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1 Ottobre 2013 09:30 | Basilica di San Bartolomeo all'Isola

Il martirio: una realtà attuale



Joan Pelushi


Metropolita ortodosso, Chiesa di Albania
I
 
Non c’è dubbio che la parola martirio sia una tra le più utilizzate nel vocabolario cristiano. Ma per quanto possa apparire sorprendente, spesso accade che molte parole che crediamo conoscere meglio, o le conosciamo in modo superficiale o non le conosciamo affatto, come ad esempio accade con la parola “Dio”. Cicerone racconta che una volta Gerone, tiranno di Siracusa, domandò al filosofo Simonide: “Cosa è Dio?”. Il filosofo chiese un giorno di tempo per preparare la risposta. Passato un giorno, ne chiese altri due. E quando passarono gli altri due, ne chiese altri quattro. Quando il tiranno, adirato, gli domandò se invece di dare la risposta aveva intenzione di chiedere ogni volta il raddoppio del termine temporale, Simonide rispose: “Quanto più mi immergo in questo argomento, tanto più complesso e difficile esso diventa”. Lo stesso succede a noi quando proviamo a comprendere più in profondità il senso delle parole che spesso utilizziamo. Penso sia sempre efficace meditare sul senso delle cose nelle quali crediamo e sulle parole che ci sembra di conoscere. Perciò, vorrei soffermarmi brevemente sul significato della parola martire, martirio.
 
La parola greca martus indica un testimone che rende testimonianza di un fatto che egli stesso conosce grazie ad una sua personale esperienza. In questo senso il termine venne utilizzato per la prima volta nella letteratura cristiana per indicare gli Apostoli come “testimoni” della vita e dell’insegnamento del Cristo “a Gerusalemme ed in tutta la Giudea, nella Samaria e fino ai confini della terra” (Atti, 1:8). In seguito, la parola martire cominciò ad essere utilizzata esclusivamente per coloro che erano morti a causa della fede. Ma mai la parola martire ha perso il suo significato iniziale di testimonianza. Noi non possiamo testimoniare per qualcosa che non conosciamo, oppure quando non ne facciamo una esperienza personale; in tal modo, saremmo testimoni poco credibili, per non dire falsi. I martiri testimoniavano, e testimoniano ancora oggi, la loro fede, una fede vissuta, per la quale essi hanno una loro personale esperienza. Dunque, colui che testimonia Cristo, fino al punto di versare il suo sangue, è davvero un martire, un vero testimone della fede e del vivere questa fede in ogni circostanza, perché il martirio è l’atto più sublime di tale testimonianza.
 
Solitamente, quando parliamo di martirio e di martiri cristiani, la nostra mente va ai primi secoli della storia del cristianesimo. Non vi è dubbio che questi sono stati i secoli gloriosi della testimonianza cristiana. Migliaia e migliaia di uomini e di donne testimoniarono con la loro vita la verità di Cristo, versando il loro sangue per difendere la verità e per divenirne servitori, nonché pronti a morire per essa. Il martirio, tuttavia, non si esaurisce soltanto ai primi secoli: esse è sempre stato un compagno di viaggio del cristianesimo. Durante tutto il corso della storia ci sono stati martiri. I veri cristiani saranno sempre perseguitati per amore di Cristo. Essi saranno perseguitati con Cristo e come Cristo, per la verità che manifestano e per la vita che compiono. Le persecuzioni possono assumere diverse forme. In quei paesi dove i cristiani sono perseguitati e dove non esiste libertà religiosa, le persecuzioni possono voler dire condanna fisica fino alla morte. In altri paesi dove c’è libertà di fede, la persecuzione può essere psicologica. Se i cristiani in questi paesi testimoniano per davvero la loro fede, non scendendo a compromesso per ciò che riguarda la verità, essi verranno scherniti, diverranno ridicoli, saranno etichettati con molti ‘ismi’ ed  isolati dal punto di vista sociale. Anche per questo, noi stessi siamo testimoni. Tutti coloro che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù –scrive San Paolo- saranno perseguitati (2 Tim. 3:12). E la Sacra Scrittura non è circoscritta limitatamente ad un determinato periodo temporale. 
 
Ma quando parliamo di martirio come di una realtà moderna e di martiri come contemporanei, posso dire, secondo la mia personale esperienza relativa alle conversazioni sui martiri ed il martirio, che l’essenza delle discussioni e delle percezioni può essere riassunta in due domande. 1. Ci sono martiri nel nostro tempo? 2. Abbiamo oggi bisogno di martiri?
 
II
 
Non vi è dubbio che il nostro tempo non fa eccezione. Anche oggi il martirio ed i martiri non sono qualcosa di raro. Al contrario, il secolo appena trascorso e quello che abbiamo iniziato parlano con fatti vivi e vissuti da noi stessi, ovvero dai nostri fratelli, della presenza del martirio e ne parlano, anzi, su ampia scala. Durante l’atroce persecuzione comunista avvenuta nei paesi dell’Europa orientale come in altri paesi del mondo, di nuovo migliaia di uomini e donne devoti furono perseguitati e perseguiti a causa della loro fede, e molti di loro giunsero a dare la vita per la loro fede. Fu proprio la testimonianza di queste persone ciò che ne stimolò migliaia di altre a mantenere salda la fede cristiana e a farne il centro della propria vita, dando così un esempio concreto della promessa del Signore che le porte degli inferi non prevarranno sulla sua Chiesa, fondata sulla roccia della fede.
 
