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7 Novembre 2015 | ROMA, ITALIA

Giornata di studio in occasione dell'VIII centenario della consacrazione di Santa Maria in Trastevere

Studiosi italiani e stranieri hanno illustrato le ultime scoperte riguardanti la consacrazione della basilica

 
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Il 15 novembre 1215, due giorni prima dell’apertura del Concilio Lateranense IV, papa Innocenzo III volle consacrare la basilica di Santa Maria in Trastevere, ricostruita dal predecessore Innocenzo II settanta anni prima. La cerimonia affermò il prestigio di Innocenzo III, coinvolgendo tutta la cittadinanza per un’intera giornata. Ad essa intervennero cardinali, vescovi, i padri del Concilio ed altre personalità dell’epoca. È del tutto probabile che alla cerimonia abbiano partecipato anche Francesco d'Assisi, a Roma per accompagnare i lavori del Concilio, e Domenico di Guzman, futuro fondatore dei frati predicatori che proprio in quei giorni stava ottenendo il riconoscimento del suo ordine.

La parrocchia di Santa Maria in Trastevere, nell’intento di ricordare l’VIII Centenario della sua rifondazione, ha promosso una ricerca sulle fonti riguardanti la consacrazione della basilica da parte di Innocenzo III. Nel corso della giornata di studio che si è tenuta a Santa Maria in Trastevere sabato 7 novembre, eminenti studiosi italiani e stranieri, André Vauchez, Marco Bartoli, Francesco Tedeschi, Alessandro Zuccari hanno illustrato le loro ricerche.

Il prof. André Vauchez ha ripercorso la difficile trattativa tra Innocenzo III e San Francesco: fu grazie al Cardinale Ugolino, futuro Gregorio IX, che il santo di Assisi riuscì a conservare le caratteristiche del suo ordine, trovando una sua via tra carisma e istituzione. L’altare, l’icona, il presepe. Santa Maria in Trastevere al tempo di Innocenzo III e Francesco d’Assisi.
Dopo aver ripercorso le vicende della basilica dalla sua fondazione – i più importanti interventi che ne trasformarono l’architettura furono compiuti da Innocenzo II -  il prof. Alessandro Zuccari ne ha descritto il rinnovato aspetto.  L’elemento fondamentale è costituito dall’altare: fu Innocenzo III a farlo collocare nella posizione attuale, per valorizzare la centralità dell’Eucarestia di fronte ad una certa disaffezione alla liturgia, anche perché il popolo capiva sempre meno il latino. Il prof. Zuccari ha poi raccontato la storia dell’Icona della Clemenza, una delle immagini più antiche di Maria a Roma, e la Cappella del Presepe, cui si deve il titolo della basilica, Sancta Maria ad Presepem.

Il prof. Marco Bartoli ha parlato della ipotetica presenza a Roma di Francesco d’Assisi nei giorni del Concilio Lateranense IV. Il primo indizio è un’importante fonte riscoperta recentemente: si tratta di una Seconda Vita, redatta da Tommaso da Celano in data molto vicina alla prima, cioè nei primi anni '30 del XIII secolo. Nel documento è riportato un brano che si riferisce alla presenza del Santo a Roma quando ancora era un mercante, cioè prima della sua conversione. Nel 1260 era ritenuto credibile il fatto che Francesco e Domenico di Guzman si fossero incontrati a Roma quando questi otteneva l’approvazione della sua famiglia religiosa, proprio durante il Concilio Lateranense IV. Un secondo indizio è la corrispondenza tra la devozione francescana per il Tau e un importante discorso di Innocenzo III tenuto nella sessione inaugurale del Concilio. Ciò lascia intuire la possibilità che Francesco abbia ascoltato Innocenzo predicare e abbia partecipato ad eventi liturgici in cui venivano cantati i suoi inni e che sia rimasto influenzato da quel che aveva udito.

In ultimo, don Francesco Tedeschi ha analizzato una delle fonti più importanti per la storia di questa Basilica e la sua Consacrazione, il Codice Vaticano Latino 10999, della Biblioteca Vaticana: è il manoscritto più antico che si conosca appartenuto a questa chiesa e riporta la data del 1215, anno della Consacrazione della Basilica, avvenuta secondo la cronaca il 15 novembre nel corso del Concilio Lateranense IV. Si tratta di un libro per la liturgia contenente le vite e le passioni dei martiri e dei santi. In particolare il codice è composto da 52 testi: testimonianze delle passioni di martiri, vite di santi confessori, un’omelia attribuita a S. Agostino, legende per la Dedicazione di una Chiesa, e formulari liturgici. Si tratta di vite di martiri e santi provenienti da diverse tradizioni: Egitto, Siria, ma anche dalla Gallia, accanto ai santi titolari delle più importanti chiese di Trastevere: S.Callisto, Santa Cecilia e San Crisogono, il che, nota Tedeschi, potrebbe far pensare ad una tradizione liturgica molto antica che riflette un ambiente cosmoplita quale poteva essere quello di Trastevere, antico quartiere del porto. Ma forse la particolarità più notevole, ha detto Tedeschi, è proprio quella di conservare, nello stesso manoscritto la memoria di due dedicazioni di chiese: Santa Maria in Trastevere e la Basilica del SS.Salvatore (S.Giovanni in Laterano). Si tratta qui di un’associazione che intende mostrare e sottolineare l’importanza del luogo di cui si celebra la dedicazione: Santa Maria in Trastevere viene messa sullo stesso piano della basilica Lateranense, “Capo e madre di tutte le chiese”. Tedeschi dunque ha inteso mettere in evidenza l’antichità storica di Santa Maria, risalente al IV secolo.

 

 


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