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04/12/2016
Liturgia della domenica

Preghiera ogni giorno


 
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7 Settembre 2009 16:30 | Palazzo del Comune di Cracovia – Sala A

Contributo



Katherine Marshall


World Faiths Development Dialogue, USA

Comunità di Sant’Egidio, Preghiera per la Pace, Cracovia, Polonia, Settembre 6-8,2009
Questione Spirituale e crisi economica
E la Povertà? Crisi, Povertà, e il Ruolo della Fede
Katherine Marshall, Berkley Center, Georgetown University


Quest'anno, amaro di dolorose notizie sulla vita economica, si è tradotto in milioni di storie di delusione (nel migliore dei casi) e di miseria (nel peggiore dei casi). Tuttavia, come sempre accade, l'impatto è stato sentito più severamente da coloro che sono meno in grado di rispondere: le persone e le società più povere del mondo. E tale dimensione ha ricevuto finora troppo poca attenzione. Ora che c'è speranza per la ripresa, nonostante prospettive nebbiose, c'è un nuovo e ancora più grande pericolo: che la sfida della povertà sarà trascurata nella corsa per la ripresa e nel desiderio di metterci la crisi dietro le spalle.

Una delle idee più poderose dello “Spirito di Sant'Egidio” è che la pace e la povertà, i diritti e la giustizia, sono così strettamente collegati che, nella ricerca di soluzioni, non possono essere considerati in modo isolato. Ed è bene ricordare ciò che Andrea Riccardi ha chiamato “miracoli moderni” - la realtà che la povertà e la miseria NON sono inevitabili. Il mondo ha le risorse e l'esperienza per cambiare l'antica maledizione, che la povertà sia sempre con noi come parte della condizione umana. Possiamo veramente lavorare e sperare per qualcosa di molto diverso dalla passata e della presente realtà, per una realtà in cui ogni essere umano possa vivere la sua vita con dignità, sviluppando il suo pieno potenziale, e gustare la ricca diversità del nostro mondo recentemente interconnesso. Porre fine alla povertà è una ricerca spirituale centrale per l'umanità. Questo è vero nei momenti buoni, ma ancora di più in tempi di crisi.


La Crisi: impatto sui poveri
È motivo di frustrazione costante per me che sappiamo così tanto di operazioni finanziarie e di mercato, fino ai dettagli più complessi, e così poco di indicatori dello stato dell’uomo, che sono invece i barometri del livello di benessere sociale. Ad esempio, il migliore indicatore del mutare delle circostanze in una società, può essere considerato il peso alla nascita del bambino. Ma non vi è alcuna indicazione giornaliera di questi indicatori nei giornali e nemmeno nelle relazioni riservate. Non abbiamo nessun numero tangibile che ci indichi quanti bambini vivono per strada. Facciamo affidamento su relazioni frammentarie e sondaggi per conoscere  l'impatto dei cambiamenti economici. Facciamo affidamento - e dovremmo essere in grado di farlo molto di più - sulla testimonianza e sulle relazioni delle comunità di fedeli, che sono così tanto presenti, per sapere che la vita sta cambiando e dove si trovano i punti critici.
Ma anche senza dati certi sappiamo bene che l'impatto della attuale crisi sui poveri è stato devastante, e che i suoi effetti in molti settori stanno solo iniziando a farsi sentire.
Il primo segno di crisi, sentito in tutto il mondo, ma in maniera particolarmente acuta in Africa, è stato il forte aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Poiché la maggior parte delle famiglie povere spendono gran parte del loro reddito per l'alimentazione, questo shock ha effetti molto ampi. E continua, e fa parte di un grande cambiamento della situazione a livello mondiale: la scarsità di cibo è una nuova importante realtà e sfida.
Il lavoro è fondamentale per la dignità umana. Gli Stati Uniti oggi festeggiano il Labor Day, e il paragrafo nella recente Enciclica, Caritas in Veritate, sul Lavoro Dignitoso è una corretta sottolineatura del fatto che il lavoro sia fondamentale per la realizzazione umana, per la dignità umana. Centinaia di milioni di persone hanno perso il posto di lavoro e lottano per trovare un lavoro, anche temporaneo. Gli immigrati inviano meno soldi a casa. I turisti annullano i viaggi e posti di lavoro sono persi. Gli effetti di una economia interconnessa sono veloci e vanno lontano. Come esempio, l'Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO) stima che, a causa della crisi economica, si preveda un aumento del numero delle donne disoccupate fino a 22 milioni nel periodo 2007-2009.

