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11 Dicembre 2012 | DAR ES SALAAM, TANZANIA

La Comunità di Sant’Egidio prega per la pace e la convivenza

a un mese dagli scontri a matrice interetnica e interreligiosa che hanno insanguinato la Tanzania

 
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Comunità di Sant'Egidio - La preghiera per la pace e la riconciliazione in TanzaniaA metà ottobre sono state devastate e bruciate alcune chiese protestanti a Dar es Salaam, nel quartiere di Mbagala, e altri disordini si sono verificati a Zanzibar. Tutto è partito da un presunto affronto al Corano. Di lì l'assalto. Ma scontri interreligiosi c'erano già stati a giugno scorso, sempre a Dar e a Zanzibar. Il governo ha reagito con fermezza, e dai vari responsabili cristiani e musulmani sono partiti inviti alla calma. Ma il paese è turbato: è un grosso cambiamento rispetto a una situazione di più o meno tranquilla convivenza.
Il quartiere di Dar che è stato colpito dagli scontri, Mbagala, è uno di quelli in cui la Comunità si sta radicando, nel quadro di una progressiva crescita di Sant’Egidio nei quartieri e nelle università della grande metropoli sull’Oceano Indiano, realtà urbana verso cui tutto il paese converge, città convulsa e trafficata, con tanti problemi, ma anche con tanto fermento e con tante aspettative.

Domenica 11 novembre, a un mese dagli scontri di ottobre, tutte le comunità di Dar es Salaam (Ardhi, Mabibo, Mbagala, Posta, Ubungo) si sono riunite per pregare per la pace e la riconciliazione, contro ogni violenza. Hanno scelto di farlo proprio a Mbagala, in uno degli orfanotrofi in cui Sant’Egidio fa servizio.
Per la Tanzania, infatti, la sfida è quella di trasmettere anche alle nuove generazioni il sentimento di unità e di fratellanza che è stato ereditato dalla stagione dell’indipendenza, dall’intelligente operato del padre della patria, Julius Nyerere. Gli avvenimenti di giugno e ottobre mostrano come non si possa mai dare per scontata la convivenza. Vivere insieme è la sfida di ogni nuova generazione, una sfida che sempre assunta di nuovo, per parlare a tutti, per avvicinare la diversità di ognuno, per costruire un clima differente.

Sant’Egidio già vive questo impegno nel servizio, appunto con i bambini. La presenza della Comunità all’orfanotrofio Chakuwama, in un altro quartiere, quello di Mwenge, un istituto gestito da un’associazione musulmana, è il segno di una volontà di convivenza, della ricerca di ciò che unisce e che avvicina, in uno spirito che è tipico del carisma della Comunità.
Durante la preghiera a Mbagala si è insistito sul valore della pace e si è preso l’impegno a essere tutti, in un contesto che cambia velocemente, una presenza di incontro e di riconciliazione. Ogni comunità tanzaniana è chiamata a parlare di pace, a testimoniare la bellezza della pace, contro ogni divisione e violenza, in un paese che corre il rischio di dimenticare le stesse basi su cui è stato costruito.

La prossima conferenza sul tema della pena di morte e della violenza, che si svolgerà ancora a Dar es Salaam a fine mese, sarà un’ulteriore occasione di testimonianza, un appello alla costruzione di un clima diverso, di rispetto dei valori della vita e della convivenza.


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