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21 Gennaio 2014 | ROMA, ITALIA

Imparare ad essere cristiani è la vera medicina contro la divisione

Riflessione del prof. Paolo Ricca, teologo e pastore della Chiesa Valdese, durante la preghiera della Comunità di Sant'Egidio. Basilica di Santa Maria in Trastevere, 20 gennaio 2014

 
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1 Corinti 1, 10-16

"Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "Io invece di Cefa", "E io di Cristo".
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Ringrazio Dio di non avere battezzato nessuno di voi, eccetto Crispo e Gaio, perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefanàs, ma degli altri non so se io abbia battezzato qualcuno".


Contributo del Prof. Paolo Ricca, teologo e pastore della Chiesa Valdese


Cari fratelli e sorelle,
grazie per l’invito che mi è stato rivoto di commentare brevemente questo passo dell’Evangelo, dato che siamo nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Una settimana che unisce nella preghiera tutti i cristiani, di tutte le Chiese, di tutte le tradizioni, di tutto il mondo. E’ forse il momento nell’anno in cui l’unità dei cristiani si manifesta nella forma più alta.
Ora qui avete sentito che già nelle primissime comunità cristiane c’era il fenomeno che noi chiamiamo divisione della Chiesa, delle Chiese e nelle Chiese. E per fronteggiare questa divisione, che si era manifestata nella Chiesa di Corinto, l’apostolo Paolo pone una domanda, che è questa, l’avete sentita: “Cristo è forse diviso?”
E’ una domanda che è una sfida, anzi è la più grande sfida che si possa porre e che sia stata posta alla divisione della Chiesa. Perché, naturalmente, la risposta a questa domanda, data da tutti i cristiani, di tutte le Chiese, in tutto il mondo, è: No! Assolutamente no! Cristo non è diviso, non può essere diviso!
Ma allora, ecco la domanda nella domanda, la domanda inclusa, nascosta ma presente nella domanda dell’apostolo Paolo, ecco che dice: Ma, se Cristo non è diviso perché voi, che siete cristiani, che vi chiamate cristiani, siete divisi? Perché Cristo non può essere diviso, ma voi potete essere divisi? E pur essendo divisi non rinunciate a chiamarvi cristiani. Chi vi autorizza ad essere divisi? Chi vi ha autorizzati? In nome di chi vi siete divisi? In nome di Cristo? Volete veramente sostenere che Cristo, che non è diviso, è colui nel nome del quale voi vi siete divisi? Non vedete la contraddizione, clamorosa, che credete in un Cristo non diviso e siete divisi? Chi vi ha autorizzati? Cristo, che non è diviso, ha autorizzato le vostre divisioni? Non osate neanche pensarlo, non solo non osate dirlo!
Ma allora? Vi siete divisi nel nome di Paolo? Di Apollo? Di Pietro? Di Lutero? Di qualche patriarca ortodosso? Di papa Francesco? E’ nel nome di questi signori che voi siete divisi? Ma chi sono questi signori? Sono loro che sono stati crocifissi per voi? E’ nel nome loro che siete stati battezzati? Ma, allora, chi sono i vostri signori, quelli che vi comandano? Sono loro, che sono divisi, o il vostro Signore è Gesù, che non è diviso? Ecco, vedete, tutte queste domande stanno dentro quell’unica domanda che Paolo pone alla comunità di Corinto.
Guardate che, davanti a questa domanda, le nostre divisioni dovrebbero crollare come le mura di Gerico, le quali sono crollate al suono di una tromba. Ecco molte trombe! Queste mura nostre, le mura di Gerico nella cristianità, dovrebbero crollare al suono di questa parola, di questa domanda, che contiene tutte le altre: “Cristo è forse diviso?”
Perché, finché siamo tra di noi, gli uni davanti agli altri, protestanti davanti a cattolici, cattolici davanti a ortodossi, ortodossi davanti a pentecostali, etc., etc., etc., finché siamo gli uni davanti agli altri possiamo ancora spiegare, motivare e forse perfino giustificare. Abbiamo tutti le nostre ragioni per essere divisi. Ma quando siamo davanti a Gesù è molto difficile restare divisi, è veramente molto difficile, per non dire impossibile.
Eppure siamo divisi. Non solo. Ecco la situazione nostra. 50 anni fa, 80 anni fa, eravamo solo divisi, adesso no, adesso siamo divisi e uniti. Uniti e divisi. Questa è la nostra condizione, una condizione altamente contraddittoria, però, certo,  è un passo avanti rispetto a quando eravamo solo divisi: adesso siamo anche uniti. Come in questo momento: io sono un pastore della Chiesa valdese, voi siete cattolici e siamo qua. Ecco, una cosa inconcepibile 60 anni fa, inconcepibile.
Allora siamo anche uniti, e questo è il paradosso nel quale ci troviamo, e quindi una tappa è stata compiuta, ma è solo una tappa, bisogna andare all’altra tappa. E qual è quest’altra tappa? Quando è che usciamo dalla contraddizione nella quale ci troviamo, dal paradosso che stiamo vivendo di essere nello tesso tempo uniti e divisi, divisi e uniti? Qual è il passo da compiere?
Ce lo dice proprio l’apostolo Paolo, sempre nella lettera ai Corinzi, al capitolo 3 al versetto 21, sentite bene quello che dice: “Nessuno metta la sua gloria negli uomini – la sua gloria vuol dire il suo cuore, la sua fiducia: Nessuno metta il suo cuore negli uomini – perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Pietro, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro. Tutto è vostro e voi siete di Cristo e Cristo è di Dio!”
Cioè, Paolo capovolge i nostri ragionamenti. Noi diciamo: Io sono protestante, di Lutero. Ma Paolo mi dice: Ma no, caro amico, tu non sei di Lutero, è Lutero che è tuo! Ma, io sono cattolico, sono di papa Francesco. Ma no! Tu non sei di papa Francesco, papa Francesco è tuo!
“Tutto è vostro”, è straordinario, un annuncio incredibile, “e voi siete di Cristo”, questa è la vostra appartenenza. Voi siete cristiani, questa è la vostra identità. Tutto il resto, Lutero, papa Francesco, tutto il resto, tutta la vostra storia, con le sue luci e le sue ombre, è tutto secondario, importante, ma secondario rispetto a quest’unica cosa, che voi siete di Cristo.
E guardate che, in fin dei conti, la vera medicina contro la divisione della Chiesa sapete cos’è? E’ essere cristiani. Punto. Imparare ad essere semplicemente cristiani. E quando, nella nostra vita, nel nostro esistere come persone e come comunità, quando il nostro essere cristiani sarà un po’ più importante del nostro essere protestanti, cattolici, ortodossi, in quel momento l’unità della Chiesa sarà molto vicina, per non dire che sarà bell’e fatta.
Iddio lo voglia. Amen.

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