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9 Settembre 2014 09:30 | Auditorium ING

Il dialogo Islamo-Cristiamo

Guirguis Ibrahim Saleh


Intelletuale copto ortodosso, Egitto

Gli incontri islamo-cristiani per il dialogo vertono soprattutto sul Medio Oriente, culla del Cristianesimo e destinazione di molti pellegrinaggi cristiani.

Per i musulmani, il Medio Oriente è il luogo dove l’Islam è stato rivelato e la meta di moltissimi pellegrinaggi per la pratica dell’Hajj.

Il dialogo costituisce un aspetto della missione cristiana, le chiese cercano di conoscere e accogliere l’altro con le sue differenze, cercano di lavorare per la giustizia, la pace e il rispetto dei diritti umani.

Lo scopo degli incontri islamo-cristiani è quello di prendere coscienza di idee e valori comuni per condividere la responsabilità di mantenere la società salda nei valori, così che essa possa affrontare grosse sfide. Data l’importanza e la delicatezza di tale compito, il dialogo religioso ha un impatto positivo su tutta la comunità, specialmente sui giovani: esso contribuisce a che i giovani crescano in modo sano ed equilibrato, e in pace con i fratelli.

Ciò mette in evidenza la nostra partecipazione attiva nella regione; dimostra come noi cristiani siamo un elemento attivo della comunità, non solo partecipando, ma anche guidando. E’ nostro compito insegnare ai ragazzi fin dalla giovane età l’importanza del dialogo, o meglio ancora, della cultura del dialogo. Dovremmo spiegare loro i principi di questo dialogo così importante.

Noi cerchiamo sempre di sviluppare e sostenere un dialogo che porti ad una comprensione reciproca per stabilire la pace e l’armonia tra le genti, nell’interesse dell’umanità. Tramite il dialogo, noi perseguiamo i seguenti obiettivi:

1. Rendere gli Arabi cristiani un attore importante del dialogo islamo-cristiano.

2. Usare il dialogo per conoscere l’Islam e il Cristianesimo e per introdurre il Cristianesimo e i cristiani ai musulmani, così che la religione, basata su un concetto di cittadinanza, sia un elemento di pace e cooperazione, non un elemento di guerra e divisione.

3. Eliminare i pregiudizi, i concetti errati che ciascuna parte può avere sull’altra a causa dell’ignoranza.

4. Identificare idee e valori comuni per condividere la responsabilità di mantenere la società salda nei valori, così che essa possa affrontare grosse sfide.

5. Stabilire in una società plurale i concetti di rispetto reciproco, uguaglianza tra i cittadini di tutte le culture, religioni e idee, le libertà democratiche cosicché, sebbene diversi, siamo uniti e tutti impegnati ad affrontare questioni comuni, a rispondere alle necessità di base, a lavorare per la pace e la giustizia in una società aperta e civile.

 

Noi cerchiamo di eliminare l’odio e la paura nei confronti dei Cristiani annunciando che il Cristianesimo è la religione dell’amore, della pace e della giustizia, non dell’odio, dell’ingiustizia e del terrorismo.

Dialogare è un obbligo specialmente nel Medio-Oriente, per collaborare nella formazione dei giovani all’amore, alla misericordia e alla fede, e per combattere le tendenze atee che le nostre società affrontano oggi a causa della globalizzazione e delle sue conseguenze. Tale cooperazione può essere un esempio per i paesi occidentali che solo di recente stanno integrando grosse comunità musulmane nelle loro società.

 

 

Convivenza tra musulmani e cristiani tra realtà e speranza

 

Posso dire che la convivenza tra i musulmani e i cristiani nella regione araba è un fatto e una aspettativa.

Noi stiamo offrendo un buon esempio di possibile coesistenza tra credenti di religioni diverse; la convivenza è una scelta inevitabile, una volta che capiamo che il Cristianesimo e l’Islam hanno più aspetti, idee e valori in comune che differenze. A questo riguardo, possiamo evidenziare dei punti importanti:

1- Coesistenza amicale nella maggior parte dei Paesi Arabi. I cristiani praticano la propria fede liberamente, pubblicano, scrivono e usano la radio e la televisione per esprimere il proprio pensiero nella maggior parte dei Paesi arabi. 

2- Per quanto riguarda l’accesso a posizioni di leadership, le restrizioni sono sempre minori per i cristiani nella maggior parte dei Paesi arabi, soprattutto in Libano e Giordania. 

