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30 Settembre 2014 | GENOVA, ITALIA

La Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio a Genova compie 30 anni

La gratuità e la solidarietà sono il "made in Italy" che esporta in ogni parte del mondo, dicono gli studenti

 
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Domenica 28 settembre, si sono riuniti a Genova per la festa dei 30 anni della scuola di Lingua e Cultura Italiana, più di 700 studenti per dirsi “in italiano” che l’amicizia non finisce. In trent’anni, si sono iscritti alla Scuola di Lingua 13.000 studenti. Oggi le scuole sono tre, diversi quartieri della città.
Palazzo Ducale, centro della cultura  della città, ha accolto il popolo colorato della Scuola di Lingua: eritree e capoverdiane, senegalesi e marocchini, studenti della prima ora, hanno ricordato come nella Genova degli anni ottanta, la Comunità di Sant’Egidio abbia aperto la porta per accogliere chi cercava un approdo e abbia dato innanzitutto la chiave della lingua italiana per entrare nel mondo nuovo verso il quale avevano riposto tante attese.

Il valore della parola e della gratuità sono stati ricordati da Artan, giunto a Genova a 16 anni, dall’Albania:  “i maestri, ha detto, continuano a donare tempo, affetto, attenzione a chi arriva a scuola, rendendola innanzitutto una famiglia” e ha continuato Artan, oggi laureato con lavoro a Milano, “ la gratuità e la generosità possono aiutare questa nostra Europa ripiegata su di sé, a uscire dalla crisi. Questi valori che ben caratterizzano la nostra Scuola di Lingua, sono “un made in Italy”da esportare e dato che molti immigrati che hanno avuto contatto con la Scuola di Italiano tornando a casa possono  diffondere il verbo della pace e della convivenza. Questo passaparola può essere più potente di qualsiasi pubblicità televisiva e digitale, e propone l’immagine di un'Italia nuova”.
Questa  famiglia ha la sua immagine più bella nel Pranzo di Natale, ha ricordato Maad, marocchino, da quattro cittadino italiano, “A Natale si trova riunita la famiglia di Dio attorno a chi è anziano, solo, lontano da casa”.

Anche gli studenti più giovani, Rodrigo dal Salvador, Mihaela dalla Romania e Waheedullah dall’Afganistan, hanno ricordato come a scuola imparano a lottare contro ogni forma di violenza e di pregiudizio e  a vivere la felicità del dono agli altri del proprio tempo, vivendo l’incontro e l’amicizia con gli anziani e i disabili.
“Genova è un porto, un approdo per tanti – ha detto Daniela Pompei  – a cui ognuno di voi è giunto con la nave della propria vita, spesso carica di sofferenze. Ma c’è una passerella che è la lingua che vi è stata donata e  che vi ha collegato alla gente di questa città e oggi è una chiave preziosa nelle vostre mani. La storia della scuola ha fatto crescere la cultura dell’amicizia  e oggi ci viene chiesto di costruire un mondo nuovo. Quale è il futuro dell’Italia, del mondo? La civiltà del vivere insieme! Voi non avete imparato tecnicamente una lingua, ma un modo vero, umano di essere italiani, europei, nuovi cittadini del mondo. Continuiamo a costruire insieme nella solidarietà, la società del domani!”.

Al termine dell’assemblea si è svolta una grande festa nel porticato di Palazzo Ducale, dove anche le musiche dei vari paesi hanno arricchito questo trentesimo anniversario.


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