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8 Settembre 2014 16:30 | Auditorium KBC

La chiamata di San Paolo sin dalla chiesa delle origini



Ignatius Aphrem II


Patriarca siro ortodosso di Antiochia e di Tutto l'Oriente

Nella sua epistola agli Efesini, San Paolo scrive: “cercate di mantenere l’unità dello Spirito nel vincolo della pace” (Ef.4:3). Questo invito era rivolto agli Efesini quando S.Paolo era in prigione a Roma e li istruiva su come vivere la loro fede. Egli sottolineava che dovevano mantenere l’unità dello Spirito e il vincolo della pace.

Unità nella chiesa delle origini

Fin dall’inizio della cristianità, erano note le divisioni tra i fedeli. C’erano molti strani insegnamenti che si facevano largo nella comunità cristiana. Questi insegnamenti portarono a divisioni, perché ciascuno restava fortemente legato alle sue credenze e difendeva insistentemente quella che credeva essere l’unica verità. I credenti erano ancora giovani nella fede e avevano da poco risposto alla chiamata dello Spirito Santo che li induceva ad accettare Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Essi erano fragili e influenzabili da tutte le correnti che stavano emergendo. L’unità della chiesa era una necessità per mantenere la pace nella chiesa. Unità e pace nella chiesa vanno di pari passo. La nostra chiesa ha bisogno di unità per avere pace e l’unità dei suoi membri produce la pace tra di essi.

Tuttavia “ogni regno diviso in se stesso crollerà” (Mt 12:25) come disse il Signore. Perciò era necessario istruire i fedeli sull’ importanza di mantenere l’unità nello Spirito Santo.

Mantenere la chiesa unita a quei tempi non era un compito facile. Anzi, S.Paolo doveva costantemente ricordare ai fedeli l’ importanza dell’unità. Egli paragonava la chiesa al corpo di Cristo, del quale Cristo stesso era il capo (1 Cor 12:27). Egli parlava anche di un unico Spirito (Fil 1:27). Questa unità  è quello che tiene insieme tutti i fedeli e li unisce in un  legame forte ed eterno. Essi sono uniti in questa fratellanza perché lo Spirito è uno (Fil 1:27)

Nelle nostre preghiere nella festa della Trasfigurazione leggiamo quello che scrisse sull’unità della chiesa un padre della chiesa del quinto secolo, San Giacomo di Sarug: 

segue testo originale…..

che può essere tradotto in 

Il Padre  insegnò [a Pietro] attraverso l’unica tenda di Luce che aveva creato
Che la Chiesa è una e uno è il Figlio che in essa è adorato
Non molte tende ma un’unica tenda per l’Unico
E non molte Chiese, ma una Chiesa per il figlio di Dio

Davvero, queste sagge parole, che estraggono il simbolo dell’unità dagli eventi descritti nel racconto della Trasfigurazione del Signore, affermano che la chiesa ha sempre cercato l’ unità. Esse sono anche un’ indicazione del fatto che la divisione è sempre esistita sin dalle origini della chiesa. Al tempo stesso, ci introducono alle preoccupazioni dei padri della chiesa per l’unità e a come essi la ritenessero di importanza vitale ed essenziale nella vita della chiesa. Molto spesso, le divisioni nella chiesa di Cristo portavano alla perdita della pace. La frattura della chiesa che seguì al Concilio di Calcedonia nel 451 distrusse la pace della chiesa e provocò molte violenze tra i credenti.

L’unità cristiana in tempi recenti

L’unità è un concetto semplice; tuttavia, sembra la cosa più difficile da raggiungere. Quali sono i presupposti per l’unità?

A metà del XX secolo, molti movimenti ecumenici iniziarono la formazione di corpi che miravano a riconciliare le diverse chiese e a costruire ponti tra famiglie di chiese. L’apertura reciproca era un primo passo che mostrava che l’unità era possibile. Questi movimenti ecumenici aprirono la strada a coloro che desideravano incontrasi ed esaminare con un nuovo sguardo le differenze che esistono, determinando se esse siano essenziali e importanti oppure no. Soprattutto, fu un’occasione anche per valutare i molti punti in comune che legano le diverse chiese tra loro.