I governi sentono la sofferenza dell’economia e cercano modi per tagliare le spese. Spesso i programmi sociali sono i primi a venir tagliati - nonostante i seri sforzi per difendere la spesa sociale.

Le famiglie devono lottare per andare avanti. Ciò significa spesso non mandare i bambini a scuola o rimandare le cure mediche. Tensioni in famiglia, lo sentiamo da innumerevoli racconti, spingono i bambini sulla strada, e cadono vittime della violenza. Donne e bambini sentono il peso della crisi in modi che solo ora cominciamo a misurare e descrivere. Ma è una realtà che è estremamente chiara.

E la generosità della filantropia - fondazioni, doni personali, e le società di "venture philanthropy" - resiste all’inizio, quando la crisi colpisce, ma anch’essa è in declino e importanti e degni programmi in tutto il mondo stanno affrontando una drastica riduzione dei finanziamenti. Le promesse di aiuto allo sviluppo, sempre fragili e sempre in qualche modo a breve durata, sono a grande rischio. Gli emozionanti  progressi compiuti per il trattamento dell'HIV e dell'AIDS per i milioni che ne hanno bisogno è minacciato dai tagli al bilancio.
Seri sforzi per imparare la lezione dalle crisi del passato, per far fronte a problemi futuri, e per rispondere alle nuove esigenze stanno avendo degli effetti. Tuttavia, la cruda realtà è che le politiche e i programmi raggiungono solo una frazione di quelli che ne hanno bisogno.

Guardando al Futuro?
In mezzo alle notizie cupi e le previsioni tristi, dovremmo ricordare che le crisi offrono sempre opportunità di reale cambiamento. Possiamo sperare che questa crisi avrà l’effetto di risvegliare le coscienze e portare a riaccendere l’attenzione a lavorare per quella società più giusta a livello mondiale che i nostri principi etici comuni suggeriscono.

Le mie proposte rientrano in quattro gruppi.

In primo luogo, rivitalizzare gli OSM (Obiettivi di Sviluppo del Millennio). A livello globale, e con tanti incontri  a breve - Assemblea generale dell'ONU, G20, la Banca Mondiale e il FMI - i leader possono soffiare nuovo spirito ed energia negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Gli OSM, così facilmente caricaturati o messi da parte, come semplicemente nobili o minimalisti, astratti o che intontiscono per i troppi dettagli, in realtà rappresentano un patto sacro, un impegno di tutte le nazioni a soddisfare le promesse che hanno fatto per agire: mandare i bambini a scuola, porre fine alla fame, fermare l'HIV / AIDS e la malaria, far finire la maggior parte della mortalità materna ed infantile. Ci sono idee importanti e molto rivoluzionarie che stanno dietro agli OSM: non chiedono quali paesi siano disposti a dare, ma quali sono le risorse necessarie per conseguire gli obiettivi, con la promessa poi di mobilitarle. La responsabilità pubblica ad agire è fondamentale. Possiamo tutti, dai nostri diversi punti di vista, contribuire a far in modo che gli OSM siano l'ispirazione e la guida di quella che è la nostra intenzione. Sono una base importante per agire.

In secondo luogo, richiedere migliori informazioni. Possiamo lavorare insieme per conoscere di più, più rapidamente e meglio la vera immagine della povertà in modo da poterla affrontare meglio. La povertà ha molte facce. Le sue cause sono complesse come qualsiasi conflitto. Purtroppo, non ci sono soluzioni facili. A meno che non apprezziamo le difficoltà e le complessità non possiamo pensare con chiarezza alle soluzioni. Esigere dati migliori sulla povertà è un primo passo. Un secondo è contribuire a fornirli – mettere assieme e comunicare la realtà che tutti noi vediamo in modo che l'immagine possa guidare le azioni in modo più significativo. Istituzioni pubbliche e private, l’agire e lo studio accademico, devono essere più esigenti nella loro comprensione della povertà e delle tendenze. Sappiamo, per esempio, troppo poco di ciò che le organizzazioni di ispirazione religiosa stanno facendo, quanto bene e con quali risorse lo stanno facendo. Il Centro Berkley dove lavoro, e il centro World Faiths Development Dialogue, che io dirigo, sono impegnati ad approfondire la nostra comprensione di questo importante lavoro, su temi diversi come la malaria, la tubercolosi, la mortalità materna, e l'agricoltura. Con una migliore conoscenza possiamo fare molto di più nel portare avanti i nostri obiettivi e i nostri sogni.

