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La memoria di Tutti i Santi nella liturgia a Santa Maria in Trastevere (Roma)


 
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MEMORIA DI TUTTI I SANTI
1 novembre 2010

Madonna in trono
Mosaico absidale, sec. XIII (particolare)
Roma, Basilica di Santa Maria in Trastevere

Maria, tutta santa,
incoronata dall’amore che rende preziosa e piena la vita,
ti sei affidata alla volontà di Dio
per generare la sua presenza tra gli uomini;
tu hai pianto sotto la croce, nel giorno del buio
e dell’abbandono,
quando il frutto del tuo seno veniva strappato dal male.
Le tue lacrime sono asciugate dalla forza dell’amore
che ha vinto la morte e libera dalla paura.
Rivolgi a noi gli occhi pieni di misericordia
che riflettono l’amore di Dio,
insegnaci a fare sempre quello che Gesù ci dirà,
perché insieme ai nostri cari,
accolti ed amati da Dio,
godiamo dell’amore che non finisce.
Amen


 

Nel giorno della memoria di Tutti i Santi, la Comunità di Sant'Egidio celebra
il ricordo di tutti coloro che sono morti a causa di gravi malattie, a cui si è fatta vicina negli anni. Nella liturgia, tutti vengono ricordati per nome.

La memoria è celebrata a Roma, nella basilica di Santa Maria in Trastevere e in alre città di Italia.

La predicazione nella basilica di Santa Maria in Trastevere

E’ ormai una tradizione ritrovarci insieme il giorno di tutti i santi, celebrazione che anticipa e spiega la memoria di tutti i defunti. E c’è in questo “tutti” un senso largo, universale, pieno che allarga il nostro cuore così abituato a dimensioni piccole. La luce e la bellezza di questo giorno illumina anche i giorni ordinari, spesso pieni di paure, di sofferenza, di incertezza.

