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8 Settembre 2014 09:30 | Auditorium Elzenveld

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Gensho Hozumi


Buddismo Rinzai Zen, Giappone

 Noi non saremmo in grado di parlare né di religione né di cultura, se alla base non ci fosse la dignità della vita umana.

 
1  Sia in Oriente che in Occidente la fonte della vera cultura risiede nella spiritualità dell’uomo. Tuttavia, osservando l’attuale tendenza mondiale, sembra che questo fatto sia caduto in oblio. Nessuno può negare che la spiritualità, radicata nell’uomo, sia la fonte delle culture.
 
2  Pensando sia agli studi scientifici sia umanistici, gli uomini hanno continuato a vivere pensando unicamente alle tecniche e alle regole. Oggi, in questo mondo in cui l’interazione di una cultura globale è ormai diventata norma, dobbiamo capire se le religioni debbano rimanere tali e quali.
 
3  Quando il Roshi Sougen OOMORI era attivo come rappresentante del Tesshukai, presso il proprio tempio di Tokyo, il Kouhou-in, lo andò a trovare Leggett Trevor, un inviato dell’emittente inglese BBC. In quell’occasione documentò la vita zen del Roshi, che insegnava lo zen attraveso l’arte marziale del Kendo e lo Hitsuzendo (la cosidetta “arte del pennello”) e questo programma venne trasmesso in Inghilterra come “Il mondo dello zen”, programma che suscitò un grande interesse del pubblico
 
4  Alla luce di questo successo, il Roshi OOMORI venne invitato in Europa per spiegare la cultura e lo spirito zen.
 
5  Vennero a sapere di questo viaggio non solo Padre Kadowaki della Sophia University (detta anche Jochi University,Tokyo), che partecipava alle sedute zen del Roshi Oomori, ma anche il cardinale Pinedli, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso.
6  Venne proposto al Roshi e alla sua delegazione di provare una convivenza in un monastero cristiano, proposta che venne approvata dall’allora Papa, il polacco Giovanni Paolo II e che si realizzò nel 1979.
 
7  La Santa Sede, in seguito al Concilio Vaticano II (1962 - 65), era in fermento per iniziare ad instaurare il dialogo interreligioso. Ovviamente, senza questo precedente del Concilio e senza i preparativi in atto, non sarebbe stato possibile per dei monaci zen accedere a un monastero cristiano. Questo fu solo l’inizio di un cambiamento radicale della storia millenaria della Chiesa e l’apertura delle porte dei monasteri.
 
8  Questo primo “scambio di spiritualità tra Oriente e Occidente” venne pensato su diversi livelli. Da una parte vi era la presentazione della cultura nipponica attraverso il Kendo (letteralmente “arte della spada”), il Kyudo (l’antica tradizione del tiro all’arco giapponese), la cerimonia del the (Sado), mostra degli antichi rotoli scritti dai monaci zen Ekaku HAKUIN (1686 - 1769) e di Gibon SENGAI (1750 - 1837), presso l’Istituto di Cultura Giapponese di Colonia, in Germania, e dall’altra vi erano convegni sullo zen con un gruppo di 15 persone e la convivenza ufficiale di 35 persone in un monastero cristiano.
 
9  I Paesi partecipanti furono in tutto 5. Per la precisione: Germania, Belgio, Olanda, Francia e Italia. In quell’occasione io arrivai ad Anversa in treno da Francoforte e venni ospitato in un monastero dei frati Trappisti nella vicina Westmalle.
 
10  Questo primo “scambio di spiritualità tra Oriente e Occidente” venne realizzato grazie alla collaborazione di 4 Istituti di ricerca: la Nanza Institute for Religion and Culture dell’Università di Nanzan, la Insititute for Advanced Studies on Asia della Sophia University (detta anche Jochi University,Tokyo), la Institute of Zen Studies della Hanazono University e la scuola della cerimonia del the Urasenke.
 
11  Il secondo “scambio di spiritualità tra Oriente e Occidente” si tenne 4 anni dopo in Giappone. Dall’Europa parteciparono 15 monaci e 2 monache. In quell’occasione collaborarono le scuole buddiste del Rinzai, Soto Zen e Oobaku.
 
12  Presso il monastero di Sougen, nella prefettura di Okayama, si tenne per 5 giorni una Sesshin con la partecipazione sia dei monaci buddisti che cristiani. Ovviamente fu la prima volta che monaci e monache cristiani misero mai piede in un tempio buddista in questa maniera. E’ superfluo dire quanto questo incontro sia stato un evento epocale. In quell’occasione avevo il compito di guidare la pratica ascetica. Questa esperienza di 5 giorni è stata fondamentale per me,
 
13  Perché gli asceti giapponesi, chiamati unsui, e i monaci cristiani hanno praticato insieme una Sesshin, la mia vita è drasticamente cambiata da questa esperienza. I monaci fecero varie esperienze culturali in diverse parti del Giappone per circa 1 mese per poi rientrare nel loro Paese.
 
14  Dopo un anno, gli stessi monaci mi invitarono in un monastero in Europa per uno scambio interculturale attraverso lo zen. E in quel momento ho deciso che avrei intrapreso questa strada fatta di dialogo e di scambi. Quindi a febbraio, durante le vacanze primaverili dell’Università, vennero organizzate delle sessioni zen di 5 giorni l’una in 5 diversi Paesi.
 
