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8 Settembre 2014 16:30 | Sala AMUZ

Intervento


Ignatius Ayau Kaigama


Arcivescovo cattolico, Nigeria

 INTRODUZIONE

La Nigeria, il gigante dell' Africa, con una superficie di 923.768 chilometri quadrati e una popolazione di 170 milioni, è la più grande nazione nera della terra.

Il più grande problema del paese è oggi la sicurezza. Gli ultimi anni sono stati veramente difficili. Dalla sua costituzione nel 1914 ad opera di Lord Lugard, governatore generale dell' Amministrazione coloniale britannica, la Nigeria ha vissuto numerose crisi violente. La prima fu la guerra civile del 1967-70, seguita da vari colpi di stato sanguinosi. Altre crisi sono state messe in moto dal gruppo religioso puritano Maitatsine, dalle rivendicazioni di eguaglianza e giustizia di movimenti come il MASSOB (Movimento per l'attuazione dello stato sovrano del Biafra), la Gioventù del Delta del Niger e il Congresso dei popoli Odua (OPC), le cui attività sono spesso degenerate in violenza. Ultimamente, l'insurrezione del Boko Haram, un gruppo che vuole eliminare l' istruzione di tipo occidentale e islamizzare l'intera Nigeria, ha generato livelli di violenza mai visti prima. Questo susseguirsi di crisi può far pensare che il paese abbia imboccato una strada di crescente instabilità e alcuni sono giunti a prevederne la disintegrazione. L' ex-presidente Olusegun Obasanjo ha ammesso francamente che "non sappiamo veramente dove stiamo andando; che Dio ci mostri la strada, la strada che può fare di questo paese un grande paese."

LE ORIGINI DELLA VIOLENZA IN NIGERIA

Divisioni etniche.

Le rivalità etniche sono molto forti in Nigeria. Mentre preparavo questo intervento una battaglia era in corso fra due popolazioni vicine che hanno vissuto per anni insieme, i Fulani e gli Eggon dello stato del Nasarawa, con migliaia di profughi in fuga. Una disputa sui confini che minaccia di degenerare è quella in corso fra gli stati di Enugu e Kogi.

Controllo delle risorse.

Prima dell' indipendenza la Nigeria del Nord traeva redditi importanti da prodotti per l' esportazione come cotone, cacao, arachidi, fino a quando la scoperta del petrolio ha generato una cultura di sprechi, avidità e corruzione. L' agricoltura e altre fonti di reddito sostenibile sono state abbandonate, creando una situazione di forte dipendenza delle finanze federali e di quelle degli stati dal petrolio.

Intolleranza religiosa.

Islam e Cristianesimo non sono originari della Nigeria e vi sono arrivati da paesi diversi. Mentre il Cristianesimo si radicò inizialmente nel Sud, provenendo dalla Nigeria dell' Est, e prese poi a diffondersi verso Nord, l' Islam raggiunse prima il Nord e successivamente si è espanso verso Sud. Gli scontri, cominciati spesso per futili motivi, sono diventati frequenti e distruttivi. Secondo una stima IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre) riferita a marzo 2014, 3,3 milioni di persone sarebbero stati costretti a trasferirsi a causa di conflitti religiosi in Africa; alla Nigeria spetta il 41% di questa cifra. I conflitti non sono solo fra Islam e Cristianità, ma anche all' interno della stessa fede, per esempio fra cattolici e pentecostali o fra sciiti e sunniti.

Sindrome dell' indigeno e dell' immigrato.

La fusione fra regioni del Nord e del Sud che è all' origine della Nigeria avrebbe dovuto unire le rispettive popolazioni, ma secondo alcuni analisti ha avuto l' effetto opposto. Nonostante crisi e incomprensioni i Nigeriani sarebbero tuttora intenzionati a vivere insieme, come indicato dalla recente Conferenza Nazionale, in cui 490 anziani e giovani nigeriani attentamente selezionati hanno riaffermato l' indivisibilità della nazione. Tuttavia alcuni Nigeriani trovano difficile vivere pacificamente e lavorare in alcune parti del paese anche se vi si sono trasferiti da tempo o sono addirittura nati sul posto. Chi vive in una regione diversa da quella di origine viene considerato uno straniero se si candida a una posizione politica. È un fattore limitativo dello sviluppo del paese e potrebbe richiedere interventi anche sul piano costituzionale.

Padrinato politico.

