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9 Settembre 2014 09:30 | Karel de Grote-Hogeschool, Campus Groenplaats, Aula Swaelen

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Elard Alumando


Comunità di Sant’Egidio, Malawi

La Comunità di Sant’Egidio in Malawy è nata nel gennaio del 1999, dopo il il bel congresso pan-africano di Zomba. È composta principalmente da giovani fra i 18 e i 40 anni. Sono giovani che vogliono vivere una vita di amicizia e solidarietà, nella speranza di un futuro migliore per tutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi. Insieme per affrontare il futuro, speriamo di portare una nuova cultura nella società, la cultura dell’amore. 

Nella mia società aumenta la discriminazione nei confronti degli anziani. La società è cambiata con l’aumento dell’aspettativa di vita. Questo fatto è una benedizione per l’Africa, che però viene vissuta talvolta come una maledizione. Con tanti anziani diventa necessario un cambio di mentalità. Alla Comunità di Sant’Egidio ce ne siamo resi conto presto e abbiamo quindi organizzato la prima conferenza internazionale sugli anziani, proprio in Malawy. Abbiamo coinvolto i massimi esponenti, incluso il presidente, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di politiche specifiche per il benessere degli anziani. Il risultato della conferenza è stato che il Parlamento ha cominciato la discussione di una legge sul benessere degli anziani, che potrebbe includere un fondo pensione. Un grazie alla Comunità per questo grande successo! 

I giovani sono oggi più individualisti, con l’idea globale di diventare più istruiti e indipendenti. È un cambiamento antropologico di grande rilevanza. Sotto questo aspetto l’Africa deve trovare il modo di creare una buona relazione fra le generazioni. Ricordo le parole dette da Papa Francesco a Santa Maria in Trastevere: "Un popolo che non protegge gli anziani, che non si prende cura dei giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani - i bambini, i ragazzi - e i vecchi portano avanti la storia. I bambini, i ragazzi hanno la loro forza biologica. I vecchi portano la memoria. Quando una comunità perde la memoria è finita, è finita. È terribile vedere una comunità, un popolo, una cultura che ha perso la sua memoria."

L’Africa non è più quella che era negli anni passati. A questo sviluppo positivo e alla maggiore stabilità economica devono accompagnarsi nuove politiche e un nuovo ruolo del settore pubblico per affrontare le sfide poste dal cambiamento.

Permane una vecchia mentalità, un pregiudizio, incoerenti con il livello di istruzione raggiunto e con la comprensione dei problemi umani, che porta ad accusare i vecchi di stregoneria. È inaccettabile che dopo anni di duro lavoro e di tenacia profusi nella costruzione e lo sviluppo del nostro paese, un vecchio sia trattato in questo modo, quando la società dovrebbe invece apprezzarne il contributo al miglioramento dell’umanità e  delle condizioni di vita. Quello che non produce viene scartato. Dobbiamo contrastare questo pregiudizio.

Il nostro primo incontro con i poveri e specialmente con gli anziani ha portato gioia a ognuno di noi, è stato un rapporto a doppio senso. Myness Nyirenda ci ha detto:" Non mi sento più sola. Dio ha mandato i suoi angeli per accompagnarmi nel mio triste ritorno". Il suo è effettivamente un viaggio solitario nell’oscurità. Una vita in cui nessuno si cura di te, anzi ci si augura che tu muoia e smetta di dare fastidio. È un lungo viaggio nell’oscurità, perché Myness passa la maggior parte del tempo all’interno della casa, dove non c’è luce e i giorni passano senza che si veda il sole. La visita che le abbiamo fatto è stata per lei una visita degli angeli. Ha scoperto che i giovani possono anche essere rispettosi degli anziani, che parole gentili e amorose possono venire da quei giovani che ha sempre avuto paura di incontrare. 

Eppure una volta gli anziani invitavano i giovani per raccontare storie, storie piene di cultura e di insegnamenti. E ai giovani piacevano quegli incontri, da cui riportavano storie di vita reale, per cui i vecchi erano considerati le nostre biblioteche viventi e una fonte di ispirazione. Sulla faccia dei vecchi si vede la dolcezza ma anche la lotta per la vita, per cui possiamo trarne incoraggiamento a superare la tristezza che viene dalle difficoltà della vita, come la mancanza di lavoro o di soldi per pagarsi l’istruzione. È così che si crea una nuova società, un’alleanza fra generazioni in cui ognuno dà e riceve, noi diamo la nostra forza e gli anziani ci danno le loro parole di saggezza e la loro benedizione. Le loro preghiere sono una benedizione per noi, un tesoro per la vita della nostra comunità.

Un anziano una volta mi disse:" Non aspettare troppo a venirmi a trovare, potrei morire nel silenzio". Presentiamo agli anziani il dono di una nuova vita, una vita accompagnata dal rispetto reciproco. Gesù disse a Pietro: "quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi". Dobbiamo imparare che tutti invecchiando diventeremo deboli e avremo bisogno dell’assistenza degli altri.

 

IL VALORE DELLA VITA

Un anziano solo e povero e senza una pensione perde la fiducia in se stesso e si sente inutile e irrilevante. Oltre a fare visite agli anziani la nostra comunità, nelle diverse parti del Malawi in cui opera, cerca anche di coinvolgerli in diverse attività fuori casa che li fanno sentire apprezzati. Ogni volta che noi giovani abbiamo organizzato pranzi, o altri eventi pubblici come dibattiti, gli anziani sono stati in prima linea a guidarci, le loro parole di saggezza hanno sempre accompagnato i nostri discorsi. I parenti di questi anziani sono rimasti colpiti dal rapporto che avevamo instaurato con i loro nonni e hanno cominciato ad avvicinarli, dissipando le antiche paure. Questo è un aspetto importante del creare rapporti tra giovani e anziani: i parenti di questi ultimi, la società intorno a loro cominciano a vederli in modo diverso. Diventiamo come ci dice il Vangelo, nella visita di Maria alla sua vecchia cugina Elisabetta. Maria era impaziente e entusiasta, piena di amore e di premure per la sua vecchia cugina. Così anche noi, siamo impazienti di incontrare gli anziani perché da loro riceviamo consolazione e incoraggiamento. Andiamo controcorrente, in un mondo che sembra solo volersi liberare delle proprie radici dell’amore per gli anziani.

 

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