Anche oggi la persecuzione e la violenza nei confronti dei cristiani in molti paesi del mondo, soprattutto in Medio Oriente, è accompagnata da eroici atti di testimonianza di fede. Le notizie che giungono da quei paesi, le immagini raccapriccianti trasmesse dai media o dalle reti sociali, mostrano che il martirio ed i martiri sono ancora oggi una realtà quotidiana. Tuttavia, quelle immagini per noi cristiani non spiegano solamente la brutalità della persecuzione ma anche la forza della fede di molte persone, le quali con tanti sacrifici, grandi sofferenze e quotidiane privazioni  testimoniano la fede, e molti di loro con il proprio sangue. Sappiamo che il dono più prezioso che ci è stato fatto è la vita e l’uomo si sforza in ogni modo di preservare tale dono. E’ nota la frase che “tutti vogliono andare in paradiso ma nessuno vuole morire”. Ma colui che sacrifica anche la propria vita per la fede, questi crede che la sua fede è vera. Costui è davvero un testimone di questa verità, poiché vede tale verità più preziosa della sua stessa vita.
Sebbene la maggior parte dei martiri dei nostri giorni sia quasi sconosciuta per la gran parte del mondo, per noi cristiani questi non solo debbono essere noti ma debbono divenire un modello di riferimento. Essi debbono farci meditare più profondamente e seriamente sulla nostra fede e sul suo ruolo nella nostra vita quotidiana. Il loro martirio ci testimonia non solo la loro fede profonda e irremovibile ma ci dice allo stesso tempo che il bene più alto per un uomo è proprio la salvezza dell’anima. Senza dubbio essi hanno scelto la parte migliore. “Quale vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?” –dice il Signore (Mt. 16:26). Costoro hanno scelto la parte migliore perché credono nelle parole del Signore: “Colui che vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. (Mt. 16:25). Anche noi durante la nostra vita ci troviamo spesso di fronte ad un tale dilemma: vincere o perdere per Cristo. Purtroppo, nella maggior parte dei casi scegliamo la prima risposta. Tutte le volte che scendiamo a compromessi con la verità e con la nostra fede, a causa della paura, dell’indifferenza oppure del desiderio di guadagno non abbiamo vinto ma abbiamo perso.
 
III
 
Ma torniamo di nuovo ai martiri. Cosa testimoniano realmente? Cosa dice al mondo e a noi tale testimonianza? Quale messaggio vediamo nelle sofferenze e nelle persecuzioni? San Nicodimo (1748-1809), un monaco del Monte Athos, autore prolifico e curatore di molti testi religiosi, fu uno dei primi compilatori delle Vite dei Neomartiri durante il dominio ottomano. Egli riteneva che le loro storie dovessero essere conosciute da tutti i cristiani, come esempio per questi ultimi e come antidoto e protezione dall’apostasia. Egli esprime una domanda fondamentale, una domanda che viene fatta anche oggi: “Perché Dio ha permesso (accondisceso) a questi martiri di manifestarsi nel nostro tempo?”. E a questa domanda risponde dicendo che Dio ha accettato la manifestazione di nuovi martiri per dare un esempio ai cristiani, affinché conservino e rigenerino la loro fede. Dio ha permesso ai martiri di rivelarsi nei tempi più difficili per la fede. Nei primi secoli furono proprio i martiri con il loro esempio a mantenere viva la fede. Allo stesso modo, anche durante i difficili tempi vissuti in molti paesi, quando l’allontanamento dalla fede era divenuto un rischio reale, fu proprio la testimonianza dei martiri a rafforzare e a rigenerare la fede affievolita.
 
Permettetemi di raccontare una breve storia tratta dalla vita di San Nikodhimo, un nuovo martire originario di Vithkuq presso Korça in Albania, martirizzato a Berat nel 1722. Era quello un secolo oltremodo difficile per i cristiani in Albania. Il processo di islamizzazione, per varie ragioni, procedeva in fretta. Nel tempo in cui San Nikodhimo testimoniava con la sua vita la fede cristiana, avvenne che i capi di tre villaggi nei dintorni di Berat (Sinjë, Poftal e Sadovicë), gravati dalle tasse, si recassero a Berat per annunciare la loro conversione all’Islam. Ma nel vedere il coraggio e la irremovibile fede del martire nell’affrontare le torture, come pure la sua disponibilità a dare anche la vita per la fede cristiana, cambiarono opinione e ritornarono ai loro villaggi. Ancora oggi questi villaggi sono cristiani.
 
