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9 Settembre 2014 09:30 | Karel de Grote-Hogeschool, Campus Groenplaats, Aula Swaelen

Intervento


Luc Van Looy


Vescovo cattolico, Belgio

La mia casa dista circa 50 km da Bruxelles. Se devo essere lì per un incontro alle 9:00 di mattina è meglio che mi muova alle 5:45 e comunque al bivio di Aalst starò ancora fermo. Tutti gli uomini sono in auto. Mentre la moglie sta ancora dormendo, come anche i figli. La mamma esce alle 7:00 per andare al lavoro, i figli sanno dove trovare la colazione. Alle 8:30 uno dei nonni passa a prendere i bambini per portarli a scuola. Saranno tutti rientrati a casa solo a tarda sera, il papà tornerà quando i figli sono già a letto. Il dialogo tra generazioni è quasi impossibile in questa società competitiva.

Un quadro della realtà

Come conseguenza di linee istituzionali e fisiche che come un’onda attraversano la società, le generazioni si sono ritirate in gruppi distinti che raramente si incontrano. In una società in rapido sviluppo avrebbero realmente sempre di più bisogno l'uno dell'altro. Al tempo stesso, la velocità di vita di questi diversi gruppi può essere tanto differente. I giovani vanno troppo velocemente per gli anziani, i cambiamenti avvengono troppo rapidamente per loro. In effetti queste differenze dovrebbero condurre a tentativi di interazione intergenerazionale, dai quali entrambi potrebbero imparare e arricchire l'un l'altro. È un segno di istruzione essere preparati ad integrare nuovi elementi nel proprio bagaglio culturale. Esperienze diverse fanno sì che le persone guardino in modo diverso gli eventi attuali. Vengono utilizzati parametri diversi. Le responsabilità sono spesso basate su altri criteri di diritti e doveri. Solo il dialogo costante e l'interazione potrebbero colmare queste lacune, ma è proprio questo spesso a mancare. 

I giovani sono stressati perché devono apparire svegli e moderni. I requisiti per arrivarci sono elevati.  Gli anziani sono stressati perché devono essere alla moda, desiderano apparire giovani in una società che cambia rapidamente. L'individualismo insegna che ciascuno, giovane e anziano, può decidere liberamente su qualsiasi questione della vita. I nonni hanno un impatto crescente sui nipoti a causa del pesante orario di lavoro dei propri figli. L'atteggiamento dei teenagers verso i propri nonni è spesso più aperto di quello verso i propri genitori. Si può notare una sensibilità crescente sul bisogno di una preoccupazione intergenerazionale verso una consapevolezza che tutti necessitano gli uni degli altri. Le organizzazioni giovanili e gli istituti di istruzione fanno un notevole sforzo per promuovere contatti intergenerazionali. Le visite alle case di riposo, i gruppi scout che accompagnano i pellegrini malati a Lourdes, campagne in favore di programmi socio-sanitari, sono normali in una buona scuola per ampliare le menti. 

I genitori non interferiscono più (o non è gradito che lo facciano) nelle scelte dei propri figli circa gli studi o nella scelta di amici e relazioni. In effetti sono stati già allontanati dal momento in cui i figli di una famiglia vanno in scuole 'diverse'. I genitori sono maggiormente assenti dalla vita dei loro figli. I fine-settimana sono occupati con le faccende domestiche invece di essere condivisi con i figli (eccetto quando li portano di corsa a questa o quella attività giovanile). I giovani hanno solo i coetanei come consiglieri, in quanto non è facile un dialogo sereno con i propri genitori. Sono diventati come “un cieco che guida un altro cieco e se un cieco guida un altro cieco cadranno tutti e due in un fosso” (Lc. 6, 39). Possiamo anche accennare al diverso approccio alla religione. I nonni sono amareggiati al vedere i figli che non fanno familiarizzare i propri figli con l'esperienza religiosa che a suo tempo essi avevano cercato di impartire loro.

Verso un nuovo attegiamento

Dio mette al centro l'essere umano

In una intervista di alcuni giovani a Papa Francesco egli diceva: ”in questo mondo, le persone sono cacciate via. Sono cacciati via i bambini: non si vogliono più i bambini. Sono cacciati via gli anziani: tanti anziani muoiono per una eutanasia nascosta, perché non si ha più cura di loro. E adesso sono cacciati via i giovani anche se sono un seme che poi andrà avanti e darà frutti.“ (Dov'è il tuo tesoro? Cinque giovani intervistano Papa Francesco). Papa Francesco ci mette a confronto con la domanda che l'essere umano in quanto tale è stato rimosso dal centro degli interessi ed è stato cacciato in periferia. Potere e denaro ne hanno preso il posto. 

