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8 Settembre 2014 09:30 | Thomas More, Campus Carolus, Aula 006

Un approccio gandhiano alla promozione della pace e ad una crescita economica sostenibile



Sudheendra Kulkarni


Indu, presidente, Observer Research Foundation Mumbai, India

Il XX secolo è stato il più sanguinoso della storia umana. Ha conosciuto due guerre mondiali che hanno complessivamente causato 67 milioni di morti. Ha assistito ad un olocausto. Ha visto la nascita dell’era nucleare, nella quale l’enorme potenza degli atomi è stata sperimentata, non in un laboratorio o in un deserto, ma su due città giapponesi, mentre i bambini erano a scuola o giocavano, uomini e donne erano al lavoro, e il cielo mattutino splendente di sole, fu improvvisamente oscurato da nubi di morte e distruzione.

La sfida dato che ci riuniamo qui per commemorare i cento anni della prima guerra mondiale, è: possiamo rendere il XXI secolo diverso dal XX e da tutti gli altri del passato? Possiamo fare della Pace il Futuro del nostro mondo, quale è proprio il fervido appello di questo incontro interreligioso ed interculturale di Anversa?

In questa sessione stiamo discutendo di come l’economia possa in futuro servire la causa della pace. Presenterò le mie opinioni in materia, che sono ispirate principalmente dal mio studio dell’approccio all’economia del Mahatma Gandhi.

Molti grandi pensatori umanisti dei tempi moderni hanno predicato la non violenza. Tutti sono degni di essere venerati. Tuttavia, ciò che distingue Gandhi è il fatto che la sua “scienza della non violenza” esplora, tra le altre cose, le basi economiche della violenza. Ha anche enunciato un nuovo percorso, eticamente fondato e promotore di pace, di sviluppo economico compatibile con le più elevate possibilità dell’evoluzione umana.

La predizione della prima guerra mondiale da parte del Mahatma Gandhi nel 1908

Oggi viene ampiamente riconosciuto che il colonialismo delle nazioni occidentali è stato la fonte principale di violenza, guerra e sfruttamento. Gandhi non ha solo compreso questo più di un secolo fa, ma ha anche puntualmente predetto che le potenze coloniali avrebbero trasformato l’Europa nel teatro di una guerra catastrofica. In un profetico saggio intitolato “Sarvodaya” (che significa “Il benessere di tutti”), che egli scrisse nel 1908, sei anni prima dello scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, Gandhi aveva detto: “La civiltà occidentale è solo un bambino di cento o anche solo di cinquant’anni. Eppure ha già ridotto l’Europa ad un pietoso ginepraio. Preghiamo perché l’India sia salvaguardata dal destino che ha sopraffatto l’Europa, dove le nazioni sono pronte ad un attacco reciproco, e sono in silenzio solo per via della corsa agli armamenti. Un giorno ci sarà un’esplosione, ed allora l’Europa diventerà un autentico inferno sulla terra”.

Molto è cambiato nel mondo nei cento anni dacché Gandhi scrisse questa accusa all’imperialismo occidentale, ed il cambiamento più notevole è stato la fine dell’epoca coloniale. Fortunatamente, l’Europa – quantomeno un’ampia parte di essa – è divenuta oggi un teatro di pace.

Cionondimeno, c’è stata anche un’impressionante continuità. Il modello occidentale di crescita economica si è diffuso, con qualche variazione, alla maggior parte del mondo.

Nuove forme di violenza generate da un errato paradigma di crescita economica

Inoltre, il modello corrente di crescita economica ha dato origine a molte nuove forme di violenza.
Anche se non abbiamo assistito, dalla metà dello scorso secolo, a stragi di massa di esseri umani della dimensione conosciuta durante le due guerre mondiali, una violenza di tipo differente – e quasi delle proporzioni di una guerra mondiale – ha colpito il pianeta terra in questa nuova epoca di crescita iper-economica. Il “progresso” economico si è risolto in – o meglio, ha proprio reso necessari – i più virulenti attacchi all’ambiente, di cui non se ne sono mai visti simili nella storia umana.

