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9 Settembre 2014 09:30 | Thomas More, Campus Carolus, Aula 005

Intervento

Jonan Fernandez Erdocia


Segretario generale per la pace e la convivenza del Governo Basco, Spagna

Introduzione

Ogni azione politica o sociale, benintenzionata, è orientata, in ultima istanza, a conciliare meglio la convivenza e, se la convivenza si è rotta o squilibrata per qualsiasi motivo, allora la priorità è riconciliare la convivenza. Una convivenza giusta e conciliata è il fine ultimo della democrazia. 

Questo, secondo me, è il motivo fondamentale per vivere insieme in Europa. Condividere questa idea. Le ragioni del vivere insieme sono costruire e condividere le ragioni della convivenza. La pace e la giustizia sono le ragioni della convivenza, di una convivenza conciliata. Il problema, in ogni caso, non credo che sia nelle ragioni del vivere insieme ma nel come condividere queste ragioni. 

Credo che abbiamo bisogno di condividere una pedagogia basilare della convivenza. Vi parlerò di un paragrafo del Piano di Pace e Convivenza che il governo basco sviluppa, dopo che l’ETA ha posto fine a più di cinque decenni di violenza nei Paesi Baschi. Porto questa riflessione in questo incontro come modesto contributo basco al dibattito sulle ragioni che possiamo condividere in Europa per vivere insieme.

 

I. Analisi delle cause della rottura della convivenza.

Sono molteplici i fattori sociali, politici, storici e le ingiustizie o gli squilibri che possono incidere su una deriva distruttiva della convivenza. Affrontare questa analisi globale va al di là delle pretese di questo intervento. L’aspirazione di questa analisi è più modesta e circoscritta a una prospettiva pedagogica.

L’obiettivo, concretamente, è identificare le cause culturali, educative e di atteggiamenti personali o collettivi che in modo universale favoriscono conflitti di rottura della convivenza e farlo in modo che possa essere condiviso da tutte le sensibilità politiche, culturali o religiose. Identificare le cause che hanno un’incidenza trasversale sulla deriva dei conflitti distruttivi. 

Queste cause di rottura della convivenza che trasformano un conflitto in un conflitto distruttivo si concentrano attorno a quattro grandi nuclei: il dogmatismo, il fatalismo, il manicheismo e il settarismo.

Si tratta di quattro paradigmi che possono covare discretamente sia nella cultura sociale, sia nella mentalità personale. La loro caratteristica comune è che rendono normale il ricorso all’imposizione, alla violenza, alla guerra, alla violazione dei diritti umani o all’utilizzo di mezzi non etici: 

•  Il dogmatismo. Equivale a sentire di avere assolutamente ragione e credersi padroni di tutta la verità. Questa percezione di “sicurezza” è condizione necessaria a legittimare l’uso di mezzi non etici e osare utilizzarli. Il dogmatismo si coltiva e si sviluppa grazie a una insufficiente coscienza del limite. 

•  Il fatalismo. È un approccio fondamentalmente vittimista che impedisce di vedere altre scelte che non siano quella impositiva. Il ricorso alla violenza si giustifica con il “non c’è altra alternativa” e con il “inoltre, ciò che fanno è peggio”. Si poggia sull’incapacità di identificare le opportunità in mezzo alle difficoltà.

•  Il manicheismo. Riduce i problemi a una dicotomia pregressa che inibisce la responsabilità di scegliere in coscienza. Una demagogia di rischio che consente il “tutto è lecito” e riduce l’avversario ad una “immagine di nemico”. Il manicheismo si sviluppa quando c’è un debole approfondimento della coscienza etica.

•  Settarismo. Rappresenta la difesa collettiva e intransigente di un’idea a cui diamo un valore superiore ai diritti umani. Riduce l’altro a un’etichetta. Suscita processi di disumanizzazione e perfino di abbruttimento. Si poggia su una carente interiorizzazione del valore più alto della dignità umana.

La prevenzione di conflitti distruttivi, guerre, trasgressioni di diritti umani e fenomeni di violenza politica, settaria, classista, razzista, sessista, interetnica o interreligiosa è direttamente legata alla risposta a queste quattro cause di rottura della convivenza. L’alternativa preventiva consiste nel promuovere pilastri alternativi per la convivenza in modo semplice, costante e integrato a partire da diversi ambiti.

II. Quattro pilastri per una pedagogia della convivenza

Per condividere le ragioni del vivere insieme è importante condividere delle basi minime di pedagogia della convivenza. Non possono essere molte, devono essere poche, solide e con grandi potenzialità di sviluppo. E inoltre, questi contenuti di educazione sociale alla convivenza dovrebbero essere utili alla risposta a tutti quei fenomeni antisociali che mettono in situazione di vulnerabilità la difesa dei diritti umani.

Devono costruire, in questo senso, una proposta di basi di educazione universale ai diritti umani di fronte al sessismo, alla xenofobia, al razzismo, alla guerra o alla violenza in ciascuna delle sue manifestazioni. Tutti e tutte siamo agenti socio-educativi. Lavorare a livello sociale, politico e istituzionale per una cultura della convivenza e per la prevenzione della violenza e dei conflitti distruttivi richiede che ci si metta d’accordo su alcune basi minimali la cui potenzialità può essere sviluppata con libertà e in modo plurale e creativo.

A partire da queste premesse, il Piano di Pace e Convivenza del Governo Basco propone di sviluppare quattro grandi linee guida in materia di educazione alla convivenza.

•  Promuovere l’esperienza educativa di accettazione del limite. 

Convivere è accettare che le nostre prospettive siano sempre incomplete. Per capire questo imperativo di realtà è necessario stimolare l’esperienza educativa dell’accettazione del limite della condizione umana. Significa prendere coscienza del fatto che tutti e ciascuno degli esseri umani siamo limitati e proprio per questo, né abbiamo assolutamente ragione, né possiamo tutto, né possiamo arrivare a possedere tutta la verità.

•  Promuovere l’esperienza educativa del valore positivo.

Convivere è imparare a promuovere le opportunità in mezzo alle difficoltà. A questo scopo è fondamentale promuovere l’esperienza educativa del valore positivo. Questa esperienza ci permette di valutare, di riconoscere e di essere grati per ciò che è positivo e di scoprire che si può sempre trovare un’alternativa migliore al fatalismo, alla disperazione e al ricorso a mezzi non etici.

•  Promuovere l’esperienza educativa della coscienza etica personale.

Convivere è assumere la nostra responsabilità etica in ogni circostanza. Implica la promozione dell’esperienza educativa di approfondimento nella coscienza etica personale. Siamo più che un mero impulso di dogmatismo, ira, aggressività, paura, egoismo, ecc. Abbiamo la capacità di scegliere con un senso etico. Siamo dotati di coscienza e di uso della ragione. 

•  Promuovere l’esperienza educativa della dignità umana.

Convivere è comprendere il valore superiore del rispetto per la dignità umana. Promuovere l’esperienza educativa della dignità umana e dei diritti umani. Tutti gli esseri umani meritano rispetto e sono soggetti di diritti. Ogni persona è più di qualsiasi etichetta o riduzione di sé stessa. Questa coscienza è imprescindibile per una convivenza civile.

 

Nel quadro dello sviluppo del Piano di Pace e Convivenza del Governo Basco praticamente tutti gli agenti educativi baschi hanno sottoscritto un’accordo per promuovere queste quattro basi educative per la convivenza. Sono basi di valore universale. Sono in buona sintonia con l’umanesimo su cui si radica la cultura europeista e con una prospettiva di convivenza interreligiosa e interculturale.

 

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