3- Buoni rapporti fra leader musulmani e cristiani in tutti i Paesi arabi e loro ruolo nel cercare di attenuare gli effetti negativi di incidenti che possano incidere sulle relazioni fra cristiani e musulmani.

4- I nostri partner musulmani credono sempre di più al fatto che gli arabi cristiani siano dei partner fondamentali per quanto riguarda la convivenza, il destino e la costruzione del dialogo con l’occidente, tutti fattori di cui beneficerebbero anche gli arabi musulmani. 

Ci sono comunque alcuni aspetti negativi, di vecchia data e ancora persistenti, che vanno presi in considerazione:

1- Persistono ignoranza della religione, delle credenze, delle pratiche e della vita dell’altro. Sappiamo bene che l’ignoranza alimenta concetti fallaci e fa leggere l’altro in modo distorto. Alcuni credono che i cristiani venerino più di un Dio; altri che l’Islam sia la religione della violenza e della spada. Questi sono esempi di concezioni sbagliate, che incidono sulla convivenza e interferiscono con il vivere pacifico. 

2- Alcuni credono ancora che il cristianesimo sia una religione che viene dall’occidente, o che i cristiani sostengano il mondo occidentale; ma gli arabi hanno conosciuto il cristianesimo nella sua prima fase fin dall’epoca pre-islamica, inoltre i cristiani hanno dato contributi significativi alla cultura araba islamica. 

3-  Alcuni sono ancora influenzati dalla storia antica e dal suo carico di violenza, si pensi per esempio alle crociate… ma queste guerre hanno avuto un impatto negativo sui cristiani d’Oriente tanto quanto sull’Islam se non di più; la colonizzazione dell’occidente ha dominato cristiani e musulmani in un’unica comunità. 

4- La gente tende a considerare l’intera categoria dei cristiani responsabile degli errori di uno dei suoi membri, il che porta a convinzioni errate. Il cristianesimo in quanto religione non è responsabile degli errori dei suoi fedeli, così come l’Islam non è responsabile per chi commette crimini orrendi nel nome della religione.   

5- Molti cadono nel preconcetto dettato dallo squilibrio fra un maggior numero di musulmani a fronte di un piccolo numero di cristiani: ma il punto non è quale gruppo sia maggioritario, bensì la fedeltà a una comunità e la partecipazione alla creazione di un presente e di un futuro.

6- Molti programmi educativi nel mondo arabo ignorano la presenza cristiana nella storia, nella letteratura e in altri campi della cultura araba islamica. 

7- Ignorare questo contributo del cristianesimo fa sì che gli studenti musulmani siano critici rispetto al mancato contributo dei cristiani alla storia, e che allontanino l’altro dalla propria coscienza. 

Questi sono i fatti che riguardano la convivenza fra cristiani e musulmani. 

D’altro canto, la nostra speranza è grande e articolata. Innanzitutto, desideriamo raggiungere la fase della piena cittadinanza e convivenza fra cristiani e musulmani: la cittadinanza richiede uguaglianza di diritti e di doveri davanti alla legge e nella vita quotidiana. 

Quando si parla di cittadinanza non c’è maggioranza o minoranza, debole o forte, nativo o straniero. Quando si parla di cittadinanza, tutti possono vivere con dignità e contribuire allo sviluppo del proprio Paese, difendendolo da qualunque usurpatore. Quando si parla di cittadinanza, tutti vedono la propria dignità intatta, creati sopra tutte le creature da Dio che ha dato loro il potere di essere padroni; nell’ambito della cittadinanza ci sono diritti e doversi con cui confrontarsi. 

Il fratello musulmano è invitato a relazionarsi con il suo partner cristiano come compagno nella vita e nel destino, e l’arabo cristiano è chiamato ad avere tre caratteristiche per potere arrivare a questo grado di cittadinanza: 

 

Primo: Gli arabi cristiani devono impegnarsi a sostenere la causa della giustizia nel mondo arabo, anche e soprattutto i diritti del popolo palestinese e l’instaurazione del loro paese indipendente nella striscia di Gaza e nella Western bank.

Secondo: Gli arabi cristiani devono svolgere il ruolo che ci si aspetta da loro, di difesa delle cause del mondo arabo in occidente e fornire un’altra immagine dell’Islam contro le accuse di terrorismo.

Terzo: I cristiani devono fermare l’emigrazione e capire che questo atto non fa che indebolire la loro presenza nel mondo arabo ed è considerata una rinuncia al ruolo di guida che avevano nel passato.