L'esperienza dei giovani che intervistano Papa Francesco punta a qualcosa di più profondo. Il loro obiettivo era di portare il Papa in televisione in Belgio. Infatti essi, delusi da come gli 'adulti' avevano riportato in televisione la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, hanno deciso di pensarci loro per quella di Rio. In questo modo hanno voluto entrare nel mondo dei media e raggiungere tutte le generazioni con la loro esperienza di vita, con i valori che considerano importanti.  In questo modo sono diventati testimoni di buone notizie a tutti.

Per porre l'essere umano al centro è necessario il dono della sapienza, del discernimento. Quando Papa Francesco commenta la sapienza come dono dello Spirito, lo fa in questo modo: ”La sapienza è proprio questo: è la grazia di poter vedere ogni cosa con gli occhi di Dio. È semplicemente questo: è vedere il mondo, vedere le situazioni, le congiunture, i problemi, tutto, con gli occhi di Dio. Questa è la sapienza. Alcune volte noi vediamo le cose secondo il nostro piacere o secondo la situazione del nostro cuore, con amore o con odio, con invidia… No, questo non è l’occhio di Dio. La sapienza è quello che fa lo Spirito Santo in noi affinché noi vediamo tutte le cose con gli occhi di Dio.”  (Catechesi di mercoledì 09-04-2014)

Comunicare l'amore e i valori

Anche se le persone di età differenti sono nate in diverse situazioni sociali, in questo momento ed età sono messi a confronto con le stesse informazioni e preoccupazioni circostanti. È evidente che i nonni, che hanno vissuto l'esperienza delle guerre passate, percepiranno in modo diverso le scene di guerra di oggi in televisione. La comunicazione della propria esperienza e del proprio punto di vista introdurranno i giovani in una prospettiva più ampia. Il valore dell'educazione appartiene alla più grande responsabilità degli anziani rispetto ai loro figli. Questi sistemi di valori sono estratti dalla tradizione, dalla comunicazione tra generazioni differenti, dal dialogo e dalla riflessione sulle esperienze. Come dicevo prima, i coetanei non sono buoni consiglieri. I sistemi di valori sono spesso costruiti su tradizioni e pratiche religiose. In particolare la persona di Gesù Cristo offre attraverso il suo stesso modo di vivere e il suo insegnamento, atteggiamenti preziosi indirizzati particolarmente a prendersi cura dell'altra persona, ancor più se la più bisognosa. Dall'esperienza impariamo  fondamenti  di umanità, dalle persone che ci hanno preceduto. Spesso penso al Rabbino che dona sapienza alla gente che lo interroga, ai profeti di un tempo, ai primi cristiani nelle relazioni con la gente. 

Responsabilità ed insegnamento

Come possiamo non ricordare il dialogo tra Gesù e i farisei sul primo comandamento? La domanda su 'chi sia il mio prossimo' porta Gesù a raccontare la storia del buon Samaritano. La cura dell'altro, quale che sia la sua appartenenza o il suo credo, è una preoccupazione umana essenziale. Ciascuna persona è responsabile della propria vita, ma non solo. La storia dell'istruzione mostra questo chiaramente. Un insegnante è sempre molto di più di un comunicatore di materie di esame. Lui/lei è un comunicatore di umanità, prima di tutto con il proprio esempio. L'insegnamento può essere definito come il modo in cui un giovane accoglie la propria responsabilità, educando se stesso/a per mezzo degli strumenti offerti dagli insegnanti, in modo da essere in grado di entrare a far parte della società liberamente e responsabilmente, con il desiderio di trasformarla. La preoccupazione di un insegnante non è in primo luogo quella di insegnare una materia, ma di incontrare i ragazzi per farli crescere. Facendo un paragone con la tazza o con un secchio, l'insegnante crea un fondo alla tazza nella quale possono essere riversati scienza, sapienza, esperienza, amicizia. Fatto questo, possono essere aggiunti gli elementi per la crescita.

Sviluppare la curiosità

I media sono un forte mezzo per sviluppare la curiosità e sono anche un mezzo per lavorare sulla solidarietà. Gli anziani leggono il giornale; i giovani siedono ore davanti ad Internet e comunicano attraverso facebook e altri nuovi mezzi. Come possono incontrarsi tra loro? L'informazione veloce va bene ai giovani, le rubriche di commento interessano gli anziani. I genitori invece leggono solo i titoli e guardano le notizie alla tv. C'è un punto importante: tutti utilizzano i media, in un modo o nell'altro. La curiosità è in questo una buona guida. I media sono dei buoni mezzi per tenere insieme le persone.  I giovani possono tenere i propri anziani aggiornati sulla questione scottante dell'IPad, mentre gli anziani possono discutere con loro su quanto hanno letto sul giornale. 