In terzo luogo, concentrarsi sulle difficili tematiche dello sviluppo, come la valorizzazione delle relazioni tra i sessi e la corruzione. Il meeting di Cracovia si concentra sul dialogo interreligioso tra le religioni, ma c'è anche un disperato bisogno di un dialogo “interreligioso” che coinvolga attori economici e sociali, istituzioni per lo sviluppo, e coloro che, all’interno dei mondi di fede, hanno a cuore così profondamente il benessere umano e la giustizia. Le questioni riguardano diverse idee su ciò che funziona, nei mercati e nei programmi di sviluppo, e riguardano anche idee in conflitto su ciò che significa, in pratica, la parola “diritti”. Domande circa i ruoli dei sessi e quali siano le funzioni specifiche dello Stato nella società contemporanea sono questioni fondamentali. Il dialogo potrebbe assumere varie forme tra cui gruppi ristretti di lavoro per definire le questioni, comprendere le differenze, e, auspicabilmente, costruire una base più comune. Alcuni di questi sono incendi di piccole dimensioni che tuttavia necessitano di attenzione, altri oggetto di profonda tensione e spreco di energia.

Un altro argomento in cui il dialogo e l'azione comune sono necessari è la corruzione, un fenomeno brutto, diffuso e corrosivo. I capi religiosi devono ancora diventare partner a pieno titolo nelle emergenti alleanze globali, regionali, nazionali per poter lavorare per una migliore governance. Vedo come molto promettente uno sforzo disciplinato nel guardare alla saggezza della teologia e alla esperienza di "religioni vive”, per contribuire a promuovere le iniziative per combattere questo cancro particolare.

E quarto, l’azione verso argomenti prioritari può fare miracoli. Ci sono temi per i quali sappiamo che l'agire può migliorare il benessere. Sarebbe bello vedere ogni leader, qui presente, impegnato a perseguire senza sosta cinque obiettivi: spingere perchè ogni ragazza vada a scuola, perchè rimanga lì, e perchè possa ricevere aiuto per emergere; opporsi al matrimonio di bambini piccoli; parlare con sdegno contro la violenza a casa e nelle istituzioni; lottare appassionatamente contro la stigmatizzazione, in particolare per le persone affette da HIV / AIDS, ed infine cercare ogni modo per fermare il traffico di esseri umani.

Conclusione

A Cipro l'anno scorso, sono state sollevate voci profetiche rispetto alla crisi dei valori che la emergente crisi economica riflette. Nei mesi successivi, ho sentito il termine "bolla" utilizzato di volta in volta e vedere poche prove che effettivamente il mondo coglierà l'opportunità della profonda crisi per ripensarsi e riformarsi. È stato stimolante sentire Michel Camdessus, in autentico stile profetico, puntualizzare ancora una volta la necessità di trasformare i principi di un'etica globale in realtà vissuta. Questo è particolarmente importante nella lotta contro la povertà globale.

Citazione di un recente discorso di Tony Blair: "Questo è sicuramente il ruolo della Fede nei tempi moderni. Fare ciò che sola può fare. Ottenere ciò che non una persona, né uno Stato, né una comunità, per conto proprio o anche insieme, possono raggiungere. Rappresentare la Verità di Dio, non limitata dalla fragilità umana, o dagli interessi di Stato o dai costumi transitori di una comunità, per quanto ben intenzionata; ma di lasciare che la Verità elargisca su di noi l'umiltà, l'amore per il prossimo, e la vera conoscenza che supera sicuramente ogni comprensione.
"Questa è la Fede, non come superstizione, non come un'assicurazione contro le insidie della vita, ma è la Fede come salvezza della condizione umana."


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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