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04/12/2016
Liturgia della domenica

Preghiera ogni giorno


 
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5 Ottobre 2010 09:30 | Museu Picasso

Barcellona 2010 - Intervento di Gijun SUGITANI



Gijun Sugitani


Scuola Buddista Tendai, Giappone
Signore e Signori, 
Sig. Presidente,
a Voi tutti qui presenti, 
 
è per me un grande onore essere qui oggi e poter intervenire.
 
Quando pensiamo al tema di questa tavola rotonda, la “forza debole della preghiera”,  ci rendiamo subito conto che stiamo vivendo un’epoca in cui tante persone si sono allontanate dalla religione. 
 
Si afferma che questa tendenza è sempre più accentuata nei Paesi sviluppati. Infatti non sono pochi giovani che affermano di non essere credenti, nonostante i genitori siano cristiani o abbiano una fede buddista. Tuttavia, anche queste persone segretamente pregano Dio o Buddha nei momenti di difficoltà. 
Infatti in Giappone ironicamente diciamo “risolto un problema, si dimentica Dio”. Questi opportunisti quasi sempre non pensano alla fede, ma chiedono l’aiuto di Dio in modo utilitaristico, proprio nei momenti più difficili. Nonostante non si possano considerare come delle preghiere che vengono da una fede profonda, si potrebbero comunque ritenere delle forme di “atti/pratiche” religiose.
 
Credo che si possano suddividere in due categorie le persone che oggi si dicono essere non credenti: nella prima ci sono le persone che sono distanti dalla religione perché hanno un sentimento contrapposto al sistema e alle abitudini tradizionali delle chiese e dei templi, anche se non negano la religione di per sé. Nella seconda ci sono persone che sono totalmente razionali e non credono in cose che non possono essere provate scientificamente. 
Non si può negare che nelle religioni che hanno una lunga storia vi siano all’interno elementi, quali abitudini o autoritarismi, che non hanno a che fare direttamente con la religione, mancando quindi di un radicale cambiamento. Questo succede molto spesso ed è vero che questo porta le persone a criticare le religioni. Quindi le religioni sono chiamate ad una profonda riflessione e a risolvere questi tipi di problemi. 
 
Dall’altra parte, dato lo stupefacente sviluppo delle tecnologie, lo spirito razionale moderno nega la possibilità di un mondo ideale, che la scienza non può provare. Questo accentua il distacco delle persone dalle religioni.  Infatti il numero dei nuovi atei è in continuo aumento. 
In passato gli uomini non avevano mezzi scientifici o conoscenze mediche che permettessero di predire o di affrontare le calamità naturali o le epidemie, e le cause delle stesse non erano quindi alla portata della comprensione umana. Così un tempo gli uomini si convincevano che le calamità naturali o le epidemie fossero l’espressione dell’ira di Dio o di Buddha e l’unica cosa che potessero fare era quello di pregare per placare l’ira. 
 
Ora la scienza ha scoperto la nascita dell’universo, i meccanismi che provocano le catastrofi e i batteri, causa delle malattie, e anche le cose in campi poco chiari sono diventate prevedibili. Di conseguenza se da una parte l’oggetto delle preghiere è diminuito e si è ristretto, dall’altra si nota un crescente “venerazione” delle scienze. Questo ha condotto gli uomini a guardare sempre più spesso verso l’esterno e non più a riflettere su sé stessi e riflettere, cosa che è assolutamente necessario, perché l’uomo possa vivere come tale. 
 
Il Buddismo sostiene che ci sono 3 Veleni: le 3 più grandi e diaboliche passioni che sono:
Ton
Shin
Chi.
Ton significa avidità, e il Buddha indica l’avidità degli uomini dicendo: “l’avidità dell’uomo non finisce nemmeno con una pioggia di soldi”
Shin indica l’ira e la gelosia
Chi significa ignoranza. Si riferisce alle persone che non hanno idea di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, o che non hanno considerazione per gli altri. 
Questi 3 Veleni sono severamente ammoniti nel Buddismo, perché considerati come nocivi per la pace o al benessere della società. E’ ovvio che nel corso della storia questi 3 Veleni siano stati la causa di molti sbagli. 
 
Vi faccio un esempio lampante sugli errori che storicamente sono stati commessi durante la scoperta del Nuovo Mondo da parte degli europei. 
Da una parte la scoperta del Nuovo Mondo fu considerato come una splendida conquista nello sviluppo delle tecniche di navigazione. In realtà c’erano già gli indigeni che vivevano in quelle terre e avevano dato vita ad una loro civilizzazione. Poi sono arrivati gli europei che spazzarono via dal continente sia gli abitanti stessi che le loro culture con l’utilizzo della forza e costruirono delle nuove nazioni in nome della “giustizia”. 
Non credo che sia esagerato dire che questa “giustizia” fosse basata sui 3 Veleni. 
L’avidità di scoprire nuove terre, reclamarle e possederle
L’ira dinanzi agli atti di violenza degli indigeni, che li resistevano, verso i proprio compagni
L’ignoranza nell’uccidere gli indigeni, considerati dei selvaggi, senza capire la loro cultura
 
Purtroppo le tragedie delle minoranze etniche, dove i diritti umani sono minacciati, persistono ancora nel mondo. Anche nella storia del Giappone ci sono episodi dove gli indigeni sono stati massacrati. La repressione in nome della “giustizia” del potere umano continua ancora. Un buon esempio è dato dall’attacco dell’Iraq da parte degli Stati Uniti. Infatti gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq adducendo al possesso delle armi di distruzioni di massa, nonostante non siano poi stati trovate. Ho il sospetto che la “giustizia” dichiarata dagli Stati Uniti fosse influenzata dai 3 Veleni, il Ton , il Shin e il Chi.
 
