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18 Novembre 2008 18:40 | Archbishopric Yard

Proclamazione dell'Appello di Pace 2008

APPELLO

Uomini e donne di religioni e culture differenti ci siamo ritrovati a Cipro, in questa isola bella e ferita, per pregare, dialogare, far crescere una civiltà di pace, di cui il mondo ha bisogno per non diventare disumano. Sono stati giorni di pace, pieni di fiducia che la pace è possibile.

Siamo in un passaggio difficile della storia. Tante sicurezze sono scosse dalla crisi economica che attanaglia il mondo. Molti sono pessimisti sul futuro. I paesi più ricchi concentrano la loro attenzione sulla tutela dei loro cittadini. Ma un grande mondo di poveri pagherà un duro prezzo di questa crisi. Pensiamo con molta preoccupazione ai milioni di nuovi e antichi poveri, vittime di un mercato che si pensa onnipotente.

Troppi, infatti, soffrono in questo nostro mondo, per le guerre, la povertà, la violenza. Non si può essere felici in un mondo così pieno di sofferenze. Non si può chiudere il cuore alla compassione. Sentiamo il dolore dei popoli ostaggi della guerra, di quanti debbono lasciare le loro case per l’odio etnico o per i nazionalismi, di quanti sono rapiti e scomparsi. Tanti, troppi, stanno soffrendo.

Questo non è il tempo per chiudersi nel pessimismo. Ma è l’ora di ascoltare il dolore di tanti e di lavorare per fondare un nuovo ordine mondiale di pace. La ricerca della giustizia, il dialogo, il rispetto dei più deboli, sono gli strumenti per costruire questo nuovo ordine. Ma, per fare questo, c’è bisogno di più spirito e di più senso di umanità! Un mondo senza spirito diventa presto disumano.

Le nostre tradizioni religiose, nelle loro differenze, dicono forte che un mondo senza spirito non sarà mai umano: gridano che lo spirito e l’umanità non possono essere calpestati dalla guerra; chiedono pace. Vogliono la pace, la chiedono, la implorano nella preghiera da Dio. Le religioni sanno che parlare di guerra in nome di Dio è un assurdo ed è una bestemmia. Sono convinte che dalla violenza e dal terrorismo non nasce un’umanità migliore. Non credono al pessimismo dello scontro inevitabile tra religioni e civiltà. Sperano e pregano perché, tra i popoli e tra gli uomini, si costruisca una comunità vera nella pace.

Nessun uomo, nessun popolo, nessuna comunità è un’isola. C’è sempre bisogno dell’altro, dell’amicizia, del perdono e dell’aiuto dell’altro. Abbiamo un comune destino globale: o vivremo insieme in pace o insieme periremo. La guerra non è mai inevitabile e lascia macerie anche nel cuore di chi vince.

Nessun odio, nessun conflitto, nessun muro può resistere alla preghiera, all’amore paziente che si fa dialogo, al perdono. Il dialogo non indebolisce, ma rafforza. E’ la vera alternativa alla violenza. Niente è perduto con il dialogo. Tutto può diventare possibile.  Per questo, qui a Cipro, preghiamo perché ogni ingiustizia, ogni guerra, ogni male, sia presto cancellato e i popoli possano ritornare fratelli, a partire da questa isola, fino al Medio Oriente, all’Africa, all’America latina e al mondo intero.

Dio conceda allora al mondo il gran dono della pace per la preghiera di tutti i credenti!

Non è l’utopia di un paradiso in terra, ma il dovere di costruire un mondo più umano. Questo mondo è possibile, se ci sono spirito e fratellanza. Nessuna guerra è mai santa. Solo la pace è santa!

Dio conceda al mondo il gran dono della pace per la preghiera di tutti i credenti!

Cipro, 18 novembre 2008