La brutalità dell’uomo nei confronti delle altre specie del pianeta terra può essere descritta solo come un olocausto senza fine. L’ironia sta nel fatto che le altre specie vengono sterminate in nome dello “sviluppo” della specie umana. Chiaramente, la creatura più elevata della Natura si è trasformata nel peggior distruttore delle sue altre creature.

Un’altra nuova forma di violenza dell’era moderna è stata la massiccia perturbazione della più basilare, civilizzante e naturale istituzione dell’umanità: la Famiglia. La disintegrazione della famiglia e delle comunità nell’epoca della rapida urbanizzazione ha condotto all’atomizzazione della società.

La separazione forzata dei lavoratori migranti dalle loro famiglie; le disumanizzanti condizioni di vita dei poveri delle città; la separazione dei genitori anziani dai loro figli nelle famiglie della classe media; la natura inospitale e persino ostile dell’ambiente urbano per gli anziani, i bambini e i disabili; la crescente scarsità di spazi abitabili e di altri servizi fondamentali per tutti tranne che per la minoranza ricca; tutte queste cose non sono manifestazioni di violenza?

Non è una violenza sistemica quando la persona malata rimane senza cure, non per mancanza di servizi sanitari nei dintorni, ma per mancanza di soldi?

Tutte queste numerose manifestazioni di violenza hanno causato un vuoto morale e alienazione nelle società moderne. Il crimine che è cresciuto in quasi tutte le parti del mondo, nelle sue molte nuove e sofisticate espressioni, è pure una forma ed un risultato dell’alienazione.

Verità (Satya) e Non Violenza (Ahimsa): l’antidoto gandhiano alle vecchie ed alle nuove minacce contro la pace

La filosofia di Verità (Satya) e Non Violenza (Ahimsa) del Mahatma Gandhi offre formule preconfezionate per superare i diversi mali, vecchi e nuovi, del mondo moderno? No. Ma ci mostra le strade verso la pace, e queste strade sono illuminate da principi etici che sono indispensabili per riordinare non solo le istituzioni economiche, ma anche le istituzioni della politica, della governante e della società civile.

Guardiamo per esempio a questo conciso ma profondo aforisma gandhiano che spiega i “sette peccati sociali”, che l’Apostolo della Non Violenza considerava le radici di ogni tipo di violenza nella società:

Ricchezza senza Lavoro,
Piacere senza Coscienza,
Conoscenza senza Carattere,
Commercio senza Moralità,
Scienza senza Umanitèà,
Culto senza Sacrificio,
Politica senza Principi.

Gandhi credeva fermamente che il denaro e i mercati debbano essere coniugati agli imperativi della moralità e della giustizia. Secondo lui l’introduzione di valori morali e di giustizia come un fattore da prendere in considerazione nella regolamentazione del commercio internazionale costituiva la pietra di paragone de “l’estensione della legge della non violenza nel campo dell’economia”. Dichiarava: “L’economia che ferisce il benessere morale di una persona o di una nazione è immorale e pertanto peccaminosa”.

Gandhi fu uno dei pionieri del Movimento Ecologista

Gandhi fu uno dei pionieri del movimento femminista o delle pari opportunità. Aveva affermato: “Se la non violenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è delle donne”. Diceva questo perché pensava che la legge che guida l’evoluzione umana non richiede la sopravvivenza del più adatto, ma quella del più gentile.

Gandhi fu uno dei pionieri del movimento per il disarmo nucleare. Egli denunciava gli armamenti nucleari come “un uso diabolico e peccaminoso della scienza”.

Gandhi fu uno dei pionieri del dialogo interreligioso. Non solo predicava, ma praticava come sostanza della sua missione di vita la promozione dell’armonia e della miglior comprensione tra tutte le religioni del mondo.

Quindi credo che, nel guardare ai prossimi cento anni, dovremmo cercare illuminazione ed ispirazione dal Mahatma Gandhi e altri simili grandi maestri dell’umanità.