 

La Egyptian House of the Family Initiative come esempio di un nuovo concetto di cittadinanza

Grazie a Dio che ci permette di avere in Egitto dei leader religiosi che cercano la convivenza pacifica. Abbiamo l’Imam Sheikh Dr. Ahmed El-Tayeb, Grande Imam di Al-Azhar, che rappresenta l’Islam moderato, ed abbiamo Papa Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, capo della Chiesa Copto Ortodossa di Alessandria, che cerca la convivenza pacifica e di vivere nell’amore in un unico paese.

La Egyptian House of the family initiative è considerata un ottimo esempio della collaborazione tra leader cristiani e musulmani e ben rappresenta la fiducia degli Egiziani nel concetto di cittadinanza. 

L’Egitto è il paese di Al Azhar e il paese benedetto in Isaia: “Benedetto sia l’Egiziano mio popolo” (Is 19,25). L’Egitto è il paese in cui venne Gesù bambino, l’Egitto del Faraone, delle civiltà copta e musulmana. Dato che crediamo nella cittadinanza e che siamo tutti uguali in quanto egiziani che vivono in un unico paese e condividono gioie e dolori, Sheikh Dr. Ahmed El-Tayeb, Grande Imam di Al-Azhar, che crede che le persone dello stesso paese devono avere uguali diritti e doveri – suggeriva l’idea della Egyptian House of the family initiative.

L’idea è stata proposta dopo il terribile incidente dell’esplosione nella chiesa di Alessandria il primo dell’anno del 2011. Questo incidente lasciò il mondo intero nel dolore. Nonostante questo, il Grande Imam accompagnato da studiosi musulmani fu il primo ad esprimere le sue condoglianze al precedente Papa, Shenouda III.

Il Grande Imam di Al Azhar, cercando di ristabilire il concetto di cittadinanza andò da Papa Shenouda III che ci insegnò che “l’Egitto è il paese che vive dentro di noi, non il paese in cui noi viviamo”. Durante questo incontro – cui ho avuto l’onore di partecipare – il Grande Imam suggerì l’iniziativa della Egyptian House of the family e il Papa la approvò poiché essa rappresenta ed esprime l’idea della collaborazione per affermare i principi della convivenza, abbandonando la violenza e riaffermando il concetto di cittadinanza. 

Quell’anno la grande rivoluzione pacifica ha avuto inizio ed ha espresso l’unità dei cristiani e dei musulmani. Tutti gli Egiziani sentivano che un nuovo spirito prevaleva con i migliori valori, per unire cristiani e musulmani dell’Egitto.

La risoluzione ufficiale nr.1279 del 2011 è stata pubblicata dal Primo Ministro sull’istituzione della Egyptian House of the family. Il primo articolo di questa risoluzione stabiliva che:

"Un’entità congiunta denominata "the Egyptian House of Family ", sotto la presidenza del Grande Imam di Al Azhar e del Papa della Chiesa copto-ortodossa viene istituita e allocata nella sede di Al Azhar al Cairo."

La risoluzione stabilisce anche che il principale obiettivo di questo organismo è mantenere l’unità del popolo egiziano e per questa intenzione la Egyptian House of the family initiative dovrà coordinarsi con tutte le autorità interessate e i ministri del paese, per sottoporre i propri suggerimenti e raccomandazioni e tenere conferenze e incontri in tutti i governatorati. 

In più, la risoluzione sancisce che l’organo direttivo sia formato da un numero di studiosi scelti dal Grande Imam di Al Azhar, un numero di prelati della Chiesa copto-ortodossa scelti dal Papa, rappresentanti delle denominazioni cristiane in Egitto e un numero di scrittori e personaggi della cultura scelti di comune accordo dal Grande Imam di Al Azhar e dal Papa. 

Una delle particolarità della Family Home è che la presidenza viene assunta a rotazione dal Grande Imam di Al Azhar e il Papa. La House of the family, oltre ad avere un organo direttivo, ha un consiglio esecutivo per realizzare le su politiche e molti comitati formati per perseguire alcune missioni legate alle politiche generali della Family Home, con comitati nominati ad hoc ed assistenti.  I comitati esistenti sono: comitato di monitoraggio, per l’educazione, per la cultura della famiglia, per il discorso religioso, per i media, per la gioventù, per lo sviluppo della comunità, di verifica e per le urgenze.

Dio ci aiuti per il bene del nostro amato Paese, del Medio Oriente e del mondo intero.

 

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