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8 Settembre 2014 16:30 | Auditorium Elzenveld

Intervento



Didi Talwalkar


Leader del Movimento Swadhyaya, India

La vita umana non è niente altro che un insieme di rapporti; dati e scelti da Dio. Tutti i rapporti vivono e maturano nello scambio di sentimenti e di pensieri in cui il dialogo è vitale.

Per il tema del nostro panel, vorrei inquadrare il contesto.

Diverse forme di governo sono emerse in diverse culture. Uno di questi tipi – la democrazia rappresentativa – sembra incontrare le attese della maggioranza. Una delle caratteristiche della democrazia è il processo decisionale operato dalla maggioranza attraverso i propri rappresentanti. Tuttavia ci sono stati tempi in cui il processo decisionale si è svolto attraverso un processo di costruzione del consenso. Questo sistema aveva molti vantaggi rispetto agli altri.

Quando c’è un terreno comune tra individui o gruppi, il dialogo può svilupparsi. Quando un processo si focalizza solo sulle differenze,  solo i litigi possono svilupparsi. Invece, il dialogo comporta costruire su fondamenta che riconoscono una certa unità di idee e valori, l’incontro di mente e intelletto. Il santo indiano del XVI secolo Samrath Ramadas sottolinea: “la fine di litigi senza senso è l’inizio del dialogo”. Questa tradizione di dialogo era solida nell’India antica e in altre parti del mondo. Se non si sta su un livello comune, non si può parlare, né ascoltare l’altro, né comprendere l’altro; in altre parole il dialogo non può esistere.

Oggi la società è segmentata. Questi segmenti possono basarsi sul territorio, l’occupazione, il linguaggio, la classe o qualsiasi altra dimensione. Il dialogo consensuale è quasi svanito nella società. C’è una comunicazione distorta, un coordinamento inefficace e la mancanza di compatibilità. L’osservazione è che non c’è relazione coesa tra questi segmenti. Le persone respirano e vivono insieme, ma mancano di unità e di compatibilità; essi mancano di visione comune e di un comune orientamento interiore, senza il quale non c’è nessun reale significato nel vivere insieme. 

Sfortunatamente sentiamo che la fattibilità di una società basata sul dialogo consensuale è oggi scarsa. Finché non comprendiamo l’importanza di questo aspetto della co-abitazione, la nostra crescita resterà modesta. Inoltre, questo porterà a disaccordi, dispute e conflitti. 

Nel mondo di oggi, una cultura di dialogo consensuale sembra non solo utopica ma un’utopia impossibile. La ragione di ciò è il senso dominante e frainteso di libertà individuale e l’eguagliare l’intelligenza al diritto di contestare, disputare e di mettere in discussione tutto e tutti. A partire dal micro livello familiare, troviamo dispute e disarmonia a tutti i livelli della società e da qui vengono le difficoltà di dialogo. I nostri Testi hanno detto “Buddhehe falam anagraha”, quando si arriva alla maturità dell’intelligenza si diventa umili e accomodanti; una delle caratteristiche della mente intelligente è astenersi dal dibattere solo per soddisfare l’ego. Anzi, la libertà può e deve essere limitata per costruire un dialogo consensuale che sia a beneficio di tutta la società. 

Oggi in una famiglia non c’è dialogo tra genitori e figli. Entrambi tendono a imporre le proprie opinioni. Lo attribuiamo al gap generazionale. Come possiamo ridurre questo gap se non cerchiamo il dialogo? Quando guardiamo alle istituzioni educative, troviamo simili discordie tra amministratori, insegnanti e studenti. Sono come i tre angoli di un triangolo. Essi parlano ma non sono capaci di dialogare. In assenza di un dialogo, l’attenzione di ciascuno resta sui propri bisogni, che raramente sono in armonia con quelli degli altri.

I leaders della società seguono loro interessi. Le loro azioni non sono in genere quello che la gente chiede o di cui ha bisogno. Essi sono o incapaci o non veramente preoccupati. A volte possono essere sinceri, ma la gente considera gli obiettivi dei leaders come datati e le loro ragioni come incerte. Nulla di significativo emerge da questi sforzi, essi sono sconnessi. Perciò la società non è in pace e vive in uno stato di cronica insoddisfazione. Vediamo depressione, delusione e noia intorno a noi.

A causa dell’enorme sviluppo nella scienza e nella tecnologia, le sfere economica e gli effetti della globalizzazione, le distanze fisiche nel mondo sono diminuite radicalmente e la ricchezza complessiva delle nazioni è in crescita. Nonostante questo, manca felicità, soddisfazione e contentezza. La pace è in frantumi e la disarmonia regna. Tutto sembra in uno stato permanente di incertezza, stanchezza e insoddisfazione.

La leadership politica si considera al di sopra della gente per il cui benessere dovrebbe invece operare. I politici creano un loro mondo differente, lontano da quello della gente che rappresentano. Sono presi dai propri interessi e la gente resta con i suoi problemi. Questa situazione non può generare alcun dialogo armonioso.

Vediamo che oggi il mondo soffoca senza dialogo e dobbiamo trovare le ragioni di questo deficit di dialogo e il modo per rimediarvi.

Innanzitutto dobbiamo tenere una mente aperta e una intelligenza viva. Altrimenti non si è disposti ad operare alcun cambiamento, anche se questo è opportuno e necessario. Solo con questa apertura saremo in grado di vivere in un mondo non segmentato, libero da stress e pressioni e che non soffochi.

