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8 Settembre 2014 09:30 | Auditorium Elzenveld

Intervento


Jakushun Kinoshita


Presidente della Scuola buddista Tendai, Giappone
Buongiorno. Sono Jakushun KINOSHITA, Presidente della Scuola Buddista Tendai E’ un grande onore per me avere l’occasione di poterVi parlare in questo luogo e colgo l’occasione per ringraziare dal profondo del cuore la Comunità di Sant’Egidio e tutti coloro che hanno contribuito a realizzare quest’incontro.
Quest’anno ricorrono i 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale, la prima guerra che ha coinvolto tutta l’umanità.
E il tema a me affidatomi è “Asia: le religioni e la dignità della vita umana”.
In Asia non vi è solo il buddismo, ma numerose religioni.
Sono professate anche le cosiddette “religioni mondiali”, ma sembra che vi siano tante religioni legate soprattutto alle culture locali, sviluppandosi così in religioni per così dire “autoctone”. Sono fermamente convinto che la non omogeneità, non uniformità delle religioni asiatiche, la sua varietà abbiano un significato profondo per gli asiatici stessi.
Non vi è Paese al mondo che non rispetti la vita umana. Allo stesso modo, non vi è religione al mondo che non rispetti la vita umana.
Tuttavia, guardando indietro alla storia dell’umanità, la vita umana è stata il più delle volte trattata come cosa da poco conto.
Le cause riconducibili a questo fatto sono state il più delle volte le numerose guerre, ma anche la povertà ne è imputata. 
In Asia purtroppo la povertà è ancora fortemente radicata.
L’assoluta povertà, il basso reddito, la denutrizione e la mancanza di educazione definiscono una vita ben lontana da quella che deve essere una vita dignitosa e umana.
Ed è per questo motivo che la vita umana è poco considerata.
A differenza del mondo occidentale, sembra che le cause possano essere ricondotte a diverse cause, tra cui il grande divario nella ricchezza, le discriminazioni, il terrorismo e i conflitti.
La Scuola Buddista Tendai da tempo si occupa di assistere finanziariamente progetti volti alla costruzione di infrastrutture per migliorare le condizioni di vita delle persone, quali l’approvvigionamento dell’energia elettrica, strade, salvaguardia delle coste marine, reti idriche, comunicazioni, trasporto pubblico, scuole e ospedali.
Oltre agli uomini, ovviamente teniamo anche alla natura.
Il profondo rispetto nei confronti della natura non è una cosa tipica giapponese, ma lo si riscontra in molte parti dell’Asia.
Effettivamente la storia dell’umanità è stata per così dire un continuo cercare di dominare e di trasformare la natura con la forza.
In Asia coesistono molti valori. Riconoscere l’altro e rispettarsi vicendevolmente, questo sta alla base della dignità e del rispetto della vita.
 
Nel Buddismo giapponese, vi è la cosiddetta “Dottrina dell’ Hongaku (illuminazione originaria)”. In poche parole questa dottrina spiega che “la natura del budda esiste in tutte le cose, dall’erba, negli altri, nella terra, ovunque.” Questo significa che l’uomo ha in sè la natura del Buddha, avendo così la potenzialità per diventare lui stesso Buddha. Ovviamente anche gli animali possono diventare dei buddha.. Non solo. Anche le piante e gli alberi hanno la stessa natura e potenzialità.
Anche le cose inanimate, come la terra, i minerali e i Paesi stessi hanno la stessa natura e potenzialità.
In un’area nordorientale del Giappone, spesso si vedono pagode, dove si fanno delle celebrazioni per gli alberi abbattuti.
Questo fenomeno è tipico giapponese. Effettivamente nel Buddismo indiano o in quello cinese, si pensa che la natura del Buddha risieda solamente negli animali e non riconosce quindi la stessa natura anche nelle cose inanimate.
La ragione di cotale differenza risiede forse nella presenza di una natura molto ricca sul territorio giapponese.
Da tempo immemorabile, il popolo giapponese ha ricevuto le benedizioni della natura soprattutto attraverso la coltivazione del riso oltre ad un clima temperato e all’abbondanza delle acque.
Sono convinto che questo abbia generato il profondo rispetto dei giapponesi nei confronti della natura.
Tre anni fa, purtroppo il Giappone è stato colpito da un terribile cataclisma: il grande terremoto del Giappone orientale. Nonostante il terremoto e lo tsunami abbiano mietuto tante vite, non odiamo la natura. Questo perché è stata proprio la natura, fin dall’antichità, la fonte dei mezzi di sostentamento del popolo giapponese.
 Bisogna chiedersi cos’è la ricchezza e cos’è la povertà. Credo che siamo arrivati a un punto in cui bisogna seriamente mettere nuovamente in discussione i nostri valori, i valori da noi acquisiti fino ad ora.
Da una parte ritengo che sia necessario arrivare all’abolizione totale delle armi nucleari Il Giappone è stato l’unico Paese al mondo a subire le conseguenze delle armi nucleari nelle città di Hiroshima e Nagasaki. Ad oggi non è chiaro sapere il numero esatto delle vittime che hanno perso la vita per l’atomica. Nel 1945 è stato stimato che ben 140.000 persone abbiano perso la vita. Dobbiamo fare di tutto per impedire che accada di nuovo.
 
In Occidente prevale l’individualismo a differenza dell’Asia.
Tendiamo a considerare la vita in un lasso temporale più lungo. L’uomo continua a nascere e morire. Ovviamente è l’individuo a nascere e morire, ma non bisogna pensare in modo ristretto, individuale, bensì considerare che i nostri continuano la rinascita e la morte. In altre parole, i nostri geni vengono tramandati ai nostri figli, continuando questo ciclo vitale.
Noi pensiamo alla continuità, all’infinito, sulla base di questo modo di concepire. Nella nostra vita sono racchiusi sia il passato che il futuro. Allo stesso tempo, questa ideologia della scuola buddista del Tendai non riguarda solamente gli esseri umani, ma tutte le cose.
E’ per questo motivo che, come noi rispettiamo la nostra vita stessa, dobbiamo averne anche per l’altrui vita. Questo sta alla base della convivenza con gli altri e, allo stesso tempo, dobbiamo rispettare la vita stessa.
Siamo chiamati a creare un mondo in cui tutte le religioni e tutte le culture si rispettino e si aiutino a vicenda
 
 
Grazie per l’ascolto.
 

 

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