Celebriamo tutti i santi, cioè coloro che il Signore “prende con sé”. Anche noi siamo “santi”. Per Dio nessuno è senza importanza, senza valore, un numero, un problema o un peso, come qualche volta gli uomini pensano di chi è debole o soffre. E, qualche volta, finisce per crederlo anche chi è malato! Quando diciamo che il Signore si è preso qualcuno non significa che ce lo ha strappato, perché Dio non vuole la divisione, la sofferenza, la morte. Vuol dire che Dio lo prende nell’amore, lo solleva dal buio perché sia nella pienezza della luce, lo solleva da se stesso, lo libera dalle paure per aiutarlo ad amare. Dio ci “prende” con sé, ci vuole suoi, come un innamorato. Nessuno è santo per merito, ma tutti lo sono per grazia, cioè per suo amore, per solo amore. Dio non vuole stare solo, ci cerca, ci aspetta, ci abbraccia, ci perdona. Questo vuol dire essere santi: farsi amare ed amare. La Chiesa ne indica alcuni, che sono quelli da cui molti di noi hanno ricevuto il loro nome. I santi sono persone, uomini e donne, di ogni tempo, lingua, paese, nazione perché i santi appartengono all’unico popolo che è quello di Dio. Ricordali ci aiuta a vedere questo popolo già oggi, riconoscendo in chiunque il nostro prossimo! Qui è venerata la Tutta Santa, Maria, insieme a Giulio, Calisto, Cornelio, le cui reliquie sono conservate sotto l’altare. Ricordiamo San Francesco, che probabilmente veniva qui a pregare. Qui sentiamo vicini i santi che abbiamo conosciuto, i nostri cari, che splendono come l’oro nel mosaico e ci riflettono la luce di Dio.
I nostri cari sono insieme. Ricordarli ci fa accorgere di quello che ci unisce e che spesso, troppo spesso, dimentichiamo. Essi parlano pienamente la lingua di Dio, quella dell’amore, la più umana. Ricordarli ci aiuta ad ascoltare questa lingua, ad esercitarci a parlarla, perché è la stessa del nostro cuore. Essi vivono. Ricordarli ci aiuta a capire la vita anche quando non la tocchiamo, oltre il confine della vita; a cercare la nostra vera forza, anche se siamo tutti fragilissimi; ad amare sempre e tanto il soffio della vita di ogni uomo. Sembra che non possiamo fare nulla per loro. In realtà ricordarli ci aiuta a “fare” quello che serve più di tutto, sempre: amarli. E questo ci aiuta a capire quello di cui abbiamo davvero bisogno ed a perdere il superfluo, l’inutile, che pure ci appassiona e che assorbe tante energie.
Ascolteremo tanti nomi. Come nel Cimitero tante vite sono poste vicine le une alle altre, si intrecciano e le sentiamo unite nella stessa condizione. Non è una folla anonima, ma una famiglia. Ed in fondo, come capita al cimitero, l’amore e l’umana pietà fa sentire “nostri” anche tutti gli altri nomi, cioè persone, fratelli, sorelle, figli, padri e madri. “Io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome migliore che ai figli e alle figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato”, afferma il profeta Isaia. (Is 56,5)
Li ricordiamo dopo tanti anni. L’amore vero è fedele: più forte della tiepidezza, dell’abitudine, del cercare sempre nuove esperienze invece di rendere profondi i sentimenti. Il ricordo si trasforma, ma non si affievolisce. Certo, prima sentivamo la ferita aperta, ma non è affatto vero che il tempo fa dimenticare. E poi, noi non vogliamo farlo! Non possiamo farlo per amore, perché l’amore ricorda, rende presente, cerca l’amato. Il tempo non ci libera di per sé dall’amarezza dell’assenza, a volte ancora più acuta proprio perché impietosamente definitiva. Possiamo guardare con più larghezza l’orizzonte della vita e sentire la tenerezza e la dolcezza della compagnia del Signore. Rimane il mistero, ma vediamo con più profondità la luce che lo penetra.
Il futuro, loro e nostro, lo abbiamo sperimentato già in tante occasioni. La sofferenza, insopportabile, ingiusta, è stata occasione di un amore fortissimo, tenero, premuroso. Nella nostra vicinanza abbiamo capito quella senza riserve e piena di Gesù, amico vero, che non scappa e non lascia soli. Nel cambiamento dei nostri cari abbiamo visto il purgatorio, cioè l’amore che brucia il male, che ci fa vergognare di quello che abbiamo fatto, senza giustificazioni e senza fuga, rendendoci conto delle nostre azioni, delle loro conseguenze, affidandoci, lasciandoci amare. Nel purgatorio abbiamo imparato a non avere più paura, a fidarsi, a tendere le mani, a capire che c’è una sola cosa che vale, che è volere bene. Abbiamo anche visto la resurrezione! Sì, l’abbiamo contemplata nella gioia che riusciva ad illuminare le notti più scure quando tutto sembrava perduto, nella fiducia che dava protezione nello sconforto, nell’amore che riscaldava il freddo della solitudine. In una mano stretta nonostante le difficoltà c’è l’inizio della resurrezione. E nessuno può rapire dalle mani di Gesù. E’ la forza che li ha fatti sorridere nella sofferenza, che li ha fatti sentire amati nel naufragio. Ecco, questo è l’amore di Dio: dona se stesso perché tutti abbiano vita. Per questo il ricordo dei santi e dei nostri santi ci aiuta a vedere il cielo. Ne abbiamo bisogno.
Oggi si uniscono un po’ il cielo e la terra! Senza cielo tutto è possibile e niente ha valore. Il cielo ci aiuta a capire quanto siamo importanti, in vita e dopo; a non buttarci via, a non vivere come bruti, ad essere beati, santi, pienamente umani. Il cielo ci aiuta ad essere veramente uomini della terra! Le cose più belle della nostra vita, quelle che ricordiamo e che gli altri ricorderanno di noi, sono quelle che perdiamo, che regaliamo. E’ il segreto di Gesù: la vita si conserva perdendola per amore, aiutandolo a prendere con sé tanti che sono senza protezione ed amore.
Il sole tramonta, ma illumina altre terre. Non lo vediamo, ma le stelle ce lo ricordano. C’é un sole dall’altra parte della nostra terra. Per questo accendiamo delle luci. Significa dire: io continuo ad amarti, non mi rassegno, ti voglio bene. Per dare luce dobbiamo consumarci. Altrimenti la candela si conserva ma non serve. Abbiamo sperimentato il buio. Per questo vogliamo trasmettere la stessa luce di resurrezione a tante oscurità di questo mondo. Siamo beati dando felicità agli altri. E sappiamo quanto è importante nel dolore vedere un po’ di questa luce in un cuore buono e attento! Risorge un uomo, un quartiere quando portiamo questa luce, che diventa saluto, cortesia, fiducia, sorriso, visita, accoglienza. Ecco, il ricordo dei santi, dei nostri santi, ci riempie di speranza. Abbiamo speranza, la speranza di cambiare questo mondo e renderlo bello, pieno della luce della vita come è stato pensato da Dio, liberandolo dal buio della cattiveria, dell’aggressività, della violenza ordinaria, terribile come abbiamo visto in questi giorni.
Maria, tutta santa, incoronata dall’amore che rende preziosa e piena la vita, ti sei affidata alla volontà di Dio per generare la sua presenza tra gli uomini; tu hai pianto sotto la croce, nel giorno del buio e dell’abbandono, quando il frutto del tuo seno veniva strappato dal male. Le tue lacrime sono asciugate dalla forza dell’amore che ha vinto la morte e libera dalla paura. Rivolgi a noi gli occhi pieni di misericordia che riflettono l’amore di Dio, insegnaci a fare sempre quello che Gesù ci dirà, perché insieme ai nostri cari, accolti ed amati da Dio, godiamo dell’amore che non finisce. Amen

don Matteo Zuppi

 

Ad Antwerpen       

Il 1 novembre si è tenuta una liturgia in ricordo dei senza fissa dimora, amici della mensa "Kamiano", defunti recentemente.

 
   

 

 

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