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04/12/2016
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7 Settembre 2009 09:30 | Palazzo del Comune di Cracovia – Sala B

Intervento



Patricia Eugenia Ynestroza Navarrete


Giornalista di Radio Vaticana

Il tema di oggi è molto ampio. Mi concentrerò pertanto su una parte del continente che, come sappiamo molto bene, è anch’esso in parte un mondo globalizzato. Vorrei partire dal considerare quanto sia grande il nostro continente, diviso in tre parti, America del nord, America del Sud, America Centrale e Caraibi. Nel continente latinoamericano si parlano lo spagnolo e il portoghese, ma anche l’inglese e il francese. In America Centrale si trova il mio paese, l’Honduras, una nazione di 120 mila chilometri quadrati, con quasi 7 milioni di abitanti, di lingua spagnola, in cui la maggioranza è cattolica.

Parleremo in questi pochi minuti della globalizzazione nel continente latinoamericano, ossia del ruolo che esercita l’America Latina in questo mondo globalizzato. Prima di entrare nei dettagli dell’argomento analizzando gli aspetti economici, politici e mediatici, vorrei affrontare il concetto del termine ‘globalizzazione’, a partire da ciò che ha detto il cardinale arcivescovo di Tegucigalpa, Oscar Rodríguez Maradiaga in una Conferenza in Costa Rica nel 2001. Il termine globalizzazione –ha detto- “ci indica che stiamo costruendo un mondo caratterizzato dall’unità, dalla progressiva moltiplicazione delle relazioni di convivenza, dall’uguaglianza di tutti i popoli e da un’interdipendenza solidale. E, nella Dichiarazione di Copenaghen del 2000 si dichiara che la globalizzazione è conseguenza dell’aumento della mobilità umana, del progresso delle comunicazioni, del grande incremento del commercio, delle correnti di capitale e dei progressi tecnologici”.

Per il continente latinoamericano si tratta di una grande sfida, quella di riuscire a far fronte ai requisisti di questa globalizzazione, se si considera che in molti aspetti l’America Latina non è all’altezza di potersi considerare come parte di una stessa famiglia con gli altri continenti, dato che noi latinoamericani abbiamo varie mancanze nella nostra economia, nella nostra politica e cultura...

Sebbene cerchiamo di raggiungere e di seguire i requisiti della globalizzazione, a livello economico è difficile, considerando che molti dei nostri paesi sono a un livello di povertà, per non parlare di miseria, che lascia molto a desiderare e c’è una differenza di classi dentro la società. Tale divisione all’interno di ciascuna delle nostre società, ci separa ancora di più dal raggiungimento di una globalizzazione a livello economico. Forse l’unico campo in cui l’America Latina ha raggiunto un’unità con gli altri continenti è stato quello dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, dell’aggiornamento e, nel campo mediatico, l’essere riusciti a dare il nostro contributo non perfetto, ma piuttosto imperfetto al mondo, offrendo la nostra cultura, la nostra lingua, la nostra religione, la nostra fede: questo sì, nonostante le minacce delle sette e del movimento pentecostale siamo riusciti a caratterizzarci come ciò che siamo stati all’epoca di Giovanni Paolo II, come il continente della speranza, continente che vive e prega allo stesso tempo, che fa di Dio la sua casa e non teme di pronunciare il suo nome in ogni momento della propria vita.

Quando parliamo del fattore politico che ha vissuto e vive il continente e che da questo dipende per entrare nel mondo globalizzato, dobbiamo dire che l’America Latina, ha vissuto negli anni 70-80 un periodo di dittature, ma questa fase è stata superata, al meno in apparenza. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché il continente latinoamericano non viva più la minaccia di nuove ideologie che possono portare a nuove forme di dittatura, forse peggiori. Dittature che violano i principi morali e religiosi dei popoli, utilizzando a tale scopo l’economia e il mercato corrotto. Da alcuni anni c’è una lotta latinoamericana per mantenere le democrazie, democrazie che spesso sono fragili ma che offriamo al mondo globalizzato. Paesi piccoli come l’Honduras si vedono minacciati nella loro democrazia. In questo senso cito l’esempio della difficile situazione che sta vivendo la mia Nazione, e come questo fatto politico si è visto coinvolto nel mondo mediatico globalizzato.

