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8 Settembre 2014 16:30 | Karel de Grote-Hogeschool, Campus Groenplaats, Aula Swaelen

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César Meneghetti


Artista, Brasile

 Noi siamo cellule, atomi ed energia in costante rivoluzione. Si spera, in costante “evoluzione”. Questo è il nostro conflitto interiore, originario, interno ed eterno, e la sola stabilità o la sola condizione stabile che noi conosciamo durante la vita è il movimento.

Quest’estate, mentre guardavo mia figlia di 11 mesi giocare in un parco, ho cominciato a pensare a come e a quale tipo di valori le sarebbero stati trasmessi. Un bambino ha bisogno di stabilità, ma il mondo contemporaneo è tutto tranne certezza. Dopo la sua nascita ho provato una strana sensazione di “appartenenza” (di “appertainess” o di “belongingness” se posso osare un neologismo in inglese) ad una immensa rete, davvero universale, della razza umana, che connette non solo il momento presente, ma anche il passato e il futuro in un eterno presente. Quindi, quali devono essere l’insegnamento, la conoscenza, le certezze di cui devo parlare a lei, ai nostri figli in generale, al nostro gruppo familiare e di amici, alla nostra comunità, alla nostra società e, nel nostro lavoro, a tutti in questo mondo? Cosa realmente è degno di esserci, di vivere ed operare su questo pianeta durante la nostra vita? Qual è lo scopo della vita nel lasso di tempo che intercorre tra la nostra nascita e la nostra morte? La mia risposta sta nell’Arte, la mia professione. Penso che l’arte possa studiare tutti i temi, i materiali e gli strumenti. Voglio trovare risposte e sollevare domande. Ciò mi aiuta ad essere vivo e a volte consapevole di alcune intuizioni nelle nebbie della nostra vita quotidiana, della nostra limitata condizione umana, dei nostri condizionamenti. Noi naturalmente tendiamo a comprendere la dimensione umana in una prospettiva antropocentrica, ma il nostro mondo e il nostro modo di vedere sono limitati sotto innumerevoli aspetti.

Questa sofferenza, questo pathos sono una delle prime cose che ci unisce tutti. Questo dubbio interiore. Questo dolore. Per placare questo dolore abbiamo questa fame di significato. Dai tempi antichi, i filosofi pre-socratici ci hanno lasciato una concezione di una verità insita nella natura e se di conseguenza ho una condotta morale da osservare, la natura è perfetta, la vita è tragica e noi dobbiamo coabitare con tutto ciò. Poi l’ebraismo e il cristianesimo attraverso la fede, l’illuminismo attraverso la ragione che in un certo senso ci assistono finora. Questo pensiero razionalista ha portato alla rivoluzione industriale e al conflitto dei mercati che sfociano nella prima guerra mondiale. Mai prima lo sviluppo industriale e la tecnologia della distruzione erano stati così sviluppati e utilizzati per uccidere e distruggere, anche in nome di Dio. Mai prima la razionalità ha causato una macchina di distruzione così irrazionale, che ha condotto anche a una profonda crisi del nostro essere interiore, dei nostri pensieri, di ciò in cui crediamo, che echeggia finora nelle nostre vite. Dopo la seconda guerra mondiale, un punto di svolta nella Storia. Con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e una proposta, da parte delle Nazioni Unite, di un modo di essere responsabile che promuova un mondo di giustizia, libertà, sicurezza e pace per tutti gli esseri umani.

Un altro conflitto-contraddizione: contemporaneamente il mercato della distruzione o l’industria della distruzione-ricostruzione e un sistema di controllo vennero attivati in altre parti del globo: Corea, Vietnam, poi Medio Oriente, America Centrale, Sud America, Kosovo, Africa.

Insieme a misure così importanti come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, nel XX secolo anche lo sviluppo della tecnologia, dovuto all’elettricità, fu rapido, con tutto ciò che ne deriva. Sviluppo in tutti i campi, industria, agricoltura, prodotti finanziari e servizi, ma in particolare un immenso sviluppo della comunicazione e dei mass media: radio, televisione, industria dell’audiovisivo e rete informatica.