15  Partii con in mano il Keisaku, il bastone utilizzato durante le sessioni di pratiche zen, un bagaglio e l’abito nero. In aereo, con in cuore un verso del Rinzai-roku, volavo a 8000 metri alla volta dell’Europa, un viaggio che era lungi dall’essere di piacere. Tirato un sospiro di sollievo dopo aver ritirato il bagaglio in aeroporto, ecco che ad aspettare me, monaco vestito di nero con la testa rasata, vi era un prete cattolico dai lunghi capelli e una croce al collo.
 
16  Era il referente europeo del progetto “Scambio di spiritualità tra Oriente e Occidente”, padre Pierre De Betenne, l’abate del Monastero di Sant’Andrea, in Belgio. Molte erano le persone che ci guardavano incuriositi.
 
17  Vi sono tante persone, tra monaci e monache, che hanno praticato lo zen, e cattolici a loro vicini, che si dedicano a questo scambio interculturale e soprattutto spirituale.
 
18  In Francia vi sono stati Padre Bernard Lerole e Padre Binoibiyo, in Italia Padre Tonino, in Germania l’allora abate del monastero di Sankt Ottilien e attuale rettore del Collegio di Sant’Anselmo di Roma, Padre Notker Wolf, in Olanda le monache del monastero di Santa Elisabetta, in Belgio i preti del monastero di Averbode. E’ solo grazie alla collaborazione di queste persone che siamo giunti ad oggi.
 
19  Al termine di un mese di sessioni zen, mi viene proposto il programma dell’anno successivo. E così, anno dopo anno, manteniamo la promessa. Ormai sono la bellezza di ben 30 anni di scambi. Io stesso sono sopreso di questo lunghissimo percorso.
 
20  Quel che ho fatto e continuo a fare, ossia uno scambio di profonda spiritualità all’interno di monasteri in terra straniera, che non hanno alcun rapporto con la vita monastica giapponese, è una necessità del tempo.
 
21 Questo scambio non è merito mio o della mia influenza. Non sarei in grado di portare avanti uno scambio di tale portata. D’altro canto, ad oggi non ho incontrato altri miei predecessori di questa preziosa esperienza.
 
22 Lo scambio che si attua all’interno dei monasteri è fatto di tanti incontri importanti, incontri che mi sono stati concessi. Sono fermamente convinto che tutto ciò porti alla fonte di una spiritualità più tollerante, che superi le differenze di religione, di popoli, nel rispetto dei propri Paesi, in nome della convivenza.
 
23 Questo scambio da una parte è un’occasione per avvicinasi alla fonte della spiritualità orientale buddista e dall’altra per avvicinarsi alla fonte occidentale cristiana. In questo processo è assolutamente necessario arrivare a comprendere l’Io.
 
24 E’ necessario che l’uomo, per poter essere uomo e diventare uomo, debba vivere come un uomo. Ossia vivere appieno ogni giorno in perfetta salute sia fisica che mentale.
 
25 Il rapporto interreligioso non deve essere un dibattito sulla superiorità di una religione piuttosto che un’altra, non deve essere assolutamente un rapporto conflittuale. Affinché questo non accada, è necessario condurre una vita in cui il Ki, la forza interiore, sia vissuta pienamente. E questo non è altro che la pratica di una vita vissuta rettamente attraverso una grande forza di volontà.
 
26 Nella ricerca dell’Io, è fondamentale il dubbio ed è necessario diventare perspicaci. E’ necessario scavare sempre più a fondo in noi stessi e sforzarci di alimentare la spiritualità. Zen è capire chiaramente il proprio Io, ma affinché ciò accada, è necessario praticarlo.
 
27 Oggi credo che sia necessario andare oltre un’etica e un’ideale comuni, cose che il mondo ha iniziato a richiedere. Intendo dire che è necessario in primis una “presa di coscienza del Signore”. Credo che sia arrivato il momento in cui bisogna chiedersi chi sia il Signore.
 
28 Se il Buddhismo Zen significa presa di coscienza dell’Io protagonista al proprio interno, allora lo Zen può essere un modo comune a tutta l’umanità per prendere atto dell’Io . Nel Dahmmapada è scritto: “L’Io è il tuo Signore. Come potrebbero altre persone essere tuo Signore? Dopo un’attenta osservazione dell’Io, allora si ottiene il Signore.” Ossia la strada da vivere è questa.
 
29 Continuare a contribuire allo scambio interreligioso nei monasteri, non è altro che la strada per arrivare alla presa di coscienza della propria Essenza. Il fatto che sia arrivato un tale momento è innegabile. Dobbiamo ancora capire e attendere che tipo di uomo possa nascere dopo un tale processo.
 
30 A mio avviso, le persone che partecipano a queste sessioni di zen sembrano essere diventate persone migliori. Ovviamente, ne sono immensamente felice. La presa di coscienza dell’Io non ha confini.
 
Vorrei concludere riportandovi 3 Doka (n.d.t. brevi poesie giapponesi, dette Tanka, ma con un messaggio etico).
 
“Cosa che salva l’essere tenuti in vita da qualcosa di grandioso
è proprio questa preziosa vita”
 
Questa seconda poesia Doka invece è stata scritto da me in occasione dell’Incontro Internazionale Per la Pace tenutosi ad Assisi.
 
“Il sole, la luna, la terra, brillano tutti di vita e sono la primavera di questo mondo”
 
Infine, questo ultima poesia Doka riguarda un momento dell’scambio effettuato presso il Tempio di Apollo sul Monte Soratte, non lontano da Roma.
 
“Un respiro, profondo quanto il cielo e la terra, è la vita 
Dedicarsi alla causa nella convivenza”
 
Grazie per l’ascolto.
 

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