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15 Febbraio 2005

Dar es Salaam: la Comunità di Sant'Egidio favorisce una regolare difesa legale e consente la liberazione dal carcere di 4 minori

 
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Il carcere minorile di Dar es Salaam (Tanzania)- "REMAND HOME"

carcere minorile di dar es salaam - tanzaniaLa Remand Home di Dar es Salaam è un carcere minorile realizzato nel 1962 per separare i minori dai detenuti adulti. Si trova nel centro della città. In uno spazio molto angusto - una camerata per le femmine, una per i maschi, un cortile ed una sala comune - sono detenuti circa 50 ragazzi e ragazze di età compresa fra gli 8 e i 16 anni.

Sono i ragazzi stessi ad occuparsi della manutenzione della casa e della preparazione dei pasti, che avviene in un angolo del cortile dove è predisposto un fuoco. La scarsa disponibilità economica limita le risorse alimentari: i ragazzi mangiano una sola volta al giorno e sempre lo stesso menù: polenta, saltuariamente accompagnata con fagioli.

Inoltre, i ragazzi non ricevono istruzione. Mancano lenzuola, asciugamani, sapone, indumenti e scarpe. I processi vengono rimandati e non si intravede la possibilità di essere ascoltati. La deconsiderazione di cui sono vittime li umilia e gli fa temere il futuro. Le giornate non passano mai e per chi è giovane il tempo è lungo, un anno senza studiare, senza imparare nulla, con la coscienza che domani sarà uguale a oggi, fa sentire questi ragazzi completamente abbandonati. Qualche minuto di attenzione risveglia in loro il desiderio di parlare e allora raccontano che vorrebbero studiare, uscire di lì, avere una vita migliore, mangiare qualcosa che non sia solo polenta e fagioli. Vorrebbero che si celebrasse il loro processo per vedere la fine della detenzione che, in tutti i casi, è già durata molto di più della pena comminata.

La Comunità di Sant'Egidio di Dar es Salaam ha iniziato dal gennaio 2003 un programma di attività all'interno dell'istituto per garantire un sostegno educativo e periodicamente prepara anche il pranzo per i ragazzi della Remand Home, con un menù a base di carne, riso e frutta.

camerata del carcere minorile Remand Home, Dar es Salaam TanzaniaE' stato utile riallacciare i contatti con le famiglie di origine, spesso residenti in villaggi fuori da Dar es Salaam. Infatti molti dei ragazzi della Remand Home erano andati in città in cerca di lavoro, per pagarsi gli studi o per aiutare la propria famiglia. Ma quando sei giovane e povero in una grande città, non è difficile ritrovarsi per strada, costretto a sopravvivere con piccoli furti. La polizia arresta i ragazzi che dormono sui marciapiedi. A volte sono i negozianti a denunciarli: accusare di furto un giovane mendicante, un ragazzino solo, che dorme per strada è anche un modo facile per "ripulire" l'ambiente, allontanandolo dal proprio esercizio commerciale.

Accusati di aver rubato o partecipato a risse, i ragazzi finiscono in prigione. Chi non può permettersi  un difensore - e sono la maggior parte - vi rimane per un tempo indeterminato, addirittura - è il caso di alcuni dei ragazzi - per anni, senza poter contattare la propria famiglia e scontando una pena detentiva di molto superiore a quella prevista dalla legge. Inoltre, superati i 16 anni di età, si viene trasferiti d'ufficio nel carcere per adulti.

Il programma della Comunità di Sant'Egidio 

Il programma della Comunità prevede di affidare ad un avvocato la cura legale per i ragazzi e le ragazze della Remand Home, perché si celebrino i processi celermente e con un'adeguata difesa. E' grazie a questo lavoro che 4 giovani hanno ritrovato la libertà proprio in questi giorni e si prevede che lo stesso avverrà per altri in un prossimo futuro.

Il lavoro dei legali, infatti, ha evidenziato come, nella maggioranza dei casi, il tempo trascorso nel carcere minorile è solitamente superiore alla pena comminata. Per chi è entrato più recentemente, il lavoro dell'avvocato renderà possibile una detenzione più breve, limitata ai tempi previsti dalla legge, o alla liberazione immediata in caso d'innocenza. Non è infatti raro che i detenuti dopo anni di attesa siano stati giudicati innocenti, ma non hanno potuto ricevere alcun tipo di risarcimento per gli anni perduti.