Viaggiare diventa un mezzo di contatto tra generazioni. Il turismo ha aperto la strada ad una esperienza universale. Dato che gli anziani come anche i giovani hanno trovato la strada per altre culture e trovano nei media tutte le informazioni su di esse, questo diventa un luogo di incontro concreto. Dal momento che queste esperienze sono nuove per entrambi i gruppi, la condivisione diventa un processo di apprendimento per entrambi.

Solidarietà

La solidarietà ci fa considerare l'effetto concreto di questo. È  solo della solidarietà che abbiamo bisogno, oppure abbiamo bisogno di compiere un passo ulteriore? Condividendo lo stesso tempo e la stessa situazione tra persone di età differenti e differenti impostazioni sociali, abbiamo bisogno di promuovere una fratellanza e una sorellanza come la vera via per la solidarietà. Ciò che più di tutto condividiamo è la nostra umanità. La solidarietà può facilmente diventare espressione di paternalismo, mentre deve essere cura della persona intera e non solo di uno o più aspetti di essa. C'è un vero pericolo nel considerare la solidarietà solamente in termini materiali o finanziari. Forse questo è anche il risultato del fatto che non poniamo l'essere umano al centro e permettiamo al denaro di prendere la guida. Sopra tutte le barriere di età ed appartenenze, dobbiamo provare ad incorporare ogni persona nella nostra cura e preoccupazione. La solidarietà è basata sulla consapevolezza che tutti noi abbiamo lo stesso Padre nel cielo e che insieme siamo responsabili della creazione e di tutto il nostro prossimo. 

Presenza

Il  centurione in Luca 7, 1-10 era presente nella vita del proprio servo. Paolo ha portato Onesimo nella propria casa. La vedova di Sarepta ha accolto il profeta nella sua casa. Erano presenti gli uni per gli altri. I genitori sono intensamente presenti nella vita dei propri figli. Una coppia sarà totalmente responsabile per il proprio figlio neonato, ma con il tempo dovrà crescere dalla totale dipendenza di una vigile cura per evitare scelte sbagliate o situazioni dannose verso una indipendenza che mette a nudo l'amore. In ogni stagione della vita genitori ed insegnanti hanno bisogno di essere presenti. Un figlio o una figlia divorziata necessitano di una speciale presenza ed accoglienza nella casa dei propri genitori. Sebbene i figli sollevino dalla responsabilità i genitori quando scelgono la propria strada nella vita, la responsabilità dei genitori non sarà mai completamente eliminata.

La presenza è un forte principio nell'educazione. Prima di tutto esserci quando i giovani effettuano scelte, per evitare scelte errate e promuovere quelle giuste, ma ancora di più accompagnarli dando loro la certezza che non saranno mai soli e che potranno sempre contare su di loro. In questo modo i genitori 'benedicono' i propri figli per tutta la vita.

Mc. 10,16

Una regola d'oro nella relazione tra adulti e bambini possiamo trovarla in questa piccola frase del vangelo di San Marco. Quando le madri volevano raggiungere Gesù con i loro bambini e i discepoli volevano proteggere il maestro, Gesù li accoglie e fa solo tre cose: li abbraccia in segno di amore; pone le sue mani sul loro capo come segno di sostegno e protezione; e li benedice ponendoli sulla loro strada di vita sotto la sua benedizione. Questa è una descrizione molto sintetica di come dovrebbe essere una relazione educazionale tra adulti e bambini.

I bambini evangelizzatori dei propri genitori e famiglia

In questa nota finale vorrei richiamare la filosofia missionaria di San Giovanni Bosco. Quando i suoi missionari si stabilirono in Sud America disse loro di non impiantare i loro istituti nella foresta poiché ci sarebbero potuti essere dei cannibali che vivevano lì. Quindi:” stabilite le vostre scuole e missioni ai bordi delle foreste, chiamate i fanciulli della foresta nelle vostre case. Date loro educazione, catechesi e battezzateli. Quando torneranno a casa per le vacanze, essi stessi catechizzeranno i propri genitori e parenti e li battezzeranno nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. I giovani possono diventare educatori alla fede e ai valori dei propri anziani. Infatti funziona ancora così in aree dove il lavoro missionario è vietato, dove i cristiani sono espulsi. Ne abbiamo esempi oggi nel  Arunachal Pradesh in India, ma anche in Iraq.

 

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