Un altro conflitto-contraddizione: mai prima nella storia umana l’informazione fu così facile da ottenere, mai prima nella storia umana, l’umanità ha potuto accedere a un così ampio spettro di conoscenze in così tanti campi. Tutto è spiegato scientificamente, con la fotografia e le regole dell’immagine filmica che si impongono come autentici veicolatori di verità. Tom Gunning descrive il convincimento prevalente secondo cui le fotografie tradizionali descrivono accuratamente la realtà. Sostiene che l’affermazione della verità conta sia sulla pregnanza semantica che sulla accuratezza dell’immagine delle fotografie. Direi che questo è ancor più vero nell’audiovisivo, per esempio nel cinema, che raffigura 24 fotogrammi, 24 foto al secondo, e che Godard ha definito come la verità 24 volte più della fotografia. O ancor più veritiero è lo strumento video che raffigura il mondo da 25 a 50 fotogrammi o da 30 a 60 fotogrammi al secondo!

Così noi viviamo in quest’epoca dominata dalle immagini da cui siamo bombardati ogni giorno, e queste immagini della verità coprono la realtà con una mediazione della realtà. Questo ci è ancor più chiaro con internet. Siamo costantemente ossessionati da immagini e l’uomo contemporaneo crede e idolatra queste immagini, una nuova forma di idolatria, ma siamo ciechi, ciechi alla ragione, ciechi alla sensibilità, ciechi all’altro e all’alterità.

Vilen Flusser è solito osservare che non abbiamo mai vissuto in una caverna di Platone tanto quanto oggi: proprio le immagini che ci mostrano la realtà sono in qualche modo un sostituto della realtà, che noi chiamiamo mondo audiovisivo. Stiamo rivivendo la situazione delle persone imprigionate nel mito platonico della caverna, ma invece di vedere ombre, pensando che tali ombre siano reali, noi vediamo immagini virtuali che effettivamente sono come immagini reali, ma non esistono, ma ci dicono un pensiero, ci vendono un pensiero che è conveniente per il nuovo ordine mondiale. La maggior parte dell’esperienza della gente è effettivamente simile a quella delle persone imprigionate nella caverna di Platone, che credono nelle ombre, inconsapevoli se ciò in cui credono è reale o è una pallida imitazione della realtà.

La maggior parte delle cose che vediamo non cercano di dirci qualcosa, cercano di venderci qualcosa: molto più di beni materiali, convincimenti, ideologie, religioni, servizi, consenso, voti. La democrazia non può più esistere come tale in un mondo in cui non possiamo aver fiducia. Siamo stati deviati dalla verità dalle nostre più affidabili istituzioni, quelle che hanno preso l’autorità come verità piuttosto che la verità come autorità.

Dopo la rivoluzione industriale ed ancor più in quest’epoca globale e/o post-globale, i valori (dominanti) tendono a indicare che, per la nostra piena soddisfazione, dobbiamo costantemente consumare prodotti e servizi. Noi siamo virtualmente tutti connessi e in teoria ognuno ha diritto ad uguali opportunità di vita e di sviluppo e pertanto non dovrebbe esserci discriminazione sulla base di separazioni superficiali come la nazionalità, la religione e la razza (il che è attualmente chiamato multiculturalismo). Ciò che accade in un remoto angolo del mondo può colpire un grande centro economico urbano e viceversa. Dopo la caduta del muro di Berlino, viviamo in questo neoliberalismo, che ci rende come nella Bibbia, tutti collegati l’uno all’altro come fratelli e sorelle e attraverso il modo di vita capitalistico.

Abbiamo perso il contatto con la natura e con le fonti reali di produzione. Consumiamo prodotti industriali provenienti da ogni parte del mondo, cibo di cui ignoriamo il trattamento, sempre più industrializzato in maniera crescente e garantito per una lunga permanenza sugli scaffali dei negozi, per la sua conservazione e anche per tutelarci dalle malattie.

Paradossalmente non siamo mai stati così liberi di scegliere e così condizionati per essere indotti ad adottare valori di cui non conosciamo il significato intrinseco.

Invisibile. La sovrabbondanza di immagini oggi è paragonabile alla sovrabbondanza di cose che possediamo in eccesso, e significa che non siamo in grado di prestare attenzione e non siamo in grado di vedere le cose semplici e le cose semplici non ci toccano in alcun modo.