In questa epoca di ateismo e di razionalismo gli esseri umani devono affrontare molti problemi. La pace, i diritti umani, l’ambiente, la disparità salariale, la popolazione, il cibo, l’acqua etc. e credo che i 3 Veleni che sono insiti nello spirito umano siano la causa di questi problemi. Questi problemi non verranno risolti fin tanto che i 3 Veleni non vengano eliminati o almeno indeboliti. 
 
Allo stesso tempo il Buddismo insegna la pratica della compassione. 
Saicho, il fondatore del Buddismo Tendai presso il monte Hiei, chiamato anche la Montagna Madre del Buddismo giapponese, ci lasciò queste parole: “Dimenticare se stessi, dedicarsi alle esigenze degli altri: questo costituisce la compassione più grande”. In altre parole noi dobbiamo totalmente metterci nei panni degli altri per poterli aiutare al meglio. Queste sono le parole che Papa Giovanni Paolo II citò durante la Sua visita in Giappone nel 1981 indicandole come fondamentali per il dialogo interreligioso. Non potremmo realizzare la pratica di questo spirito compassionevole senza una preghiera sincera per poter vincere gli interessi personali basati sui 3 Veleni. Il razionalismo non potrebbe eliminarli del tutto. 
 
Lo scorso maggio ho avuto l’opportunità di partecipare, come rappresentante delle organizzazioni non governative, alla revisione del Patto di Non Proliferazione Nucleare delle Nazioni Unite e, in qualità di unico rappresentante religioso, ho suggerito ai rappresentanti dei governi che il nucleare non solo deve essere proibito perché è uno strumento di distruzione di massa, ma dobbiamo convincerci che è un’arma assolutamente diabolica e non si deve permettere che esista.
Anche i superstiti della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, nonostante siano scampati alla morte miracolosamente, continuano ancor oggi, dopo ben 65 anni dall’accaduto, a soffrire delle conseguenze e vivono con il pericolo di morire. Non solo. Continuano a vivere con la paura di potersi allarmare da un giorno all’altro, anche se oggi sembrano stare bene. Il nucleare non è altro che un prodotto dei 3 Veleni.
 
Fortunatamente dopo 10 anni dall’ultimo patto stilato, questa volta ne è stato stilato uno nuovo ed è stato fatto un piccolo passo verso la riduzione delle armi nucleari. Inoltre ho apprezzato molto il discorso del Presidente Obama che, come capo dell’unico Stato che abbia mai utilizzato un’arma nucleare, si sia espresso sulla responsabilità morale nella riduzione di queste armi. Dopo il discorso del Presidente, molti giapponesi sperano in una visita ufficiale del Presidente in Giappone, come segno concreto. 
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha partecipato alla cerimonia tenutasi lo scorso 6 agosto a Hiroshima in memoria delle vittime della bomba atomica.  Ha fatto un discorso in cui chiedeva l’abolizione delle armi nucleari, incoraggiando non solo i giapponesi, ma tutte le persone del mondo a fare lo stesso.  
 
Ci sono ancora tante persone negli Stati Uniti che credono che l’utilizzo della bomba atomica sia servito per portare a termine la guerra e si oppongono all’eventuale visita del Presidente Obama a Hiroshima, perché temono che faccia delle scuse ufficiali. 
Sul monumento di Hiroshima che ricorda le vittime della bomba atomica c’è scritto: “Preghiamo che riposiate in pace, non commetteremo mai più lo stesso errore”. Nessuno ha del rancore per la bomba, ma dobbiamo essere sicuri che le persone debbano vivere un’esperienza del genere.  
Questo è il vero spirito di compassione: dimenticarsi di se stessi, dedicarsi alle esigenze degli altri. Questo è quello che ci auguriamo veramente ed è anche la preghiera che fanno le vittime della bomba. 
 
Gli uomini hanno ottenuto veramente tanto dallo sviluppo della tecnologia e ci saranno tanti altri risultati. Ma allo stesso tempo stanno aumentando anche le conseguenze negative perché stiamo perdendo il controllo della nostra mente. Ci saranno errori irreparabili, quindi è necessario riflettere attentamente per non commetterne altri, e per far questo dobbiamo costantemente pensare agli altri. E come esseri umani deboli, che facilmente perdono il controllo della propria mente, dobbiamo umilmente pregare Dio o il Buddha. 
Proprio ora che l’uomo ha raggiunto un determinato potere, bisogna pregare più profondamente. Dobbiamo capire che più le nostre preghiere si indeboliscono, più si allontana la vera soluzione ai nostri problemi.
 
Grazie per la cortese attenzione.
 

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Barcellona 2010

Messaggio
di Papa
Benedetto XVI


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