Fin dall’anno scorso l’arcivescovo di Tegucigalpa e la Chiesa Honduregna sono vittime di duri attacchi da parte di un settore del popolo, prodotto di una polarizzazione sorta grazie a metodi fraudolenti, provenienti dall’estero, secondo il cardinale Rodríguez, e da una buona fetta della popolazione. La Chiesa si sente attaccata e vittima di un piano prestabilito. Ma qual è questo piano? Distruggere la Chiesa Cattolica, la sua gerarchia e la sua reputazione morale. Dobbiamo ricordare che la Chiesa in Honduras è un’Istituzione di grande credibilità. La situazione attuale non è lontana dallo “stato di persecuzione religiosa” e “minaccia diretta alla libertà di culto”, vissuto anche in altre parti del mondo. Ma cosa sta accadendo attualmente nel mio paese a livello politico? Da un anno il presidente honduregno, ha insistito e ha cercato in tutti i modi di ottenere una consultazione popolare, nonostante la Costituzione lo proibisca. Pur di ottenere la rielezione, è andato contro la Magna Carta e, non potendo contare sull’appoggio degli altri poteri dello Stato, né sulle Forze Armate, ha fatto ricorso alla prepotenza e all’abuso di potere. A partire da questo gli altri due poteri dello Stato hanno deciso di sostituirlo il 28 giugno, seguendo i procedimenti indicati dalla legislazione dell’Honduras e dalla sua Costituzione democratica.

Secondo il pensiero comune della maggioranza del popolo oggi l’Honduras sta vivendo un cambiamento di governo dovuto alle violazioni compiute dal suo ex presidente. Un errore in questo procedimento è stato condurlo in un altro paese, cosa che gli ha permesso di viaggiare per il mondo dicendo cose inesatte su ciò che sta succedendo nella Nazione, e una di queste, forse la più vergognosa che ha detto è stata quando si è presentato all’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite denunciando massacri in Honduras. La settimana scorsa è venuta la Commissione interparlamentare dei Diritti Umani che ha detto infatti che ciò non era vero; il rapporto preliminare sulla situazione dei diritti umani in Honduras, elaborato dalla commissione contraddice chi ha voluto vendere al mondo l’idea che in questo paese si stanno effettuando stragi dei propri cittadini. Gli unici due morti, e deploriamo molto questo fatto, sono stati durante le manifestazioni a favore dell’ex presidente Manuel Zelaya.

A partire dal 28 giugno il mio popolo dalle proprie case, accendendo i propri computer, collegandosi a internet, facebook, twitter, posta elettronica non ha smesso di inviare messaggi al mondo per contraddire la versione del presidente, che inoltre ha manifestato in tutto questo tempo un atteggiamento poco coerente per quanto riguarda l’obiettivo da perseguire. Ancora non si capisce cosa vuole, un tempo credevamo che volesse soltanto la “quarta urna”, ovvero ottenere la propria rielezione....ora c’è una grossa incognita, ritorna nel paese?…non ritorna più?... La globalizzazione in questo caso svolge la sua funzione negativa e positiva: da una parte, il mondo e la comunità internazionale hanno sentito la versione che il presidente dava ai mezzi di informazione ufficiali, ma dall’altra seguivano la rete di informazione che potremmo chiamare ufficiosa, che chiariva le posizioni.