I Nigeriani dovranno riuscire a disfarsi dell' attuale sistema di "padrini" in politica - una pratica corruttiva in cui persone con molti soldi e tempo da perdere (spesso con poca istruzione e poco senso patriottico) appoggiano i loro candidati e li sospingono fino a fargli  raggiungere le posizioni politiche desiderate, usando bustarelle, minacce e persino omicidi per eliminare ogni opposizione ai loro disegni.

Corruzione.

Molti Nigeriani sono corrotti perché il sistema in cui vivono rende la corruzione facile e profittevole. Circa 400 miliardi di dollari sono stati sottratti al tesoro pubblico dall' indipendenza a oggi (secondo un recente rapporto della Banca Mondiale), l' equivalente di quarant' anni di bilanci pubblici dell' intera regione africana. La Nigeria è il sesto produttore mondiale di petrolio, ma l' abuso fraudolento e irresponsabile di denaro pubblico da parte di chi ha il potere l' ha fatta sprofondare in un abisso di povertà.

La Commissione per i reati economici e finanziari (EFCC) e la Commissione indipendente sulla corruzione e i reati connessi (ICPC), create per combattere il fenomeno, non si sono dimostrate all' altezza del compito. La corruzione continua a proliferare come un cancro. La Conferenza nigeriana dei vescovi cattolici (CBCN) ha chiesto l' aiuto divino formulando una "preghiera contro la corruzione in Nigeria". Aspettiamo una risposta da Dio! Confidiamo che una nuova e più patriottica generazione di Nigeriani emerga e con l' aiuto di Dio sia determinante per sradicare la corruzione.

Mancanza di stabilità economica.

La mancanza di stabilità economica crea un forte incentivo per individui di pochi scrupoli a sovvertire il processo elettorale in modo da conquistare posti da cui hanno accesso 

incontrollato ai fondi pubblici, istigando anche con denaro masse di poveri alla violenza politica

Disoccupazione.

La disoccupazione è un gravissimo problema che incombe sul paese di cui ogni nigeriano ragionevole dovrebbe preoccuparsi. Ogni anno le nostre scuole superiori sfornano migliaia di diplomati ben preparati che non hanno alcuna prospettiva di impiego. L' ozio è il padre dei vizi! La disoccupazione produce criminali che trovano nei rapimenti il modo più facile di fare soldi. Perché sorprendersi se i rapimenti dilagano?

Mancanza di sicurezza.

I meccanismi per assicurare l' applicazione della legge sono decisamente deboli e finché la polizia e i militari non disporranno di mezzi moderni e di addestramento adeguato la violenza continuerà. Tanto più quando si vedono gli agenti della sicurezza schierarsi con i criminali, magari per motivi di affiliazione religiosa; la gente perde fiducia nella polizia e finisce per prendere la legge nelle proprie mani.

Inefficacia della macchina della giustizia.

La diffusione di comportamenti che possono facilmente generare violenza ( politica, etnica , religiosa) da parte di privati e di autorità, a qualunque livello, è spiegata anche dalla sostanziale impunità di chi commette reati, poiché pochissimi sono portati in giudizio.

COME COMBATTERE LA VIOLENZA IN NIGERIA

Porre fine all' impunità: chi ha una funzione pubblica di qualsiasi livello e viola la legge dovrebbe essere portato in giudizio e punito.

Dialogo interreligioso: aumentare gli sforzi attraverso le istituzioni e i media per accrescere comprensione e stima per le altre religioni e promuovere tolleranza e rispetto reciproco.

Affrontare l' estremismo: lanciare e sostenere un programma di educazione civica per fermare la politicizzazione delle differenze etniche e religiose.

Riforme economiche: intraprendere riforme socio-politiche ed economiche di vasta portata per realizzare una distribuzione equa di potere e risorse.

Creare occupazione: l' ozio è il padre dei vizi e un uomo affamato è un uomo arrabbiato. E chi è in entrambe le condizioni è pronto per essere arruolato fra i violenti. Bisogna creare posti di lavoro, rendere disponibili prestiti agevolati, istituire scuole professionali, etc. 

Polizia efficiente: occorrono programmi di addestramento e orientamento per gli ufficiali e il personale della polizia che promuovano un atteggiamento neutrale verso le fazioni e di collaborazione coi cittadini nell' individuare e affrontare le minacce alla sicurezza pubblica.

Elezioni libere e corrette: che ogni voto conti è il modo migliore per affrontare la violenza, soprattutto la violenza politica. Se gli elettori e i politici si convincono che i voti contano e che sono l' unico modo per arrivare al potere, viene meno il motivo per cercare scorciatoie o ricorrere alla violenza.

