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2 Gennaio 2014

Una pace che sa ascoltare il grido dei poveri, che non dimentica gli ultimi

Paolo Ramonda, Comunità Giovanni XXIII alla marcia per la pace 2014

 
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Grazie di cuore a voi tutti carissimi amici della Comunità di Sant'Egidio, grazie per quello che siete e per quello che vivete. Grazie.
C’è un bellissimo passo nel profeta Isaia che dice: Ogni calzatura di soldato che marciava facendo fracasso….saranno bruciate, date in pasto al fuoco. Cioè la distruzione dell’equipaggiamento militare preannuncia un’epoca di pace. Ma quale? Dice ancora Isaia: Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri. Strumenti di lavoro. Le loro lance diventeranno falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Anche se noi vediamo in questi giorni in Russia, a Volgograd, in Iran, con gli attentati.
Allora vogliamo partire da una pace che parte dal cuore e si nutre di lavoro interiore, una pace della coscienza che tanti uomini e donne di buona volontà hanno sentito come partenza per la loro rivoluzione. Pensiamo a Gandhi, Martin Luther King,………., madre Teresa di Calcutta, monsignor Romero, uomini di preghiera e di intenso dialogo con Dio.
E poi la pace che si esprime nelle relazioni tra di noi, quella fraternità artigianale di cui parla papa Francesco, che fa obiezione di coscienza alle chiacchiere, al distruggere gli altri nelle comunità stesse. Invece quella che viviamo oggi è un’appartenenza cordiale, nel rispetto reciproco, di stima tra le comunità, le associazioni, le parrocchie, dove ci prendiamo cura gli uni degli altri, dove nasce un amore fraterno effettivo.
E poi questa pace che si dilata ai poveri, tanti poveri che aspettano. Una famiglia è tale quando si prende cura, dice papa Francesco, dei bambini e degli anziani che voi, Comunità di Sant'Egidio, curate con tanto amore, con tanta attenzione. E un popolo è tale se non lascia indietro i più deboli e i più poveri, se tiene il passo del cieco, dello storpio, dello zoppo, secondo i termini biblici, altrimenti è un’accozzaglia di gente.
Una pace che sa ascoltare il grido dei poveri, che non dimentica gli ultimi, con una opzione preferenziale per gli ultimi, perché nel cuore di Dio, sempre papa Francesco dice che c’è un posto preferenziale per i poveri.
E allora una camminata verso l’angelus di papa Francesco per una Chiesa povera con i poveri. Che bello!
Sentire il grido dei bimbi che non possono nascere perché massacrati nel seno materno, ascoltare il grido di tanti piccoli che vogliono un padre e una madre. Molti di loro bimbi con handicap, con gravi handicap. Far ritornare il ricordo dei vecchi nel cuore dei figli, dare il pane a chi muore di fame, le medicine a chi muore per malattie. E allora per questo chiediamo anche alla politica che diventi al servizio della pace.
L’iniquità e l’ingiustizia è alla base di ogni guerra, non c’è pace senza giustizia. La non violenza è la grande pedagogia che anche i giovani ascoltano e vogliono essere rivoluzionari pagando di persona con la non violenza. Come diceva sempre don Oreste, il nostro fondatore: Dai, non lasciamo più soffrire nessuno da solo.
E invochiamo oggi, in questo primo giorno dell’anno, Maria, regina della pace, che ci renda capaci di dire il nostro si, perché oggi è il tempo della responsabilità, il tempo di una comunità nuova, una comunità solidale.
Grazie carissimi amici della Comunità di Sant'Egidio e tutte le altre comunità. Buon lavoro e buon anno. Grazie di cuore.

Paolo Ramonda
Comunità papa Giovanni XXIII


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