Nel Medio Oriente, avendo cinque patriarcati di Antiochia e molti altri patriarcati, siamo praticamente costretti a collaborare e a lavorare insieme in molti campi, soprattutto nella cura pastorale della nostra gente. Questa collaborazione, fondata su un autentico desiderio di servire un unico Vangelo, è stata feconda, ci ha ravvicinato e ci ha consentito di condividere i problemi e  le gioie che incontravamo. Tuttavia, la nostra cooperazione non è all’altezza delle attese dei Cristiani in Medio Oriente. Per essi, l’unità cristiana deve manifestarsi in passi concreti, come l’unificare le date di Pasqua e ricevere la santa comunione gli uni dagli altri.

Il bisogno di unità cristiana oggi

Oggi, una posizione cristiana unitarie è quanto mai necessaria. Il male si diffonde nel mondo e soprattutto nel Medio Oriente, dove le nostre chiese orientali stanno soffrendo una persecuzione che non ha pari. In fatti, le nostre divisioni ci rendono deboli e vulnerabili. Quando lavoriamo insieme, mostriamo che l’unità è forza e potere.

Il fondamento della nostra fede è il Signore Gesù Cristo (I Cor 3:11). Questo costituisce la chiesa, che è santa e immacolata (Ef. 5:27). La diversità nella chiesa non è né segno di divisione né debolezza. La diversità è un carattere positivo della chiesa: porta alla luce il contributo individuale di ogni comunità, influenzata e che al tempo stesso influisce sulla storia e la cultura della nazione o del popolo in cui vive. Anzi, la diversità è un arricchimento per la chiesa e riflette il suo carattere universale. Inoltre, la chiesa delle origini ci offre un modello di chiese locali unite nell’unica fede nonostante la loro molteplicità.

Non possiamo permetterci di restare divisi più a lungo. Il Signore soffre nel vedere le nostre divisioni mentre il male gioisce. Viviamo in un tempo in cui la comunicazione è essenziale e i mezzi di comunicazione diffusi. Con un po’ di umiltà e di amore possiamo lavorare insieme per colmare le nostre differenze e innalzare i nostri cuori in un Unico Spirito al Signore Dio.

Le attuali vicende nel Medio Oriente e la persecuzione dei Cristiani altrove ci impongono di lavorare assieme per offrire una testimonianza credibile della nostra fede, e al tempo stesso per essere capaci di contribuire ad una vera e duratura pace nella nostra società.

Il ruolo della pace nell’unità cristiana

Cari amici

Questo sforzo è possibile solo quando la pace è il vincolo che ci lega assieme (Ef. 4:3). Infatti, ricordiamo le parole di S. Paolo che ci insegna: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore” (Eb 12:14). E’ chiaro quindi che la pace con tutti gli uomini è volere di Dio. Essa  è ciò che compiace Dio più di tutto e che ci porta ad una vita migliore.

Tuttavia talvolta è molto difficile mantenere la pace a causa dell’ingiustizia che gli uomini provocano; ma tra le chiese non sia così. Anzi, le Chiese dovrebbero essere un modello di come raggiungere la pace con la comprensione, la pazienza, l’amore e l’umiltà.

La Chiesa ha perso “il vincolo della pace” quando si è verificato lo scisma e abbiamo iniziato ad accusarci gli uni gli altri di eresia. Fu un tempo difficile per la chiesa, un tempo in cui l’unica casa fu divisa in se stessa (Lc. 11:17).

Diventiamo messaggeri di pace (Mt. 5:9) e mostriamo il potere che c’è nel cristianesimo. Così porteremo davvero i frutti dello Spirito Santo (Gal. 5:22).

In conclusione, pace e unità sono inseparabili. E’ il dono che Dio ci fa perché lo portiamo agli altri. Esso è compiuto quando siamo uniti nello Spirito, “Che la vostra luce risplenda davanti ai popoli così che vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro nei cieli” (Mt 5:16) “ cercando di mantenere l’unità dello Spirito nel vincolo della pace” (Ef. 4:3).

Grazie per la vostra attenzione. Che Dio vi benedica tutti

 

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