Il mondo ha visto ciò che è accaduto in Honduras come un colpo di stato invece di considerarlo, secondo la Costituzione honduregna,  uno Stato di diritto, in cui esiste un Presidente ad interim che ha l’obiettivo di pacificare, di condurre il paese verso le elezioni,  elezioni che ora possono essere messe in discussione dal mondo intero, e nessuno vuole sapere che sono state organizzate fin dall’anno scorso e di conseguenza sono legali, e che non ci sono stati cambiamenti di nessun tipo da giugno fino ad ora...mantengono quindi la loro validità... e allora perché non accettarle?... Come forte prova che nella mia Nazione non c’è un colpo di Stato, il Presidente ad interim ha detto in questi giorni che rinuncia al suo incarico e lascia il suo posto a chi viene dopo di lui in successione democratica, secondo la Costituzione, ossia il presidente della Corte Suprema di Giustizia. Questa situazione che vive l’Honduras, sta danneggiando tutto il continente latinoamericano, soprattutto a livello economico e commerciale. Erano state intraprese opere d’interesse sociale ed economico, che producevano benefici per tutta la regione centroamericana, si stavano costruendo infrastrutture in Honduras: a causa di questa crisi politica l’aiuto economico che gli Stati Uniti stavano inviando è stato sospeso.

Infine, per concludere, credo che la globalizzazione si avvii bene seguendo la scala di valori morali e religiosi, cercando l’integrità dell’essere umano e un’unità nella solidarietà soprattutto verso chi ha più bisogno per poter equilibrare le forze, migliorare le economie e le democrazie in tutti i paesi. Ma il mondo cammina piuttosto nella direzione dell’ individualismo, del materialismo, del capitalismo selvaggio che si impossessa delle società, e cerca la competizione spietata per raggiungere la posizione più alta; questo diviene l’unico obiettivo, e pur di raggiungerlo non ha importanza se l’individuo trascina con sé una catena di esseri umani,  distruggendo tutto ciò che trova davanti a sé pur di ottenere i propri obiettivi principali e i propri interessi economici.

Credo che questo sia un incontro importante per sognare, con il servo di Dio Giovanni Paolo II, nella cornice dei parametri della carità che ci indica il Papa Benedetto XVI, la globalizzazione della solidarietà. Sogniamo che un giorno l’Organizzazione degli Stati Americani, l’Unione Europea e perfino le Nazioni Unite possano intraprendere la strada della globalizzazione della democrazia, della globalizzazione dell’autodeterminazione dei popoli, della globalizzazione del rispetto di ogni nazione e della globalizzazione della non aggressione bellica di un popolo contro un altro.

I paesi camminano in base a propri interessi economici e, a partire da questo, se si verifica una violazione dei diritti umani in una Nazione, si può denunciare o meno a seconda degli interessi in gioco. Pertanto, a partire da questo, si deduce che i paesi non sono amici, hanno solo degli interessi...e l’Honduras l’ha scoperto in un modo problematico. Nell’isolamento, che porta alla solitudine, alla disperazione, senza sapere che futuro l’attende a livello economico, politico-sociale e mentre cresce la polarizzazione, mentre lo si isola di più a livello internazionale, aumenta la divisione e la lotta di classe che per la prima volta turba la società. Speriamo che un giorno la globalizzazione aiuti i paesi sottosviluppati a crescere nelle loro economie e nelle loro democrazie e si raggiunga la globalizzazione della solidarietà verso chi è più bisognoso.

Per concludere, penso che il testo in cui possiamo trovare, più che indicazioni, risposte agli interrogativi nella nostra era moderna, in cui l’uomo molte volte non è più il soggetto dell’azione globalizzatrice, ma piuttosto l’oggetto, sia l’Enciclica del Papa Benedetto XVI, Caritas in veritate, nella quale il Papa afferma che “l'uomo non si sviluppa con le sole proprie forze, né lo sviluppo gli può essere semplicemente dato dall'esterno. Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all'umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un'eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l'obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti. D'altronde, solo l'incontro con Dio permette di non “vedere nell'altro sempre soltanto l'altro”, ma di riconoscere in lui l'immagine divina, giungendo così a scoprire veramente l'altro e a maturare un amore che “diventa cura dell'altro e per l'altro”.  (cfr. Il Messaggio della Populorum Progressio, Enciclica Caritas in veritate, cap. 1, 11.16-18). Grazie.





 


Cracovia 2009

Il saluto di papa Benedetto XVI all'Angelus


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