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7 Settembre 2009 09:30 | Teatro J. Słowacki

Contributo



Michael Schudrich


Rabbino Capo di Polonia

Oggi siamo qui riuniti per ricordare il luogo più orribile che sia mai esistito sulla terra, il campo di morte della Germania nazista di Auschwitz-Birkenau. Questa affermazione non necessita di spiegazioni. Sono trascorsi 64 anni dalla sua liberazione. Perché dobbiamo ancora ricordare? Che differenza fa? Tante altre tragedie sono accadute nella storia del mondo e dopo la seconda guerra mondiale altri genocidi sono stati perpetrati. Perché dunque noi, uomini e donne di questo mondo, abbiamo un obbligo fondamentale di ricordare proprio Auschwitz?

Il genocidio degli ebrei compiuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale è stato il più vasto e più compiuto genocidio nella storia del mondo. Sei milioni di ebrei sono stati assassinati solo perché ebrei di nascita. L’80% degli appartenenti alla comunità ebraica europea è stato ucciso, 1/3 della popolazione ebraica mondiale. E Auschwitz è il luogo dove il più alto numero di ebrei ha trovato la morte. Essendo dunque il più terribile esempio di genocidio, ogni essere umano ha l’obbligo di ricordare e di ripetere agli altri ciò che siamo capaci di farci l’un altro.

Perché Dio nel versetto 17 del cap. XXV del Deuteronomio ci ammonisce: "Ricordati di ciò che ti fece Amalek, durante il viaggio, quando usciste dall’Egitto"? Perché ricordare questo crudele attacco al popolo ebraico? Non è meglio dimenticare? Perché ricordare la crudeltà, perché ricordare la sofferenza?

Ogni volta che ci incontriamo, ogni volta che anche un solo individuo ricorda il genocidio nazista e parla dell’Olocausto o rievoca l’assassinio di ebrei, polacchi, rom e altri, ogni volta che lo facciamo allontaniamo un po’ il rischio che ciò possa avvenire di nuovo. Ogni preghiera, ogni conferenza, ogni parola pronunciata contro ciò che è accaduto qui ad Auschwitz - e questo accade ancora, in scala minore, in altri luoghi come il Darfur - rendono meno possibile l’eventualità che ciò accada di nuovo. Ogni volta che noi  "ZACHOR", ricordiamo, allontaniamo un po’ il mondo dalla possibilità di ripetere gli orrori di Auschwitz. 

Con l’aiuto di Dio, questa non sarà solo la nostra speranza, ma sarà anche la nostra verità.


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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