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1 Ottobre 2013 09:30 | Villa Maria - Sala Conferenze

Dio è misericordia!



Jürgen Johannesdotter


Vescovo luterano, Germania
“Dio è misericordia” che titolo meraviglioso per questo nostro incontro odierno. Non è, tuttavia, solo un titolo, ma un’affermazione, anzi è una descrizione del Suo essere. A  maggior ragione: per i cristiani questa affermazione ha preso le sembianze di un volto. In Gesù Cristo questa misericordia si è fatta uomo. Aggiungo che quando noi come credenti, cristiani prendiamo sul serio questa affermazione sull’essenza di Cristo, allora la accogliamo nella nostra vita e lasciamo che essa determini la nostra vita. I poveri, gli affaticati e gli oppressi di questo mondo sperimentano che questo assioma non è un’ affermazione teologica  astratta senza carne né sangue ma è qualcosa che si percepisce, si assapora e si sperimenta. Oggi vogliamo studiarla a fondo. Vorrei dire proprio all’inizio, con profonda gratitudine, che nei 12 anni di amicizia con la comunità di Sant’Egidio l’ho sperimentata e vissuta. Quest’incontro e la partecipazione ripetuta al servizio nella comunità hanno cambiato il mio modo di essere vescovo. Dalla diaconia del servizio ai poveri è cresciuta un’amicizia con i poveri e ciò avviene non solo due volte l’anno in occasione delle mie visite a Roma ma anche quando torno in Germania.
 