Cinque idee per un progresso economico e sociale non violento


Amici, dato che ricordiamo i cento anni dall’inizio della prima guerra mondiale in questa conferenza interreligiosa di Anversa, è nostro dovere guardare ai prossimi cento anni e oltre e domandarci: che tipo di mondo dovremmo creare per noi stessi e per le generazioni future?

Dovrebbe essere un mondo che ripeta le follie, le tragedie, gli stermini ed altri crimini del passato? O dovrebbe essere un mondo che sfrutta l’energia morale che ha acquisito dal passato per creare un futuro nuovo – un futuro senza guerre e conflitti violenti?

La risposta è ovvia. È ovvio che è necessario un futuro migliore. Ciò che non è così ovvio è che un futuro migliore è possibile. È nostro dovere dissipare l’atmosfera di assenza di speranza e cinismo creando attivamente, attraverso idee concrete, dialoghi e azioni, una nuova atmosfera di speranza e fede in tutto il mondo.

In quanto prima, principale ed unica organizzazione dedicata alla governance globale, è responsabilità delle Nazioni Unite sviluppare e realizzare un’agenda per i prossimi cento anni, per un mondo senza guerre e crimini violenti. Le Nazioni Unite dovrebbero creare questa agenda in cooperazione con governi, organizzazioni internazionali, organizzazioni religioso-culturali e la società civile globale.

Qui vorrei presentare in breve cinque praticabili idee per tale agenda.

1. Mettere fuori legge le guerre tra Stati nazionali.

I grandi sogni hanno bisogno di idee coraggiose e di una decisa azione collettiva per la loro realizzazione. Quindi , se noi sogniamo un nuovo futuro per la specie umana, si deve partire col dichiarare fuori legge e illegittime tutte le guerre tra gli Stati nazionali. Intraprendere o partecipare ad una guerra difensiva è considerato legittimo dal diritto internazionale predominante. Tuttavia, il legittimo diritto alla difesa di tutte le nazioni del mondo può essere garantito dallo sviluppo di un nuovo sistema di sicurezza bilaterale, regionale e globale.

In ogni caso le tradizionali fondamenta degli stati nazionali sovrani stanno diventando sempre meno rilevanti nell’epoca della globalizzazione e della formazione di nuove comunità transnazionali via internet.

Davvero, l’iniziativa coraggiosa e profetica dell’Unione Europea mostra che le sovranità nazionali in un blocco regionale possono essere messe in comune senza minacciare gli interessi degli stati membri né far perire la loro identità nazionale.

Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Stati membri dell’ONU si sono effettivamente fatte avanti per discutere e firmare vari trattati di pace e sul controllo degli armamenti, compreso un trattato per frenare la proliferazione degli armamenti nucleari e di altri armamenti di distruzione di massa. Alcuni di questi trattati hanno effettivamente prodotto dei buoni risultati, sebbene parziali.

Adesso il sistema dell’ONU deve essere stimolato per pensare in grande e coraggiosamente bandendo le guerre tra gli Stati nazionali.

2. Smilitarizzare le relazioni internazionali riorientando l’economia di guerra verso un’economia sociale

La spesa militare complessiva di circa 1,7 trilioni di dollari USA è uno dei più grandi scandali morali dei nostri tempi. Ciò ha tenuto in funzione un’economia di guerra che è enormemente dispendiosa. L’economia di guerra ha pure marginalizzato l’economia sociale, non solo nei paesi poveri, ma anche in un paese ricco come gli Stati Uniti d’America.

Davvero, i grandi produttori di armi e i governi che li sostengono hanno un interesse consolidato a mantenere vivi dispute e conflitti.

Gli amanti della pace di ogni epoca hanno sognato di trasformare “le spade in vomeri”. La realizzazione di questo sogno richiede una drastica riduzione delle spese militari dei governi nazionali, soprattutto delle grandi potenze, e la destinazione delle risorse così risparmiate ad eliminare la povertà, la fame, le malattie e la mancanza di abitazioni dal nostro bel pianeta.

L’economia di guerra deve essere smantellata. Si deve spostare l’enfasi dalla difesa nazionale ad un nuovo sistema di sicurezza globale regionale, basato su equi meccanismi di risoluzione delle dispute.

