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7 Settembre 2009 16:30 | Teatro J. Słowacki

Contributo



Gijun Sugitani


Scuola Buddista Tendai, Giappone

23° incontro mondiale di preghiera per la pace
Organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Arcidiocesi di Cracovia
7 settembre 2009
Giovanni Paolo II e lo spirito di Assisi
Gijun Sugitani
Rappresentante e consigliere supremo della Scuola Tendai- Giappone


Presidente e cari amici, permettetemi di esprimere i miei più sinceri ossequi a tutti voi. Sono trascorsi 20 anni dalla mia ultima visita in Polonia, ed è per me una grande gioia essere di nuovo a Cracovia. Quella mia visita fu prima del crollo del muro di Berlino; tuttavia allora compresi quanto le amabili persone  polacche attendevano con ansia quei cambiamenti che si sarebbero verificati di lì a poco.
Come senz’altro sapete, essendo stata risparmiata dai danni della II guerra mondiale, Cracovia ha potuto conservare i molteplici e splendidi tesori della sua antica cultura. Io vengo dal monte Hiei, il luogo più venerato per la scuola del Buddismo Tendai, situato vicino l’antica e bella città di Kyoto. Anche Kyoto è stata salvata dalla devastazione della seconda guerra mondiale e ha potuto così conservare il suo patrimonio culturale. Queste due meravigliose città sono state benedette da una sorte particolarmente benigna, per questo mi sento molto vicino alla città di Cracovia.
Cracovia è anche la sede dell’Università Jagellonica, un’istituzione importante, e alma mater del padre dell’astronomia moderna, Nicolò Copernico. Codesta università è anche orgogliosa di essere l’alma mater del papa Giovanni Paolo II. Mi sento molto onorato di avere oggi l’opportunità di parlare di lui e dello spirito di Assisi in un luogo che gli è così familiare.
Il pellegrinaggio della preghiera della pace mosse i suoi primi passi proprio ad Assisi nel 1986 e raggiunse Varsavia nel 1989. Dopo aver pregato per la pace in quella splendida città, ci recammo in visita ad Auschwitz e Birkenau per deporre fiori e offrire la nostra preghiera per quelli che in quei luoghi morirono in un modo così orribile. Nei venti anni successivi, abbiamo svolto gli incontri di preghiera per la pace in vari luoghi in Europa. Torniamo ora ad Auschwitz Birkenau, decisi a confessare le nostre colpe e fare un patto comune per rinnovare il nostro impegno per la pace. Vogliamo offrire la nostra sentita preghiera ricordandoci delle parole che sua Santità Giovanni Paolo II pronunciò in occasione della giornata mondiale per la pace nel 2002: “Le terribili sofferenze dei popoli e dei singoli, anche tra quelli che erano miei amici o conoscenti, causate dal nazismo e dal comunismo sono state sempre vive nei miei pensieri e nelle mie preghiere”.
Il papa Giovanni Paolo II era nato in un sobborgo di Cracovia. Dovette affrontare dapprima il trauma della perdita della madre a soli nove anni e poi, all’età di 12 anni, quello della scomparsa del suo fratello maggiore.  Quando iniziò a studiare all’Università Jagellonica, i nazisti avevano da poco invaso la sua patria. Ebbe una vita difficile, sopravvisse guadagnandosi il pane con il lavoro in miniera e perse il padre all’età di 20 anni. Aveva appena compiuto 22 anni, quando iniziò a frequentare un seminario clandestino per poter diventare prete. Le sofferenze e il dolore che patì sotto il dominio nazista sono sicuramente state il presupposto delle sue attività successive come uomo di chiesa.
Presto divenne arcivescovo di Cracovia e fu eletto papa nel 1978. Avendo vissuto durante il regime comunista in Polonia e sperimentato l’oppressione dei diritti umani, della libertà di parola e di religione, concentrò tutti i propri sforzi per costruire un mondo in cui tutti potessero vivere in pace come membri di un’unica comunità umana.
Il papa Giovanni Paolo II aveva molto riflettuto sulla sua esperienza di vita e deciso di riformare la chiesa. Aveva partecipato al Concilio Vaticano II contribuendo alla stesura della Gaudium et Spes, “gioia e speranza”, la costituzione pastorale della chiesa nel mondo moderno. In seguito,  proprio per favorire l’apertura della chiesa, cercò il dialogo con le altre religioni, portando quel richiamo e quella speranza di unità ben oltre i confini della fede cristiana. L’interazione tra le diverse religioni si basa su tre importanti elementi:

   (1) uguaglianza.
   (2) rispetto.
   (3) comprensione.