1. Dio è misericordia!
 
•  Da dove capisco che Dio è misericordia? Dalla parola di Dio! Nelle lamentazioni di Geremia
“Le misericordie del Signore non sono finite, 
non è esaurita la sua compassione; 
esse son rinnovate ogni mattina, 
grande è la sua fedeltà.”(3,22-23) 
Sapere, come credenti, in quale direzione andare è qualcosa di meraviglioso e pieno di speranza, nonostante gli abissi della nostra vita, i conflitti irrisolti. Sapere dove andare, nonostante le nostre colpe e i nostri peccati; peccati che, quando non possiamo negarli, preferiremmo nascondere. Proprio colui che non deve più nascondere il proprio peccato sa invece come se ne può liberare e venire perdonato. Nel libro delle Lamentazioni incontriamo un uomo che si lamenta. Ascoltiamo un uomo che ha un grosso peso sul suo cuore. Quest’uomo può gettare uno sguardo nel cuore di Dio. Si prende a cuore quello che proprio lì riesce a vedere. Dio non è un Dio senza cuore, per questo l’uomo delle Lamentazioni ha fiducia in Dio e spera nel suo aiuto. Dio è misericordia e lo sperimentiamo in profondità nella preghiera. “Le misericordie del Signore non sono finite”, così prega quest’uomo. Non è una dichiarazione obiettiva, ma una confessione di fede. Questa confessione possiamo pronunciarla solo quando ci astraiamo da noi stessi e guardiamo verso quelle testimonianze bibliche che ci avvicinano la Parola di Dio in tempi buoni e in tempi difficili; nel tempo del giubilo e della gioia, nel tempo difficile del lutto e del lamento. La Bibbia non tace in nessun caso - ad essa non è estraneo niente di quanto riguarda l’uomo; non cela ciò per cui si deve piangere. Davanti a Dio ogni cosa che ci riguarda può essere detta ad alta voce. Non dobbiamo fingere. Se Dio si prende cura di ogni cosa, allora Dio è anche colui a cui rivolgere il nostro lamento. Mio Dio, perché, perché? Alcuni sono andati in rovina. La loro fede si è distrutta. Ma per colui che si lamenta avviene un cambiamento che sorprende. 
•  La trasformazione avviene nel portare tutto in comunicazione con Dio e nell’andare a Lui con le proprie difficoltà. A chi fa questo, si apre il cuore di Dio. Chi fa questo, non si perde in un colloquio solitario con se stesso. Non grida il suo bisogno in un cielo scuro e vuoto. Grida il suo bisogno davanti a Dio al quale appartiene la sua vita. Si fida, esce da se stesso, si apre alla fiducia in Dio. E Dio fa si che il suo sguardo penetri nel Suo cuore come se volesse dire all’uomo che si lamenta: dietro al mio No si cela un Sì. Presso di me non esiste la morte e la rovina, presso di me è la vita e la gioia. La mia misericordia verso te non si esaurirà più. La mia misericordia non ha fine. L’uomo delle Lamentazioni guarda nel cuore di Dio e non scopre ciò che si sarebbe aspettato, cioè odio e ira, fredda indifferenza. Egli penetra con il suo sguardo nel cuore di Dio e scopre pietà. 
•  La misericordia brucia come un fuoco acceso. Conosciamo la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli. Quando li rivede dopo lungo tempo, il suo cuore si accende pieno di pietà per i suoi fratelli colpevoli. Non può fare altrimenti, deve stringerli tra le sue braccia, riconciliarsi con loro e aiutarli. Così è Dio, non può agire in altro modo. Quando rivolge il suo sguardo verso di noi, allora il suo cuore si accende per noi uomini deboli e peccatori, anche se noi non ne avremmo alcun diritto. In una corale del nostro libro di canti luterani si dice “E’ solo pietà e nient’altro”. Nella Sacra Scrittura si parla della misericordia di Dio in due modi. Da una parte la misericordia viene paragonata all’agire di una madre, e dall’altra all’agire di un padre. Isaia una volta si chiede se sia immaginabile che una madre non abbia pietà del suo bambino. La risposta è: assolutamente no. Se una madre è degna di questo appellativo, allora farà tutto per suo figlio, lo nutrirà, lo educherà, lo proteggerà e si prenderà cura di lui. E seppure accadesse l’incredibile, poiché in questo mondo può veramente accadere di tutto, a Dio non accadrà. Egli non si dimentica mai di noi. I nostri nomi sono incisi sulla sua mano in modo che il nome e la vita di ciascuno di noi è costantemente davanti ai suoi occhi. La misericordia di Dio è quella di una madre buona che si preoccupa continuamente per i suoi figli.
•  Tuttavia è una misericordia come quella di un padre. Nel salmo 103 si dice “Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono”. Un padre ha pietà dei suoi figli quando li riconosce come figli suoi e non nega la sua paternità. Un padre ha pietà, nel momento in cui si fa riconoscere dai suoi figli e li prende con sé. Nella parabola del figliol prodigo, ascoltiamo come il padre accolga di nuovo il figlio perduto. Non lo manda via. Gli corre incontro e lo abbraccia. Ne ha pietà e ripara ciò che era stato distrutto.
•  Non possiamo logorare questa pietà. E’ qualcosa che con Cristo non riusciamo a fare. Mai dirà: ora la mia riserva di pietà è esaurita. La pietà di Dio non si esaurisce mai. Non solo ha pietà sette volte, ma settanta volte sette. Ancor di più: ogni mattina quando ci alziamo, potremmo dire: nuova come questo giorno è la pietà di Dio. Questo è ciò che ci compete, la “nostra parte”, our portion secondo una traduzione americana della Bibbia. Ci può meravigliare che questo uomo, che all’inizio si lamenta e accusa Dio in modo così violento, poi, improvvisamente, parli così fiducioso della pietà di Dio. Cosa è avvenuto? 
•  Posso spiegarlo solo in questo modo. Dio lascia che l’uomo getti uno sguardo nel cuore di Dio così che dietro al NO veda un SI. Poi si aggiunge qualcosa, egli riconosce i segni della pietà di Dio nella sua vita, lievi ma tuttavia percepibili. Non è finita, esistiamo ancora. Siamo duramente colpiti, ma viviamo ancora. Siamo sull’orlo dell’abisso – ma siamo trattenuti dalla pietà di Dio e non precipitiamo. Vicino ad un baratro  ma sorretti, questa è la pietà di Dio.  Gesù raccontò una volta che era oppresso dai dolori degli uomini. E’ davvero così. Dio è terribilmente oppresso quando vede il dolore degli uomini. Allora lascia penetrare il loro sguardo nel suo cuore perché possano guardarci dentro. Dove vedono un no possono scorgere che in realtà c’è un sì. Per questo il vescovo dom Helder Camara prega “Dio insegnaci a dire un no, che abbia il sapore di un sì, e mai un sì che abbia il sapore di un no”: le difficoltà, che non comprendiamo, non devono avere l’ultima parola.
 