Il dialogo a tutti i livelli è necessario per vivere.

Un proverbio orientale dice “Una sola conversazione con un uomo saggio è meglio di 10 anni di studio”

Ci si attende che religione e cultura  consentano di raggiungere questo stato nella vita individuale e collettiva. Dobbiamo convincerci che esse sono davvero in grado di farlo?Però dobbiamo anche verificare se religione e cultura non siano esse stesse responsabili per questo senso di soffocamento nel mondo.

Il problema è

Quale è la definizione di religione?

Quale è il ruolo della religione nella vita umana?

Quale dovrebbe essere la forma della religione?

Nei testi la religione è definita come

  • Una forza che può sostenere o tenga nelle sue pieghe il mondo intero
  • Ciò che stimola lo sviluppo e il raggiungimento di risultati nel mondo materiale e nel mondo futuro
  • La religione è ciò che evidenzia l’importanza dell’azione.

La religione stimola l’azione. Il ruolo principale della religione è quello di raccogliere tutti gli uomini e di metterli in relazione e motivarli-stimolarli all’azione.

Nella nostra tradizione, se la religione rende una persona incapace e inattiva o non è in grado di adempiere i ruoli indicati dalle precedenti definizioni, non è una religione. La religione è diversa dal teismo, dalla devozione, dalla filosofia, dalla cultura e da un comportamento benefico per la società. Sfortunatamente abbiamo fatto confusione e tutto viene bollato come religione. Nel nostro stato confuso, consideriamo religione verità anche i principi etici quali la verità, la misericordia, la gentilezza  e la non-violenza.

La cultura è il portato di modi di vivere, di modi di pensare, di modi di adorare.  La cultura evolve nel tempo. Certo la religione ha un’influenza decisiva sulla cultura. La filosofia è un modo di pensare, mentre la religione è ciò che si deve osservare e seguire nell’agire. Dovremmo distinguere queste cose. In un certo senso, la religione fa appello a Dio, la cultura fa appello alla religione. Dio, religione, cultura, idee filosofiche sono distinti, ma si confondono nella nostra mente e nei nostri pensieri. Di conseguenza, se la religione si indebolisce, anche la comprensione di Dio si indebolisce. Questo non è uno stato auspicabile.

I leader religiosi interferiscono in campi che non sono fatti per loro e si occupano di affari di cui non dovrebbero occuparsi. Di conseguenza le persone iniziano ad allontanarsi dalla religione e la religione inizia ad allontanarsi da questioni vicine alle vita e dalla gente. Questa situazione infelice non si sarebbe verificata, se i leader religiosi avessero tenuto aperto il dialogo e avessero chiarito gli equivoci. 

La religione ha iniziato a parlare una lingua che la gente non capisce, mentre la lingua della religione dovrebbe essere compresa dall’uomo comune. Così anche l’uomo comune si è abituato ad una situazione in cui percepisce la religione come qualcosa che non può capire. Gli addetti alla religione sono diventati una classe distinta di persone, diversa dall’uomo comune. Parlano una lingua diversa, indossano abiti diversi, mangiano cibo diverso e si siedono su sedie diverse.  Fanno grandi sforzi per differenziarsi dai loro fedeli. Quindi come può l’uomo comune avviare una conversazione intima, una dialogo con questi professionisti e con la religione stessa?

Se guardiamo indietro troviamo che le principali religioni del mondo sono fiorite da un pugno di uomini e si sono diffuse per ampi territori e nei secoli. Questo è successo perché all’inizio pochi uomini affrontarono situazioni estreme e portarono la loro cultura ovunque andarono. Essi respirarono e vissero con la gente, divennero una cosa sola con essa nella mente, nell’intelletto e nelle emozioni; sedettero con loro, mangiarono con loro, risero e piansero con loro e svilupparono rapporti che incoraggiavano il dialogo, con cui divennero un'unica cultura, un'unica religione, o un'unica fede.

Io rappresento un gruppo, una famiglia -Swadhyaya Pariwar- che fu fondata dall’onorabile Pandurangshastri Athavale, onorato Dadaji, mio padre, quasi 70 anni fa. Swadhyaya iniziò con un gruppo di persone che sotto l’ispirazione dell’ onorabile Dadaji iniziò ad andare, incontrare, e costruire relazioni con la gente senza guardare alla casta, classe, lingua, nazionalità, colore, e oggi abbiamo una famiglia Swadhyaya diffusa nei 5 continenti. Quel piccolo gruppo iniziò con devozione  a Dio e amore per gli altri nel cuore e nella mente. Anche se rispetto alla popolazione mondiale siamo pochi, oggi Swadhyaya ha toccato la vita di più di 25 milioni di persone nel mondo. Abbiamo 220.000 volontari che spendono il loro tempo ed energie per dio. Quasi tre milioni di giovani partecipano alle attività in Swadhyaya. La semina di questi pensieri viene fatta fin dai primi anni di vita  abbiamo centinaia di centri di cultura infantile nel mondo. Oggi religione e culture si limitano a reclamare posizioni e hanno poco contatto con la gente. Invitiamo i leader religiosi a riconnettersi alla gente nel dialogo e nella conversazione. Questi dialoghi saranno un esperienza che trasformerà la vita delle persone e rivitalizzerà le religioni stese. Sono sicuro che accadrà perché credo che se cambio me stesso Dio mi darà la forza di cambiare il mondo.

 

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