COME LA RELIGIONE PUÒ FRENARE LA VIOLENZA

La religione dovrebbe sempre contribuire a unire anziché a dividere o a fomentare violenza. La parola religione viene dal latino "ligare", legare. Purtroppo viene piegata a interessi egoistici. Politici, uomini di chiesa e agitatori sciovinisti sfruttano la religione per i loro obiettivi personali. Molte delle crisi che osserviamo non sono in realtà causate dalla religione o dal desiderio di santità ma dal suo uso come arma emotiva. Sappiamo che i problemi economici di agricoltori, pastori, giovani disoccupati, le lotte per la terra o la cittadinanza sono spesso ammantati di propaganda religiosa per ricevere attenzione e simpatia. 

INIZIATIVE DELL'  ARCIDIOCESI CATTOLICA DI JOS

È stato per me un piacere e un' emozione assistere alla prima cerimonia di laurea del Centro interreligioso professionale per la gioventù di Bokkos, inaugurato nel 2011. Si tratta di un centro dedicato alla formazione di giovani mussulmani e cristiani per un periodo di due anni in cui imparano un mestiere e una cultura di dialogo e coesistenza pacifica, diventando ambasciatori di pace al ritorno nei loro villaggi. Anche gli scettici che all' inizio osteggiavano il progetto e ne contestavano la fattibilità sono stati abbastanza umili da apprezzare la visione implicita in esso. Siamo felici del suo successo e speriamo che possa essere replicato in tanti altri posti. È una via d' uscita dai nostri problemi: incoraggiare la coesistenza, il rispetto reciproco, l' uso creativo delle proprie abilità per il bene comune, piuttosto che nella distruzione di vite e risorse combattendo nel nome di Dio o della religione. Combattere per Dio è come dire che Dio è così debole da aver bisogno del nostro aiuto! Speriamo che i giovani che escono da questo centro coltivino l' arte del dialogo come modo di risolvere i problemi e che siano strumenti di pace nelle loro comunità. Contiamo di poter espandere il Centro con nuovi indirizzi professionali e con l' ammissione delle ragazze.

Nell' arcidiocesi di Jos continuiamo a intensificare le attività del nostro Centro per il dialogo, la riconciliazione e la pace per promuovere la pace attraverso incontri con gli anziani dei villaggi, i religiosi, i giovani, le donne e l' offerta di formazione per la pacificazione. Il Centro interreligioso di formazione professionale per i giovani di Bokkos ha finora diplomato studenti mussulmani e cristiani di tre corsi successivi. La presenza degli emiri di Wase e Kanam alla raccolta di fondi per la costruzione di una nuova chiesa cattolica a Jos il 3 maggio 2014 e le loro donazioni dimostrano come si siano rafforzate le relazioni islamo-cristiane nello stato del Plateau.

Al livello nazionale la Conferenza nigeriana dei vescovi cattolici continua i suoi appelli al governo federale perché porti sotto controllo il problema della sicurezza. Preghiere per la Nigeria vengono recitate nelle famiglie e nelle diocesi, fino a culminare con la Preghiera Nazionale Cattolica che si terrà il 14 e 15 novembre 2014. La Conferenza dei vescovi cattolici prosegue nel dialogo e nell' interazione con i maggiori esponenti islamici, fornendo l' ispirazione per organizzazioni di volontariato e gruppi di giovani e donne per la pace. Il segretariato cattolico nigeriano ha un dipartimento di dialogo interreligioso che funziona a tempo continuo per promuovere l' armonia interconfessionale.

L' INSURREZIONE DI BOKO HARAM

Cristiani e Mussulmani moderati sono tutti contro le strategie distruttive di Boko Haram nel suo tentativo di attirare l' attenzione sui malesseri della società con mezzi violenti. Va notato che anche i comportamenti omicidi dei suoi seguaci sembrano motivati dal desiderio di combattere i mali sociali, quali l' immoralità, la corruzione e il malgoverno. Essi ritengono che i sistemi educativi e i valori occidentali abbiano fallito e che quindi la Sharia debba essere imposta a tutti per risanare la società. Questo è un obiettivo impossibile. Ci sono paesi dove la Sharia è la norma che pure continuano a essere afflitti da problemi sociali. È bene che Boko Haram metta a nudo i mali della società, ma non ha senso che continui a uccidere e derubare gli stessi poveri per i quali dice di combattere. Sono in preda alla confusione o hanno perso lucidità nella loro foga di redimere la società. Non c' è dubbio che la persistenza di povertà e corruzione insieme all' abbondanza delle rendite petrolifere è la conseguenza di malgoverno e degli abusi di una minoranza al potere. Il crollo della morale pubblica ha portato i politici a disinteressarsi delle condizioni pietose dei poveri e degli emarginati. Tutte le persone ragionevoli dovrebbero indignarsi davanti alla depravazione di politici che considerano i poveri un mezzo per la conquista del potere. Continuiamo nella lotta per la giustizia. Il segretariato cattolico coordina gli sforzi della Conferenza episcopale nella sfera politica. Le nostre prese di posizione e le denunce di ingiustizie e corruzione sembrano cozzare contro un muro. Ma la lotta continua. Vediamo la luce alla fine del tunnel.