Viviamo in una specie di luna park audiovisivo, dove i suoni e le immagini vengono continuamente moltiplicate e più informazioni abbiamo più ci sentiamo confusi. I nostri sensi sono confusi, i nostri pensieri e noi stessi. e finiamo per vagare erraticamente senza sapere davvero chi siamo, per cosa esistiamo e che significato ha la nostra esistenza.

In questo vuoto di valori e linee guida della nostra civiltà, causato dall’assenza di credenze e speranze che uno dovrebbe avere oggi, in quest’ultima sequenza della Storia del mondo. Non chiediamo più da dove viene il nostro cibo, da dove i nostri convincimenti e i nostri pensieri. Aspettando la morte.

Oggi, persino la maggior parte delle persone istruite attesta (e specialmente i mass media veicolano) e gli echi di ciò che udiamo e leggiamo ci inducono a credere in un completo fallimento della nostra civiltà, nella morte di valori, democrazia, religione, arte e politica, il che è prossimo al nichilismo, l’estrema fine della nostra civiltà. In una società competitiva, ciò ha causato una stortura nella natura umana, con valori individualistici, gerarchie, minor altruismo, eco genocidi, spietato sfruttamento dell’uomo sull’uomo e talora la creazione di problemi a fini di profitto e denaro che crea denaro e il non dare e il non produrre più nulla per la società.

È un disordine di sistema, la mano invisibile del libero mercato, la mano di Dio, l’ordine della vita è diventato un ordine economico: quando qualche leader mondiale parla del proprio paese, non parla mai del suo benessere fisico, della stabilità sociale, del grado di felicità e di fiducia. Piuttosto usano un vocabolario economico: interesse, prodotto, inflazione, valori di borsa, prodotto interno lordo, indice dei prezzi al consumo, ecc. Astrazioni economiche

Se ci fosse un pensiero reale, i leader mondiali o un gruppo di soggetti sociali (artisti, religiosi, ecc.) potrebbe ideare e attuare una nuova strategia per porre fine alla povertà, alle guerre, alle privazioni umane.

Cosa possiamo fare nel breve arco di tempo tra il posto dove eravamo prima di essere in procinto di andare in un altro? Questo è il qui ed ora. Un costante presente.

Ma uno dei più pressanti bisogni umani è questa brama di verità. Le persone desiderano ardentemente un significato.

Nessun elemento nella natura e nella vita esiste isolato. Noi siamo costantemente influenzati dal nostro ambiente, dal sole, dal cielo, dall’universo e viceversa, e la neurobiologia interpersonale afferma che la base dell’essere umano dipende dalla relazione col suo ambiente sociale. Il modo in cui il nostro sistema nervoso funziona dipende dalle nostre relazioni personali innanzitutto coi nostri genitori, quindi con gli altri contatti umani (amici, colleghi, conoscenze) e in terzo luogo con la società intera. Così ci formano le relazioni e la società. Se noi siamo amati, se abbiamo avuto relazioni profonde, venendo accettati e venendo compresi, se siamo stati allevati in un ambiente non violento, in compagnia, ecc., se abbiamo soddisfatto questi bisogni umani di base, si sviluppa una capacità di compassione, di essere cooperativi, un’empatia per la persona e dei comportamenti positivi.

Ciò che è cambiato è che sono involontariamente divenuto (o mi sono appena reso conto di ciò) anche parte di quella catena della razza umana molto più grande e complessa di quanto io e voi possiamo comprendere. Sono caduto in una rete di persone che mi ha preceduto e che mi succederà. In questo contesto la mia vita da sola non conta veramente senza questo legame reciproco, che è fatto di un misto di lotta e di responsabilità per il futuro. Questo sentimento atavico, questa esperienza psicologica inconscia è il sentimento originario, la fonte di ogni forma di vita che questo pianeta ha partorito milioni di anni fa.

Movimento-attrazione-repulsione, sono gli impulsi fondamentali dell’esistenza e dell’autocoscienza umana, gli strumenti della creazione. Per me e per il mio ultimo lavoro (noi siamo la rivoluzione) ho ritenuto utile vivere e darmi una piena comprensione del paradosso Diversità-Identità o Alterità-Identità. La visione dell’artista.

 

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