3. Bandire le “armi finanziarie di distruzione di massa” che causano crisi come quella del 2008

Al cuore delle crisi economiche ed ecologiche dei nostri tempi c’è la stessa struttura finanziaria dominante. Questa struttura è composta da banche gigantesche e istituzioni finanziarie che posseggono una ricchezza maggiore di quella corrispondente al prodotto interno lordo complessivo di tutti i paesi poveri del mondo.

Tutte queste organizzazioni sono al servizio di un gigantesco mostro economico i cui interessi configgono coi bisogni tanto della gente comune quanto dell’ecologia del pianeta, ma che non è responsabile innanzi a nessuno.

Questo non è la normale forma di commercio conosciuta e praticata per migliaia di anni nelle civiltà di tutto il mondo. Questo è commercio trasformato in un casinò globale. Ed un casinò arricchisce pochi e impoverisce molti.

Il tracollo finanziario del 2008 in Occidente, che ha sprofondato le economie americane ed europee in una serie di crisi interconnesse, è una prima avvisaglia di più grandi ondeggiamenti ciclici, bolle speculative, recessioni, povertà, guerre commerciali, inquinamento, sgretolamento di comunità. Persino un investitore multimiliardario come Warren Buffet ha paragonato “le innovazioni finanziarie non regolate” a “armi finanziarie di distruzione di massa”.

Perciò è giunto il momento perché il mondo riformi democraticamente la struttura finanziaria globale. Il nuovo sistema deve dare la massima priorità all’eliminazione della povertà, della fame, delle malattie e delle privazioni, ed anche alla rivitalizzazione dell’ambiente, in tutto il mondo.

La nuova struttura finanziaria ed economica dovrebbe inoltre incoraggiare innovazioni come “le cripto-valute”, “l’economia circolare” (che punta sull’abolizione dello spreco e sulla sostenibilità), “la gestione comunitaria fiduciaria del denaro”, ecc.

4. Coniugare il valore economico con quello etico ed ecologico

Non è una coincidenza che il vocabolo fondamentale dell’etica e dell’economia sia lo stesso: valore. L’etica riguarda i valori che ci guidano a vivere e ad organizzare la nostra vita nel modo giusto. L’economia riguarda la creazione di valori con l’ausilio della produzione e della distribuzione di prodotti e servizi necessari agli esseri umani per vivere la loro vita. Perciò, c’è una connessione intrinseca e un imperativo cognitivo dell’uomo a che l’economia segua l’etica.

Questa etica della creazione di un progresso economico dal volto umano deve comprendere la protezione delle inestimabili ricchezze ecologiche del nostro pianeta. In effetti, Gandhi aveva esteso il concetto di amministrazione fiduciaria – il concetto per cui nelle società umane il ricco ed il forte hanno l’obbligo morale di prendersi cura del povero e del debole – al di là dell’economia, fino al regno naturale; gli esseri umani, dichiarava, “sono gli amministratori fiduciari del regno animale”.

In altre parole l’uomo deve divenire non violento nei confronti del sistema ecologico complessivo di cui è parte integrante.

5. Le grandi potenze hanno una maggiore responsabilità

Un’esigenza chiave dell’economia non violenta è l’adozione della virtù della cooperazione al posto dell’insalubre e distruttiva competizione senza scrupoli, in tutte le attività economiche. Come in ogni altra cosa, Gandhi assegnava una più grande responsabilità alle grandi potenze (che oggi includono Cina ed India) che non alle nazioni piccole e deboli, nella promozione della non violenza e della pace nel commercio internazionale. “Le grandi nazioni [devono smettere] di credere nella alienante competizione e di moltiplicare i bisogni e così accrescere le loro ricchezze materiali”.
Questo comandamento non è mai stato così valido come ai giorni nostri.

Concludo i miei pensieri dicendo che la comunità di sant’Egidio dovrebbe assumere la direzione dello sviluppo di una visione per i prossimi cento anni al fine di creare un mondo senza guerre e conflitti violenti.

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