Oggi Boko Haram sembra in grado di fronteggiare l' esercito nigeriano, senza dare segni di cedimento o di pentimento. Proprio mentre l' ISIS proclamava un califfato in Iraq, Boko Haram faceva la stessa cosa a Gwoza, suscitando la condanna del ministro della difesa e della Protezione dei diritti mussulmani (MURIC), che ha dichiarato contraria all' Islam la posizione del movimento.

Secondo l' ex-capo dello stato, generale Yakubu Gowon, la persistenza dell' insurrezione è spiegata in parte dalle divisioni e dalla mancanza di fiducia reciproca fra i vertici delle istituzioni, in particolare fra i partiti di maggioranza e opposizione. Il  generale Gowon ritiene che le questioni di sicurezza nazionale siano usate per accrescere i propri favori in un gioco di accuse reciproche, peggiorando la situazione.

CONCLUSIONE

Ci aspettiamo uno sforzo più serio, onesto e concertato delle seguenti entità religiose per mettere fine alla violenza religiosa in Nigeria.

Il JNI (Jamaátu Nasril Islam) è un' organizzazione islamica che controlla e regola le attività islamiche in Nigeria, diretta dal sultano di Sokoto. La CAN (Associazione cristiana nigeriana) è un' istituzione di coordinamento di numerose chiese cristiane nigeriane, diretta da un presidente eletto. Il NIREC (Consiglio interreligioso nigeriano) è un' associazione volontaria formata dai rappresentanti delle due principali religioni della Nigeria - il Cristianesimo e l' Islam - al solo scopo di facilitare i rapporti e la comprensione fra i vertici e fra i seguaci, per la pace e l' armonia religiosa in Nigeria.

Le due principali organizzazioni, JNI e CAN, dovrebbero fare il possibile per rendere più calorosi i rapporti fra i seguaci delle due religioni. Purtroppo i toni usati dai loro leader sembrano talvolta fatti piuttosto per dividere e infiammare gli animi. Il NIREC potrebbe fare di più per l' unità fra cristiani e mussulmani. Non bastano grandi eventi mediatici interreligiosi quando poi, al momento in cui certe questioni dovrebbero essere affrontate spassionatamente e con obbiettività , ciascun gruppo religioso si ritira nel suo stretto spazio e rinuncia ad agire per il bene comune. Il rapporto fra JNI e CAN dovrebbe essere di reciprocità e non di ostilità, ma non sembra che la ricerca di un terreno comune ispiri sempre le loro azioni.

Vorremmo vedere più spesso episodi come la preghiera islamo-cristiana per la pace tenuta a Kano il 28 giugno 2014 e presieduta dal governatore dello stato Alhaji Rabiu Musa Kwankwaso, un mussulmano. Esso dimostra che di fronte al terrorismo mussulmani e cristiani sono pronti a superare atteggiamenti campanilistici e a lavorare per il bene comune. Era presente anche l' ex-capo dello stato generale Gowon, che insieme al governatore e a uomini e donne di buona volontà ha pregato per la pace e chiesto a tutti i Nigeriani di condannare i massacri dei terroristi, poiché noi siamo prima di tutto esseri umani. Consola vedere sorgere qui e là tanti gruppi interconfessionali per la ricerca della pace.

Sono convinto che la pace in Nigeria è possibile. Abbiamo bisogno di giustizia, di amore sincero e disinteressato e scaleremo le montagne più alte. L' amore è il prezzo della pace. La pace è qualcosa che possiamo permetterci. Servono buona volontà e una mente aperta, senza pregiudizi e stereotipi. Dobbiamo credere nella nostra comune umanità, vedere nell' altro un compagno, offrire solidarietà e amicizia a tutti senza distinzioni di nazionalità, colore o fede, e la pace scorrerà come un fiume nigeriano.

 

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