All'interno del programma è previsto un lavoro volto al ricongiungimento con le famiglie, sia nella città di Dar es Salaam che nei villaggi. La detenzione infatti, anche se dovuta a false accuse, pregiudica il futuro di questi giovani, e bisogna evitare che, una volta usciti, abbiano come prospettiva solo la vita di strada. Il collegamento con le famiglie, svolto dalla locale Comunità di Sant'Egidio, che ha l'obiettivo di permettere la reintegrazione dei ragazzi ed evitare che, dopo la scarcerazione, tornino a vivere sulla strada.

Si tratta di un lavoro molto delicato. Spesso, infatti, i legami che si sono interrotti in modo brusco e non è facile tornare indietro. A volte le famiglie rifiutano un rapporto con questi ragazzi, accusati di aver sbagliato e di essersi macchiati di crimini più o meno gravi. Il programma della Comunità, però, prevede che, anche dopo il ritorno a casa, vi siano forme di sostegno, continuativo e borse di studio.

Qualche storia 

Mark (ma il nome è di fantasia, come tutti gli altri) è un ragazzo di 14 anni originario di Iringa, che vive a Dar es Salaam con i suoi nonni. Suo padre e sua madre si sono separati quando era molto piccolo e da allora non li ha più visti. E' stato arrestato a maggio del 2004, accusato di aver tentato di scippare un passante. Ma ancora non è stato celebrato il processo, ne' hanno avuto ancora inizio le procedure necessarie per l'organizzazione dell'eventuale difesa. Questo vuol dire che rimarrà nel riformatorio per almeno due anni senza che il suo caso sia preso in considerazione dalla giustizia.

Fatima è già stata giudicata ed ha già scontato la pena, ma rimane nella Remand home perché il suo villaggio si trova nel sud della Tanzania e non ci sono i soldi per il viaggio che costerebbe il corrispettivo di 30 dollari.

Una storia a lieto fine

Lo chiameremo Daniel. Viene da un villaggio del sud ed è arrivato a Dar es Salaam con un amico, un vicino di casa, con cui aveva racimolato  i soldi per il viaggio in pulmann. La città, si sa, è un mito: "Lì troverai un buon lavoro e quando tornerai qui, sarai qualcuno". Ed erano partiti. Ma arrivati in città  l'amico si era dileguato. Dopo aver atteso a lungo invano, Daniel aveva deciso di cominciare a camminare. Non conosceva nessuno che potesse aiutarlo, e allora si era offerto per un lavoro molto pesante per un ragazzino di 13 anni, il "sollevatore di sacchi" (si tratta di trasportare sacchi di farina di mais o altro da circa 30 chili). 
Arrivata la sera, non avendo un posto in cui andare, Daniel si era messo a dormire di fronte ad un ristorante, vicino ad un negozio che vende fornelli per il carbone. Al mattino seguente alcune donne lo avevano trovato che dormiva lì fuori e avevano cominciato a sgridare "al ladro, al ladro..! Questo ragazzo ci ha rubato 3000 scellini di carbone" (circa 3 dollari USA). Gli avevano chiesto di pagare la cifra corrispondente, ma lui non aveva soldi. Così Daniel è stato preso di forza e portato al posto di polizia. Lì sono continuate le accuse, i 3 dollari sono diventati 7. Non c'era nessuno a difenderlo, e Daniel è finito, senza neppure capire perché, alla  Remand Home. 

Sono passati alcuni mesi. Daniel era un ragazzo silenzioso. Turbato e impaurito, ci è voluto tempo perché aprisse il suo cuore con fiducia, e raccontasse la sua storia agli amici della Comunità che andavano a trovarlo.
Grazie al lavoro di un avvocato incaricato dalla Comunità di Sant'Egidio, si è potuto procedere alla celebrazione del processo. Le donne che lo avevano accusato, più volte convocate, non si sono presentate. Per questo gli è stata concessa prima la libertà condizionata, poi la cancellazione della pena.

Una colletta della Comunità gli ha permesso di ritornare dalla sua famiglia nel villaggio. Al suo arrivo, accompagnato dai nuovi amici della Comunità di Sant'Egidio, c'è stata una grande festa e Daniel è stato nuovamente accolto dalla sua famiglia.


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