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21 Agosto 2001

Guinea Bissau - Lotta alla malnutrizione infantile

 
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Sono circa 1500 i bambini visitati dai medici della Comunità di Sant’Egidio, in un mese di attività dell’ambulatorio pediatrico a Bissau.

Nell'ambulatorio pediatrico della Comunità di Sant'Egidio a Bissau, in un mese di attività sono stati visitati circa 1500 bambini. La maggior parte di loro proveniva dalla città di Bissau, ma non pochi arrivavano dai villaggi attorno. 


La malnutrizione è la malattia più grave

Molti sono arrivati all'ambulatorio in condizioni molto gravi, disidratati e gravemente denutriti. La malnutrizione infatti è un problema gravissimo, che inoltre espone i bambini ad infezioni e ad altre malattie gravi. 
Alcuni erano quasi in fin di vita: talmente deboli per la grave denutrizione, che avevano smesso di mangiare e di bere, incapaci di assumere perfino il latte materno. 
Per venire incontro a queste situazioni di emergenza, abbiamo deciso di nutrire noi stessi i bambini più gravi, facendoli tornare tutti i giorni per seguire un programma di reidratazione e di nutrizione. Una parte dell'attività dell’ambulatorio è stata destinata esclusivamente a loro. Insieme alle madri, restavano con noi tutto il giorno. 
All’inizio davamo loro soltanto poche gocce d'acqua arricchita con un po' di zucchero. Poi, una particolare "pappa" di proteine e zuccheri, ricostituita con acqua bollita. Ai più piccoli il latte in polvere. 
Il risultato è stato sorprendente: tutti i bambini che abbiamo potuto seguire in questo modo "intensivo" - circa una trentina - si sono ripresi bene e hanno superato il momento critico. 
Agli altri bambini, anch’essi malnutriti, ma in una situazione meno grave, abbiamo fornito il necessario per la nutrizione: la "pappa" proteica e l'acqua per ricostituirla, da portare a casa. 
E’ indispensabile affrontare il problema dell’acqua, perché in Guinea Bissau viene spesso consumata acqua contaminata. Per questo abbiamo insegnato alle madri a bollire l’acqua per gli usi alimentari. 
Con una alimentazione adeguata i bambini miglioravano rapidamente e guarivano anche dalle altre malattie. 
Emblematica la storia di Malam Tchamba, un bambino di 1 anno e 4 mesi, gravemente malnutrito e debolissimo, che la madre ha portato al nostro ambulatorio sin dai primi giorni di attività, percorrendo 10 km a piedi. 
Quando lo abbiamo conosciuto, pesava solo sei chili e non riusciva neanche a stare seduto. Inoltre era ammalato di tubercolosi. 
All'inizio disperavamo di salvarlo, perché, a causa dell’estrema debolezza, non riusciva neppure a bere. Abbiamo cominciato a seguirlo molto attentamente dal punto di vista nutrizionale ed a curare la TBC. 
Dopo qualche giorno ha cominciato ad accettare l'acqua con lo zucchero, quindi il latte e infine anche la "pappa". La madre, che era disperata per il suo bambino, ha ripreso coraggio e ha cominciato a collaborare ed a nutrirlo quando era sola con lui. In questo modo, nel corso di un mese, Malam ha ripreso più di due chili e mezzo di peso. Ha ricominciato a stare seduto e poi a parlare ed a camminare. 
Quella di Malam è la storia di tanti bambini che abbiamo incontrato: è bastato davvero poco - solo dar loro da mangiare, da bere e qualche medicina - per assicurare loro un futuro.


La povertà aggrava le malattie

Tra i bambini che abbiamo visitato, molti presentavano delle malformazioni congenite - soprattutto cardiache - alcune delle quali di lieve entità. Sono malattie che in Italia - o in genere nei paesi sviluppati - vengono prontamente diagnosticate e curate mediante semplici interventi chirurgici. Questo non è possibile a Bissau. 
Infatti, spesso la diagnosi è incerta o errata perché non ci sono ospedali attrezzati ed è impossibile provvedere ad interventi, seppure semplici, di interesse cardiologico. 
L'unica speranza è quella di essere operati all'estero, ma per fare ciò bisogna seguire una procedura complicata, che può durare anche due anni. Sono tempi troppo lunghi e spesso i bambini muoiono o si aggravano molto. 
Inoltre, il costo di un intervento all'estero è troppo alto per le possibilità medie di una famiglia guineana e solo pochissimi riescono ad ottenere anche il finanziamento per pagarsi viaggio e operazione. Un bambino - arrivato al nostro ambulatorio da una città all'est della Guinea con un grave tumore al volto - aveva ottenuto tutta la documentazione utile per andare ad operarsi in Portogallo, ma non aveva le risorse per pagare il viaggio e l'intervento chirurgico. Lo stipendio del padre era di circa 15.000 lire al mese. E' il destino di molti in Guinea Bissau, dove ci si ammala e si muore anche per poco o per cause che altrove sono quasi scomparse.

Fabio Riccardi


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