Anche oggi la fede cristiana è messa a rischio in molti paesi del mondo. Dunque Dio, il quale sa che abbiamo bisogno di modelli di riferimento per l’irrobustimento della fede, concede che si manifestino a noi i martiri poiché noi, essendo deboli, abbiamo davvero bisogno di gente con una fede forte che sia pronta non solo a testimoniare per la verità ma anche a dare la propria vita per essa, soprattutto in tempi difficili.
 
IV
 
Sebbene non tutti sono stati chiamati a testimoniare con il loro sangue e la loro vita, tutti i cristiani sono stati chiamati a testimoniare la loro fede. Credo che oggi più che mai il mondo abbia bisogno di questa testimonianza. E’ una testimonianza necessaria, perché oggi il mondo vive una profonda confusione e si trova nelle tenebre spirituali. Tutti concordano con il dire che le grandi crisi del mondo contemporaneo non sono soltanto economiche, bensì morali; la crisi economica è solo conseguenza di quella morale e le malattie morali possono essere sanate soltanto con una cura morale. Osservate il mondo intorno a voi e guardate quanto male, quanta avidità, ingiustizia, disperazione, rabbia ed odio ci siano quasi ovunque. Tutto ciò avvelena la vita umana. Come sconfiggere, allora, questi nemici della vita umana? Ritengo che soltanto una fede profonda ed autentica possa salvare questo mondo. Soltanto una moralità forte può sconfiggere la corruzione; soltanto una speranza divina può prevalere sulla disperazione e soltanto un amore divino può sconfiggere l’odio ed ogni male che riscontriamo nel mondo. Tutte queste cose –la forte moralità, la vera bontà, la divina speranza ed il puro amore - possono procedere unicamente da una fede vera e profonda e solo se la luce di Cristo brilla nei nostri cuori e nelle nostre anime. Perciò, oggi più che mai, il mondo ha bisogno di veri testimoni di amore, di persone incorrotte, autentici esempi di vita cristiana.
 
“Voi siete la luce del mondo” –dice il Signore. E’ compito dei cristiani testimoniare e diffondere la luce, perché senza di essa il mondo diventa un luogo spaventoso. “Fin quando sono nel mondo, sono la luce del mondo” (Gv. 9:5), dice il Signore. Commentando queste parole un santo vescovo scriveva: “Fino a che Egli è nell’anima dell’uomo, Egli è la luce di quell’uomo. Fino a che Egli è in un popolo, Egli è la luce di quel popolo. Fino a che Egli è in una scuola, Egli è la luce di quella scuola. Fino a che Egli è in una fabbrica, Egli è la luce del lavoro e dei lavoratori. Ogni luogo, dal quale Egli si allontana, quel luogo viene sovrastato da una piena oscurità: l’anima umana senza di Lui diviene un inferno; un popolo senza di Lui diviene un branco affamato di lupi predatori; una scuola senza di Lui diviene un edificio intossicato di pazzia; una fabbrica senza di lui diviene un luogo di liti ed odio. Che dire poi degli ospedali e delle prigioni senza di Lui –questi luoghi divengono oscure grotte di disperazione! Davvero, chiunque riflette sui giorni della sua vita senza Cristo, costui trova in sé stesso una testimonianza sulla verità di queste parole del Signore: “Fin quando sono nel mondo, sono la luce del mondo”.
 
Care sorelle e cari fratelli! Oggi più che mai il mondo ha bisogno della luce di Cristo. Quanto più grande è l’oscurità, tanto maggiore è il bisogno di luce, per quanto piccola essa sia. “Voi siete la luce del mondo” –dice il Signore rivolgendosi ai suoi discepoli. E questo vale per i discepoli di ogni tempo, perché chi altro darà questa luce al mondo se non i cristiani? Chi altro darà luce al mondo e senso alla vita delle persone, consolazione e gioia, se non i cristiani? E’ il Signore stesso a volere questo da noi e noi dobbiamo essere testimoni di questa luce nel mondo. Se noi non testimoniamo la luce e non la doniamo agli altri, ci sono due ragioni: la prima è che forse noi non la possediamo, perché una lampada spenta non fa luce; la seconda è che forse noi non crediamo in questa luce, poiché non è possibile credere in essa, vivere la sua gioia e non condividerla con gli altri. Come per ogni cosa divina, anche qui siamo di fronte ad un paradosso: quanto più condividiamo la luce con altri, tanto più essa si accresce; e quanto più ci mostriamo egoisti e ci sforziamo di conservarla solo per noi stessi, essa diminuisce rischiando di spegnersi. Solo testimoniando a favore di questa luce saremo i suoi martiri per la verità. In questo tempo di menzogne e di mezze verità, gli uomini hanno un disperato bisogno di testimoni della verità. La verità cura sempre ed essa farà guarire noi e anche gli altri.
 
In ultimo, vorrei esortare me stesso e tutti voi a conservare accesa la fiaccola della nostra fede, di questa luce che deve illuminare il nostro cammino; testimoniamo ciò a tutti gli uomini, la fiaccola conservata dai profeti, dagli apostoli, dai martiri, dai santi e da tutti i veri cristiani; la fiaccola che ha portato a noi la luce, la parola e la vita di Dio, perché la vita senza questa luce è una vita amputata.
 

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