2.  L’uomo delle Lamentazioni, che ha potuto gettare uno sguardo nel cuore di Dio, si prende a cuore Dio. In realtà è sempre ancora in miseria, ma germoglia in lui una decisione: me lo prendo a cuore! Voglio sperare in Lui. Canta il canto della speranza: poiché non tutto è perduto, voglio davvero ancora sperare. Mentre la misericordia di Dio si rinnova ogni giorno, egli spera in Lui, poiché Dio non delude tale speranza, poiché Egli guarda molto più benignamente gli uomini che attendono qualcosa da lui. Ciò è buono – “una cosa eccellente” traduce Martin Lutero in tedesco: essere pazienti e sperare nell’aiuto del Signore. Voglio contemplare ogni giorno nell’attesa che Dio mi aiuti, che ci aiuti, che cambi le situazioni in cui dobbiamo vivere, che cambi il nostro piccolo e debole cuore che non riesce più a sopportare.
 
•  Gesù, che ha sperimentato così tante difficoltà, ha l’autorevolezza, la credibilità di poter pretendere questo da noi. La sua passione lo rende credibile quando dice: spererò pazientemente nell’aiuto del Signore e vi chiedo di fare anche voi lo stesso. Non è soltanto un sentimento che lo fa ragionare in questo modo: è una decisione, un atto della sua volontà. Esattamente questo è il problema in discussione oggi. Dobbiamo scoprire che nel cuore di Dio non abita altro che la misericordia, non una misericordia generica, ma misericordia concreta per la tua e la mia vita, misericordia per i poveri. Dobbiamo dunque prendere una decisione, che forse non abbiamo ancora preso. Tutto nella nostra vita deve essere in relazione con Cristo, anche le difficoltà, ciò che è distrutto e malato, quello che ho rifiutato per paura e di cui sono colpevole, gli errori della mia vita da cui non so ancora come tirarmi fuori. Questo è ciò che voglio dirgli con uno sguardo fisso alla sua sollecitudine materna e alla sua pietà paterna. Voglio sperare in Lui che aiuta. Sperare e attendere non deve farci impazzire. La pietà di Dio segue le difficoltà, “Egli si è molto rattristato” si dice alla fine di questo canto “ma poi ha avuto pietà di noi nella sua grande bontà”. Questo non lo declineremo mai in maniera sufficientemente concreta includendolo nella nostra vita. La speranza deve indirizzarsi a quello che ci affligge: i bambini che sono costretti alla fuga, in Siria e in altri luoghi, Signore pietà! Gli anziani che vengono trattati e considerati come “ultimi”, Signore pietà! I profughi che vengono nei nostri paesi su imbarcazioni malridotte, Signore pietà! Gli ostaggi che sono nelle mani dei violenti, Signore pietà! I credenti che vengono perseguitati per la loro fede, Signore pietà! I bambini non nati le cui madri hanno abortito perché disperate e senza speranza, Signore pietà! I poveri e gli affamati sotto i ponti e nelle baracche delle nostre città ricche, Signore pietà! Quando ci rechiamo all’eucarestia, fa che prendiamo la decisione di sperare in Dio, nella sua pietà e nel suo aiuto. E quando riceviamo l’eucarestia, Dio ci lasci penetrare con il nostro sguardo nel Suo cuore, cosicché possiamo percepire e gustare la sua pietà. Dopo di che usciamo e condividiamo con i poveri la misericordia di Dio, dividendola non diminuirà ma diventerà un tesoro per molti.
 
Vi ringrazio per la vostra attenzione e per il vostro ascolto paziente.
 

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