone della memoria, di cucire il tessuto umano della città, di ritrovarne l'anima proiettando il passato nel futuro. Fatto importante, considerando che a settant'anni dalla guerra mondiale, i testimoni diretti vanno scomparendo.
Il passaggio di testimone è stato infatti il tema della Giornata di quest'anno, espresso in un momento particolare, quando gli anziani hanno “sussurrato” un segreto ai bambini, sedendosi accanto a loro nella piazza Cavour.

Leggi il testo 'Cari bambini, mai più la guerra...' >

Andrea Riccardi a LivornoIl messaggio è stato ascoltato e accolto dei piccoli, ma anche dai loro genitori e ancora dagli immigrati, espressivi degli oltre 20 mila stranieri che vivono in città. Tra di loro anche un “fiorentino” Mor Sogou, neocittadino italiano, uno dei senegalesi sopravvissuti all'attentato di Firenze in cui furono uccisi Modou Samb e Diop Mor.
Questa folla plurale che si raccoglie il 28 maggio è per certi versi l'immagine più significativa di Livorno come porto e come ponte. “La gente del porto – ha osservato Andrea Riccardi partecipando nel 2012 alla Giornata - ha sempre vissuto in una dimensione di globalizzazione. E questo fa vedere che la vera risposta ai nostri tempi, al disorientamento causato dalla globalizzazione, sia fare delle città un porto: luogo di apertura e di scambio con gli altri. La logica del porto è infatti alternativa alla logica del muro. E la logica del muro, in un mondo in cui tutto e tutti si muovono, è anacronistica”.

'W la pace'

La Giornata cittadina per la Pace, porta con sé anche la festa 'W la Pace'. Quest'anno la festa si è tenuta in piazza XX settembre, nel cuore del quartiere Ovosodo, oggi caratterizzato da una forte presenza di famiglie di immigrati, di almeno 10 paesi diversi. E' un segno significativo di una pacificazione difficile certo, ma possibile.
Alla festa partecipano le scuole elementari e medie della città con i loro familiari e i propri insegnanti, e tutti coloro che prendono parte a diverso titolo agli incontri ed alle iniziative di sensibilizzazione dei mesi precedenti.

Memoria e cultura della Pace nelle scuole

Negli anni, la Giornata  per la Pace è diventata una occasione opportuna per promuovere una cultura di pace: più di mille ragazzi, grazie a numerosi incontri di sensibilizzazione, sono raggiunti dai grandi temi della pace e della solidarietà. Nelle scuole 'Benci' e 'Micheli' lo scorso anno si sono scritti racconti e realizzate immagini. Eccone alcuni.

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La testimonianza viva degli anziani

Tante primavere per fermare gli inverni dei conflitti. In 10 anni gli anziani di Livorno hanno dato un contributo prezioso alla Giornata cittadina per la Pace, raccontando la loro guerra ai più giovani. Con la forza convincente della propria esperienza, entrando nelle scuole e presenti negli ambiti del vissuto quotidiano, hanno sussurrato alle orecchie dei loro piccoli ascoltatori, il “segreto della pace” come unica scelta di civiltà e garanzia di futuro.
La testimonianza degli anziani, ha incontrato in questi anni, soprattutto nelle periferie, anche altri nuovi cittadini, aprendo la memoria civica all'accoglienza del dolore del mondo. Un esempio l'incontro di ogni anno nel quartiere di Corea.
Qui, lo scorso anno, le commoventi testimonianze di Mirella Casini, che perse la madre e la sorella nel bom
bardamento del 28 maggio, insieme a Zafer Patwary del Bangladesh, 33 anni, e alla giovanissima  marocchina Siham, che frequentano l’uno la scuola d’Italiano e l’altra la Scuola della pace di Sant’Egidio. Siham ha parlato del suo percorso di radicamento e integrazione, proprio attraverso la memoria del 28 maggio e la Giornata per la Pace
Un lavoro entusiatsa ma faticoso quello degli anziani, sostenuto da tanti che negli anni si sono uniti al simpatico e variegato popolo del 28 maggio. Tra gli altri, Luca Lischi, della Provincia di Livorno, che ha raccontato l'impegno delle Istituzioni in questi anni per promuovere la Giornata, ed il suo personale contributo come cittadino, essendo stato fra i primi firmatari della petizione che ne chiese l'istituzione nel 2004.

La pace nella città

Il lavoro della Comunità di Sant’Egidio per la diffusione della cultura della pace è stato pubblicamente riconosciuto dalla Provincia di Livorno con il premio conferito, in occasione del decennale della Giornata del 28 maggio,  per “il quotidiano e continuo impegno nel promuovere, insegnare e praticare il valore della Pace sul nostro territorio”.


Un libro per ricordare:'Era di Maggio'


LEGGI > 'Era di Maggio'

“Era di Maggio” è una recente pubblicazione del Comune di Livorno, sui bombardamenti della città e sulla storia dei 10 anni della Giornata cittadina per la Pace. Il libro contiene, oltre a testi dell’Amministrazione Comunale, della Comunità di Sant’Egidio e dell’ Istoreco, testimonianze e immagini, estratte dal patrimonio iconografico della Biblioteca Labronica e da archivi di privati cittadini, aperti per l'occasione alla visione e alla pubblicazione.



La Preghiera per la pace nella Chiesa di San Giovanni

Durante l'anno, la Comunità raccoglie tra gli anziani, le memorie del 28 maggio. Le storie raccolte vengono poi deposte ogni anno, nel mese di giugno, durante la preghiera per la Pace nella Chiesa di San Giovanni Battista, dove la comunità si riunisce per la preghiera serale.
La chiesa ospita il memoriale delle vittime della guerra a Livorno. A destra e a sinistra dell'altare del Crocifisso, sono state collocate quattro croci, a ricordo delle vittime delle guerre ancora oggi combattute nei quattro continenti, perché nessun conflitto sia dimenticato


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