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7 Settembre 2014 17:00 | Stadsschouwburg

Relazione



Herman Van Rompuy


Presidente del Consiglio Europeo
Signore e Signori, cari amici
 
Appartenere all’Unione Europea significa innanzitutto e soprattutto aderire a valori fondamentali. Valori quali i diritti umani, la pace, la giustizia, la libertà, la tolleranza, la responsabilità, la solidarietà e l’amicizia.
Sì, ho detto “amicizia” – e immagino che alcuni di voi possano essere sorpresi nel sentire questa parola usata nel contesto della politica. Ma ricordiamoci che il primo trattato franco-tedesco del dopo-guerra fu chiamato “Trattato di Amicizia”.
Amore, amicizia, tolleranza, perdono e pace. 
E mi sembra che la parola “pace”  – il valore della “pace” – sia quella che meglio coglie l’autentica essenza del progetto Europeo su cui abbiamo duramente lavorato sin dalla fine della Seconda Guerra mondiale. 
Dopo tutto, stabilire, mantenere e far progredire la pace e una battaglia costante. Una battaglia che dobbiamo combattere giorno per giorno. 
Le parole del Presidente Mitterrand sono ancora vere: "Il  nazionalismo è la guerra". Egli intendeva il nazionalismo radicale: quando la Gloria della nazione viene posta sopra ogni altra cosa. Oggi dobbiamo tenere a mente queste parole, guardando agli interventi militari e al bilancio di vittime in Ucraina.
Come disse il Santo Padre, Papa Francesco, nel giugno di quest’anno accogliendo Shimon Peres e Mahmoud Abbas in Vatican, e cito :
"Fare la pace richiede coraggio, molto più di quello che richiede fare la guerra. Richiede il coraggio di dire sì all’incontro e no al conflitto; sì al dialogo e no alla violenza; sì ai negoziati e no alle ostilità; sì al rispetto degli accordi e no agli atti di provocazione; sì alla sincerità e no alla duplicità. Tutto questo richiede coraggio e richiede forza e tenacia " (fine della citazione).
Ciò è più vero che mai oggi dopo questa tragica estate, con atrocità quali l’abbattimento di un aereo passeggeri o la barbarie in Iraq e Siria. 
Coraggio, forza, tenacia: sono l’autentica ragion d’essere dell’Unione Europea.
 
