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7 Agosto 2001

Mozambico - Gli aiuti della Comunità: Notizie da Matola e Goba

 
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Pubblichiamo alcune pagine del diario delle persone della Comunità di Sant’Egidio impegnate in questo periodo estivo in attività di aiuto sanitario e nutrizionale a Goba ed a Matola.

 


Diario dal centro nutrizionale di Matola

A Matola c’è un centro nutrizionale cui afferiscono circa 150 bambini, molti dei quali affetti da AIDS. Dal mese di giugno alcune persone delle Comunità europee di Sant’Egidio aiutano le attività che vi si svolgono. 

L’inizio del nostro lavoro presso il centro nutrizionale di Matola è stato travolgente in tutti i sensi: le visite hanno coinvolto centinaia di persone, tanto da costringerci a cambiare tempi e modalità dell’ambulatorio. Infatti uno dei principali problemi è rappresentato dal fatto che il contatto con un medico è così raro e ambito che innumerevoli persone in buona salute si sottoponevano comunque alle lunghe file pur di essere visitati o di ricevere un farmaco. Non era infrequente che chi aveva già avuto la visita si rimettesse in fila per riceverne un’altra.

Al tempo stesso ci siamo resi conto ancor di più dell’importanza dell’aspetto nutrizionale e di quanto ci fosse bisogno di connotare il centro ancor più in questo senso. Ad esempio troviamo ancora un gran differenza tra i bambini che frequentano regolarmente il centro e gli altri: i primi sono vivaci, reattivi, capaci di giocare e correre, i secondi sembrano affetti da veri e propri ritardi psicomotori. Questo colpisce ancor di più perché lo si può notare tra fratelli di una stessa famiglia. E’ impressionante il problema degli esclusi: ci sono ad esempio mamme con tre bambini, ma solo uno ha diritto alla mensa. Quando il suo pasto finisce, i fratelli e le madri si gettano letteralmente sugli avanzi. 

Ci siamo anche resi conto del fatto che la fame colpisce così tante persone e in modo così severo che in realtà molti non riescono nemmeno ad accedere al centro: li abbiamo trovati nelle case troppo deboli per potersi muovere, anche a causa dell’AIDS. 

Ricordiamo una vedova, trovata distesa accanto alla porta di casa, con la tubercolosi ed una evidente magrezza. I suoi cinque figli, tutti in tenera età, erano in casa con lei, senza cibo e senza alcun tipo di cura. Davvero l’assistenza domiciliare rappresenta una risposta per queste situazioni che in realtà non sono rare a Matola e in Mozambico. Insomma, il cibo è una risposta importantissima.

Tutto questo, e insieme la constatazione che il centro va avanti con una gestione per forza di cose limitata degli alimenti, ci spinge a integrare in modo robusto le disponibilità alimentari. Avremmo pensato a tutta una serie di cose utilizzate anche nell’esperienza albanese, principalmente fonti proteiche: biscotti proteinizzati, uova, fagioli, latte intero, carne di pollo, pesce. Si dovrà anche pensare a distribuzioni di pacchi alimentari presso il centro o nelle case.

Accanto alla fame esiste una condizione infantile segnata dall’abbandono e dalla deprivazione. C’è una bambina, un’orfana conosciuta il primo giorno trascorso a Matola, che ci era stata presentata dalla suora come sordomuta. In realtà, dopo una settimana di compagnia e vicinanza ( in una parola di “coccole”), l’abbiamo con meraviglia sentita balbettare le sue prime parole. E i progressi sono impressionanti. 

Non si può fare a meno di pensare a quanti bambini, orfani o meno, in tutto il paese, abbandonati per strada o comunque privati di un minimo di ambiente familiare e affettivo, stiano crescendo come sordomuti. Non smettiamo di stupirci di come, in una situazione del genere, il poco del nostro aiuto dia risultati davvero miracolosi.

Leonardo Palombi


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