Quando visitò il Giappone nel febbraio 1981, invitò i leader religiosi all’ambasciata della Santa Sede a Tokyo per parlare di quanto fossero necessarie dialogo e cooperazione tra le varie religioni mondiali al fine di risolvere i difficili problemi cui l’umanità si trova a far fronte. Citando alcune parole di Saicho, monaco buddista dell’VIII secolo, ci disse che il dialogo e la cooperazione devono fondarsi sul desiderio che “la più alta espressione della compassione è nell’agire per l’interesse degli altri senza pensare al proprio” Saicho, uno dei più noti monaci della storia giapponese, fondò circa 1200 anni fa la denominazione del Buddismo Tendai e il tempio buddista del Monte Hiei, un posto conosciuto per essere la montagna madre del buddismo giapponese. Il fatto che il papa avesse usato le parole di Saicho colpì positivamente tutti quelli che erano presenti all’incontro.  Proprio usando quelle parole il Papa iniziò quel processo di conoscenza e di dialogo con noi manifestandoci il suo rispetto. Questo ci impressionò e ci servì per capire e promuovere attivamente il dialogo tra le varie religioni.
Vorrei citare un altro discorso fatto dal papa durante la sua visita nel 1981, quello dell’appello di pace ad Hiroshima, il luogo dove scoppiò la prima bomba atomica. Espresse il suo forte impegno per la pace nel mondo e per evitare la perdita di vite umane con queste parole: “ho voluto fare questa visita al monumento alla pace di Hiroshima per una convinzione personale profonda quella cioè che ricordare il passato significa impegnarsi per il futuro”. Questa è la benevolenza che il papa, uomo che non avrebbe mai potuto dimenticare il dolore e le sofferenze che la guerra aveva causato nel corso della sua vita, mostrò a quelli che avevano sofferto ad Hiroshima.
Vorrei ora parlare di Assisi, il punto di partenza di questo nostro pellegrinaggio di preghiera per la pace. Il 28 ottobre 1986 era una giornata molto fredda ad Assisi come se fossimo stati nel cuore dell’inverno. Tuttavia, l’entusiasmo di quelli che desiderando la pace si erano raccolti insieme sembrava riscaldare l’atmosfera. Fu un evento senza precedenti nella storia, capi religiosi provenienti da varie parti del mondo si raccolsero insieme, contemporaneamente nello stesso luogo per pregare. Il primo giorno di preghiera per la pace nel mondo si  svolse dunque ad Assisi organizzato da Sua Santità, papa Giovanni Paolo II.
Il papa parlò a tutti i presenti: “Ho scelto la città di Assisi come luogo della nostra giornata di preghiera per il significato particolare di quell’uomo santo che viene venerato qui, san Francesco. Egli è conosciuto e adorato da molti in tutto il mondo come simbolo di pace, riconciliazione e fraternità. Ispirati dal suo esempio, dalla sua mansuetudine ed umiltà disponiamo i nostri cuori alla preghiera nel silenzio interiore.
Che questo giorno sia l’anticipazione di un mondo pacifico”. Lo spirito di Assisi nacque con queste parole ed è stato tenuto vivo da allora in tutto il mondo. 
La Comunità di Sant’Egidio ha continuato a tener vivo lo spirito di Assisi, invitando i rappresentanti delle varie religioni a riunirsi di nuovo a Roma l’anno successivo. Da allora la comunità ha promosso un pellegrinaggio di pace in varie città europee anno dopo anno, finché quest’anno siamo giunti a Cracovia. Etai Yamada, 253° monaco supremo della scuola Tendai dopo che Saicho fondò l’ordine, fu invitato all’incontro di preghiera per la pace ad Assisi. Allora propose che tutti si incontrassero di nuovo in Asia l’anno successivo ed organizzò un incontro simile, il primo summit interreligioso di preghiera del monte Hiei.
Questo incontro per la giornata di preghiera per la pace nel mondo del monte Hiei si è tenuto nei 22 anni passati in collaborazione con vari rappresentanti religiosi in Giappone. Il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha partecipato all’incontro quest’anno ed ha rivolto queste parole ai presenti: “I pilastri della pace sono verità, giustizia, amore e libertà, e la preghiera è un altro elemento importante. La preghiera ha mantenuto vivo la spirito di Assisi. Si sono tenuti molti incontri di preghiera per la pace con l’impegno della Comunità di sant’Egidio in Europa e con la collaborazione di varie religioni sul Monte Hiei in Giappone. Incontrarsi con i rappresentanti di diverse fedi religiose, collaborare, stabilire un dialogo e pregare non solo per le proprie comunità ma per la felicità di tutti contribuisce alla pace nel mondo”. Il cardinal Tauran ha anche lodato l’impegno che rende possibile il perdurare di questi due incontri di preghiera per la pace nel mondo. Assisi è associata innanzitutto con San Francesco, che ha dedicato la sua vita alla povertà, tuttavia le parole della sua preghiera per la pace non sono solo per i cristiani ma anche per persone di fedi religiose diverse. La sua preghiera si apre con la richiesta, “Signore, fa di me uno strumento della tua pace” e continua, “dove c’è offesa,che io porti perdono.” e infine “perdonando siamo perdonati.”
I terribili attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a New York sono stati un’offesa allo spirito di san Francesco e alle nostre preghiere per la pace. Il papa Giovanni Paolo II pronunciò queste parole nel suo messaggio per la pace immediatamente dopo gli attacchi:
    “Non c’è pace senza giustizia, e non c’è giustizia senza perdono; I leader religiosi mondiali favoriranno la formazione di una pubblica opinione moralmente corretta. E’ questo il presupposto necessario per l’edificazione di una società internazionale capace di perseguire la tranquillità dell’ordine nella giustizia e nella libertà. Il servizio che le religioni possono dare per la pace e contro il terrorismo consiste proprio nella pedagogia del perdono”
Così lo spirito di Assisi si diffonderà in tutto il mondo senza cedere a nessun potere. Il messaggio al mondo dal monte Hiei nell’agosto 1987 iniziava con queste parole, “essere raccolti qui insieme per pregare per la pace significa far vivere lo stesso spirito della giornata mondiale di preghiera per la pace tenuta ad Assisi nell’ottobre 1986, quando i leader delle differenti tradizioni religiose mondiali si riunirono per pregare insieme per la pace” e si concluse con l’appello “Possa il nostro esempio di convenire insieme qui per pregare per la pace essere seguito e moltiplicato in altre parti del mondo; e possa essere concesso il grande dono della pace che tutta l’umanità desidera”
Io, insime a tutte le persone di fedi religiose diverse provenienti da diverse parti del mondo e riuniti qui a Cracovia, voglio mettere la mia fede a disposizione per lavorare affinché venga il giorno in cui lo spirito di Assisi spiri in ogni angolo del mondo. Grazie
 


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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