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4 Ottobre 2010 16:30 | Reial Acadèmia de les Bones Lletres

Barcellona 2010 - Intervento di Rik HOET


Rik Hoet


Vicario episcopale, Belgio

Signor Presidente,
signore e signori, 

sono molto onorato di essere stato invitato qui per prendere la parola. Sono particolarmente grato al mio amico Aron Malinsky che è qui con noi e mi dispiace infinitamente che il nostro amico comune Jamal Maftouchi non abbia avuto occasione di essere insieme a noi qui. Ma in questo caso non saremmo qui a questa tavola rotonda ma a quella sul dialogo tra le tre religioni abramitiche. 

Aron ed io, noi formiamo i due terzi di quello che si è cominciato a chiamare il Trialogo in Belgio. È stata l’intuizione geniale della Comunità di Sant’Egidio in Belgio che ci ha riuniti nel momento delle tensioni tra cristiani, ebrei e musulmani nella nostra città per mostrare che le differenze di religione non devono essere motivo di odio e di conflitto. Al contrario, Dio unisce gli uomini e i popoli e la nostra amicizia come uomini di Dio di religioni diverse, ne è un esempio. La nostra convinzione è che la violenza è sempre il risultato dell`idolatria e non può mai essere giustificata dal nome del vero Dio. 

Ma io vorrei concentrarmi ora sul dialogo tra ebrei e cristiani spiegandovi i motivi per i quali io considero il dialogo interreligioso come la vocazione e la missione stessa della mia vita in quanto discepolo del profeta ebreo Gesù di Nazareth.

Molti cristiani ed ebrei infatti vedono un’incompatibilità fra il dialogo interreligioso e la missione cristiana. Poiché considerano la missione cristiana come proselitismo. Il dovere religioso dei cristiani sarebbe di fare entrare tutti gli uomini e le donne del mondo nella Chiesa cattolica romana per la loro salvezza eterna. E troppo spesso si presenta il Concilio Vaticano II come il momento in cui la Chiesa Cattolica avrebbe rinunciato a questa missione di convertire i non-cristiani, optando per il dialogo con gli altri nel rispetto delle loro convinzioni. Il Concilio ha significato per la chiesa cattolica infatti una conversione nella comprensione e nella pratica della sua missione, ma senza rinunciare alla sua vocazione di testimoniare che Gesù è il solo cammino verso la pace di ciascuno e di tutto il mondo. Così molti ebrei hanno avuto paura che con il Concilio il dialogo era divenuto la nuova strategia dei cristiani per cercare di convertire gli ebrei al Messia cristiano in un’epoca in cui la Chiesa non dispone più di mezzi per costringere gli ebrei a farsi battezzare.

Da parte mia io direi che al Concilio la Chiesa ha cominciato a capire che la sua missione non è altro che dialogo. Si sono fatte distinzioni tra le differenti forme di dialogo: quello della vita, come la conversazione che si tiene per la strada con i vicini, il dialogo per collaborare al miglioramento della società, il dialogo come scambio di esperienze e convinzioni religiose... Ma a tutti i livelli il dialogo è sempre uno scambio amichevole. Non ha senso parlare di dialogo quando i partecipanti non vogliono ascoltare le ragioni dell`altro. Se il dialogo non e` un mezzo per volere convincere l`altro delle mie ragioni, ma se e` un mezzo per cercare insieme la verità o la soluzione migliore per un problema che si pone, io credo che qui si tratti di un vero dialogo.

Cosa altro vuole forse Dio da noi, suoi figli, se non che cerchiamo insieme di vivere in pace? Io credo che sia la rivelazione biblica che almeno Ebrei e cristiani condividono. Allora il dialogo e` il modo di cercare questa pace. Ebrei e cristiani condividono anche la fede in un Dio di amore che si rivela nella Parola. Ebbene il dialogo è l`esercizio pratico della parola divina di amore. E` per questo che credo che la politica - la costruzione della società - deve essere una politica della parola e non delle armi, una strategia “parlamentare” e non “militare”.

Purtroppo ci sono anche parole violente e false, inganni e bugie. Ma la parola autentica e rispettosa è già un’espressione della vita in pace. Essa è l’accettazione dell’altro con tutte le sue differenze, poiché il dialogo si fa sempre con un altro diverso da sé. Altrimenti è un monologo! Io penso che la vocazione - la missione se volete - di ogni essere umano è quella di imparare a dialogare con l’altro. A meno che non si sia convinti che l’altro non ha il diritto di esistere. Ma questo non mi sembra conforme alla rivelazione biblica. Il dialogo sincero è la strategia della pace e nella pace non soltanto per raggiungere la pace nel futuro, ma è già realizzare la pace al momento del dialogo stesso.

Per me, cristiano, Gesù è la Parola incarnata di Dio. Questo vuol dire: è l`espressione in carne ed ossa di questa parola dell’Eterno, riassunta dal profeta Malachia: «Vi ho amati» (Malachia 1,2). Gesù non è solo la dichiarazione di amore di Dio alla sua creazione ma egli è anche la risposta riconoscente che risponde con amore all`amore di Dio. Vale a dire che Gesù è la risposta al`invito all’alleanza d`amore che Dio fa dall`inizio della creazione. In altre parole Gesù è per i cristiani la riuscita del dialogo tra Dio e l’umanità. La missione dei cristiani e di tutta l’umanità è - nella visione cristiana - imparare a parlare e a dialogare e pertanto a rispondere a Dio ed a ogni “altro” nello spirito di Gesù.

Non si tratta quindi di convertire gli altri alle mie ragioni né al mio modo di parlare ma il dialogo è l’esercizio di una conversione comune - innanzitutto dei cristiani, poi dei cristiani e degli ebrei insieme - alla Parola di Dio. Sono rimasto colpito, studiando sia la Bibbia ebraica che le Bibbie dei cristiani - dal fatto che la chiamata dei profeti alla conversione è prima di tutto un appello al popolo di Dio o a uno o diversi membri di questo popolo. La prima parola di Gesù nei Vangeli è una chiamata alla conversione, non ai pagani, ma a questi concittadini, Mc 1, 15. Ciò vuol dire che dobbiamo prima di tutto convertire noi stessi. Cominciare noi stessi il dialogo con Dio e con gli altri. Cominciare noi stessi a parlare il linguaggio di amore del Creatore.

La missione ebraica e cristiana è quella di testimoniare l`alleanza di amore che lega Dio all`umanità e a ogni essere umano. Come cristiano sono convinto che Dio è nella sua essenza dialogo d’amore quindi dialogo tra “persone differenti”, è ciò che la teologia cristiana chiama il mistero della Trinità. Il punto culminante dell`alleanza rivelata dalla Bibbia è il dialogo d`amore che si realizza in Gesù tra Dio e l’uomo. Ma non mi sento chiamato a convincere gli ebrei o chiunque altro di questa verità che mi è trasmessa dalla mia tradizione cristiana. Credo piuttosto che la mia missione e la missione cristiana sia di imparare questo dialogo d’amore accettando l`altro nella sua alterità sperando che accetti la mia identità. Così non rimaniamo uguali a noi stessi ma diveniamo sempre di più ciò che siamo chiamati ad essere. Delle icone di questo Dio dialogante nell’amore.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

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Barcellona 2010

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