Infatti, se c’è un valore che ha consentito all’Unione Europea di resistere, è la pace. Dopo più di 1500 anni di guerre fratricide, una lista quasi infinita di trattati di pace rotti in successione e la distruzione dell’Europa, la morte di 10 milioni di uomini e donne in due guerre mondiali, la rinascita dell’Europa è stata resa possibile dal perdono, dalla riconciliazione e dalla cooperazione tra i popoli d’Europa.
Robert Schuman  simbolicamente ci ha avviato a questo rinascimento europeo il 9 maggio 1950. Parlando alcuni mesi dopo questa dichiarazione, Robert Schuman affermò chiaramente che  "la fiducia tra popoli non si improvvisa e non si impone   [...]. Possiamo raggiungerla solo  [egli disse] attraverso la cooperazione all’interno di una cornice più ampia in cui un certo numero di noi dimostra la propria buona volontà. Questa cornice è l’Europa."  Poiché, infatti, l’Europa è un concetto generoso. E’ l’attuazione pratica di perdono e riconciliazione. 
Questa pace non può essere solo una parola. Questa pace può essere 
raggiunta  solo sulla base della fiducia  ("confiance" in francese, da "se fier à" che significa "aver fiducia in"), che deriva, in Europa come altrove, dalla riconciliazione. 
Riconciliazione che si fonda sul perdono, un concetto teologico che i Padri Fondatori del progetto Europeo portarono nella sfera politica. Abbiamo raggiunto la riconciliazione dopo guerre di crudeltà senza precedenti. Il perdono è venuto come una conversione dopo un Calvario. La riconciliazione è quindi alle radici dell’”essere insieme” ("togetherness") Europeo, per usare questa ottima espressione inglese.
Ciò comporta che abbiamo fatto pace con noi stessi, perché non c’è pace esterna se non si è raggiunta la pace interna. Riconciliazione che non viene dal dimenticare, perché nulla di duraturo si costruisce negando il passato.  
Essere riconciliati significa accettare il passato. Non per comprenderlo o scusarlo, ma per superarlo. Questo è l’unico modo per conseguire una pace duratura. La riconciliazione è in corso nei Balcani occidentali.  La normalizzazione dei rapporti tra Serbia e Kosovo è stata una pre-condizione per la candidatura della Serbia a membro dell’Unione Europea. Due anni fa – ricordate – eravamo insieme a Sarajevo, sempre per un incontro di  Sant' Egidio.
Se deve essere duratura, la pace deve anche essere solidamente fondata. Non si può “forzare” la pace e troppi insuccessi sono stati provocati dalla mancata comprensione delle premesse originarie. Non possiamo avere una pace permanente se noi non viviamo in pace – se non eliminiamo la violenza da noi stessi. 
Per questo motivo dobbiamo stabilire dei vincoli permanenti di pace a cominciare dalla nostra libera volontà, senza ingannare noi stessi o gli altri, mostrando atti di rispetto ogni giorno, atti di amore e giustizia verso gli altri e verso noi stessi. Atti di rispetto che equivalgono ad atti di pace. 
Dobbiamo riunire le persone. Le persone che si sono incontrate , si conoscono e cominciano a rispettarsi reciprocamente. 
Levinas aveva ragione quando parlava di  "le visage de l'autre" e dell’appello etico che viene da questo incontro. I milioni di giovani che si incontrano attraverso il progetto Erasmus: essi  non diventeranno mai euro-scettici. 
Per svilupparsi, la pace ha bisogno di poter contare sul senso profondo di un destino comune e di valori condivisi. E questo è il punto in cui l’Unione deve giocare il suo ruolo appieno. 
Se la pace è un valore di per sé, un valore il cui prolungamento ultimo è l’amore, la nostra Unione invece non è di per sé un valore (nel senso di un fine da raggiungere). Essa è solo un mezzo, anche molto efficace, di servire i valori di cui è garante e che al tempo stesso la trascendono. 
Ancora oggi, l’Unione non ha cessato di crescere. Lo fa senza versare una sola goccia di sangue. Abbiamo iniziato in sei paesi e ora siamo 28 e la storia non è finita. C’è una lista d’attesa. Ricordate  le bandiere Europee su Maidan nell’inverno di quest’anno. Una prova di questa “nuova Europa” è l’elezione del Premier polacco a presidente del Consiglio Europeo, 25 anni dopo la caduta del muro di Berlino.
E i “nuovi membri” attribuiscono al valore della pace nell’Unione un’importanza che supera quella attribuitale dai “vecchi membri”, che talvolta hanno tristemente dimenticato le lezioni del passato …….
Per i “nuovi membri”, la Guerra Fredda è finita solo nel 1989 e per i popoli dei Balcani occidentali la guerra civile e il genocidio sono ancora, tristemente, delle memorie vive.
Ma  'Opus justitiae pax'. Le nostre società stanno affrontano ora una crescente povertà, disoccupazione e crescenti diseguaglianze. Queste preparano la strada al populismo, all’estremismo e a sentimenti anti-europei. L’ Europa è considerata da molti non sufficientemente  ‘attenta e protettiva’ per tutti gli Europei.  
Dobbiamo riequilibrare la bilancia. E’ essenziale per l’Unione essere presente anche dal lato della protezione; è urgente che l’Unione non sia vista solo come un beneficio per le imprese, ma anche per i lavoratori; non solo per coloro che “sono mobili”, ma anche per coloro che”stanno fermi”. La giustizia è al cuore dei nostri dibattiti politici e sociali, poiché l’ingiustizia è una minaccia ad una società armoniosa. Crea antagonismo, inimicizia, razzismo. Per questo abbiamo così bisogno di più crescita economica e di una più equa distribuzione del reddito. So per esperienza che non ci sono soluzioni miracolose, ma so anche quanto grande è la sfida e quali le conseguenze se falliamo. Questo è tanto più vero su scala globale. La povertà e l’estrema povertà sono diminuite in Cina, India, Sud America ma sono ancora elevate. Il fanatismo religioso è un risultato, non solo ma anche della povertà, della mancanza di speranza. I conflitti religiosi sono spesso solo all’apparenza religiosi. Per questo l’Unione europea è un’Unione che si rivolge all’esterno, un vero soft power.
L’Europa non è perfetta, ma noi forniamo metà dell’aiuto allo sviluppo nel mondo, siamo il maggior donatore di aiuti umanitari.
L’Unione Europea è l’idea -guida della possibilità e necessità della solidarietà tra persone e popoli, basata sulla responsabilità di ciascuno verso se stesso e verso quello che i cristiani chiamano il “prossimo” e che gli altri, talvolta anche i cristiani, chiamano il “fratello” o semplicemente lo straniero in viaggio ………..
Responsabilità e solidarietà vanno insieme con diritti e doveri verso gli altri. Vorrei che questo fosse ricordato da tutti coloro che invocano un ripiegamento,  coloro il cui accresciuto egoismo mette l’Europa alla prova. Questo egoismo è espresso non solo nel rifiuto di aiutare gli altri nei momenti difficili, ma anche  nel rifiuto di accettare le proprie responsabilità verso gli altri.
Vivere in pace significa vivere con gli altri in solidarietà e con responsabilità. Abbiamo sentito questa interdipendenza durante la crisi nell’eurozona. Siamo tutti sulla stessa barca se vogliamo sopravvivere. 
Per concludere, speriamo che in futuro, nell’Unione, possiamo continuare a dire, parafrasando Aristide Briand, Ministro francese negli anni ’20 e premio Nobel: 
"Dico che l’Europa non è diminuita nè ha ridotto la propria forza, quando, libera da disegni imperialistici e servendo solo idee di progresso e umanità, si alza e dichiara direttamente al mondo: Io proclamo su di te la pace”
 
Grazie.
 

 

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