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12 Marzo 2012 | KAMIKITA DISTRICT, GIAPPONE

A un anno dallo tsunami in Giappone

Sant'Egidio e il Comune di Rikuzentakata insieme per costruire un centro diurno per anziani

 
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Ad un anno dal drammatico terremoto in Giappone, lo scorso 11 marzo 2012, è stato firmato un accordo di collaborazione tra la Comunità di Sant’Egidio e il Comune di Rikuzentakata, nella Regione del Tohoku. Si tratta di un impegno reciproco per la costruzione di un Centro di accoglienza diurna per la persone anziane, che costituiscono oggi oltre il 30% della popolazione superstite della zona. Rikuzentakata è una delle due cittadine maggiormente distrutte dalla tragedia dello tsunami. La lunga amicizia tra la Comunità di Sant’Egidio e il Giappone si esprime oggi in questo comune impegno di solidarietà.

Immagini delle devastazioni causate dallo tsunamiL’11 marzo del 2011, era un venerdì, alle 14,46 - in Italia le 06,46 di mattina - un terremoto di 8,9 gradi ha colpito la parte nord-orientale dell'isola di Honshu, la più grande del Giappone, a 380 chilometri da Tokyo. Pochi minuti dopo uno tsunami con onde altissime si è abbattuto sulle coste affacciate sul Pacifico seminando morte e distruzione nell'area di Sendai, la più vicina all'epicentro.

Successive scosse hanno continuato a colpire l’area, mentre le onde mietevano vittime e distruggevano intere cittadine lungo la costa.
Dal momento della scossa principale, c'è stato un terremoto di almeno 5 gradi in media ogni 5-7 minuti. La scossa è stata la più potente mai registrata nel Sol Levante: le onde sismiche sono state avvertite distintamente fino a Pechino. L'impatto del terremoto ha spostato l'asse di rotazione terrestre di quasi 10 centimetri.

Oltre la metà delle vittime del sisma/tsunami dell'11 marzo, che ha devastato il nordest del Giappone, aveva più di 65 anni. Prima del disastro, la popolazione "anziana" rappresentava il 25% dei residenti: "molti di loro - scrive l'Asahi Shinbum, uno dei maggiori quotidiani giapponesi - sono morti perché non hanno avuto il tempo di fuggire o non potevano farlo senza l'aiuto di qualcuno dopo l'allarme “tsunami".

Sant’Egidio e il Giappone

Gli anziani sono stati tra i più colpiti dal sismaA tre mesi dal dramma una delegazione della Comunità di Sant’Egidio si è recata nelle zone colpite dal disastro. Il bilancio delle vittime ammonta ad oltre 25.000 (da aggiungere gli scomparsi….), ma le ricerche non si sono ancore definitivamente concluse. La violenza delle acque ha provocato la scomparsa di interi villaggi nel nord del Paese. Si tratta di molti tra gli insediamenti lungo circa 400 chilometri della costa che si affaccia sull’oceano Pacifico. Abbiamo visitato in particolare uno dei due villaggi quasi completamente rasi al suolo, Rikuzentakata, a nord di Sendai. Su 26.000 abitanti del villaggio il numero delle vittime si aggira sulle 4000 persone e 15.000 sono rimasti senza casa.

La maggioranza dei sopravvissuti sono anziani: circa i 36% hanno più di 65 anni, molti dei quali rimasti assolutamente soli. Abbiamo incontrato il sindaco Futoshi Toba di 46 anni, che ha perso la moglie nello tsunami. Il sindaco ci ha raccontato il dramma di quel venerdì 11 marzo: sono bastati 20 minuti dopo il terremoto perché le onde del mare arrivassero ad invadere il paese, fino a 13 chilometri all'interno. Abbiamo visitato quindi i luoghi di accoglienza e gli alloggi provvisori dove vive la gente. Successivamente abbiamo incontrato Monsignor Hiraga, il vescovo di Sendai, la diocesi che comprende tutte le zone colpite. Gli abbiamo espresso tutta la vicinanza e la solidarietà della Comunità di Sant'Egidio, legata da tanti anni di amicizia con il Giappone.

Un segno di amicizia e di solidarietà

Una immagine del progettoE proprio la lunga amicizia tra Sant’Egidio e il Giappone, iniziata dal 1987, negli incontri di dialogo tra le religioni e le culture per la pace, nello spirito di Assisi, e continuata con fedeltà negli anni, ci spinge oggi a manifestare con un gesto significativo tutta la nostra solidarietà.
Abbiamo pensato, proprio in considerazione della larga popolazione anziana che è sopravvissuta nelle città e nei villaggi distrutti dallo tsunami, a costruire per loro un Centro diurno di accoglienza e di solidarietà, che possa servire sia da Day Hospital per chi ne avesse necessità che da Centro sociale e comunitario, luogo di vita comune e di incontro per gli anziani più soli e abbandonati. Un segno di amicizia e di speranza per Rikuzentakata e per il Giappone, a partire dagli anziani.

L’iniziativa avrebbe poi un carattere culturale e di ricerca sociale. Nel progetto del Centro, infatti, è previsto uno spazio destinato ad ospitare un archivio di raccolta dati e punto di osservazione sulla condizione più generale degli anziani in Giappone, il Paese con la più alta popolazione anziana al mondo (il secondo è l’Italia), dal quale potrebbero nascere studi e progetti di una certa importanza per il futuro.

Il Centro inoltre, sia nella prima fase di costruzione che nella successiva manutenzione, sarebbe affidato a ditte locali giapponesi, inserendosi in tal modo nel quadro della ripresa delle attività lavorative della zona oggi distrutta. Un ulteriore aiuto nel campo dell’impiego, particolarmente rivolto ai giovani, sarebbe costituito dallo stesso personale di assistenza. Sia il personale medico-infermieristico che quello sociale e di animazione sarebbe costituito da cooperative giovanili della zona e preso in carico dall’Amministrazione locale. Il Centro sarà iniziato a costruire quando le condizioni lo permetteranno in un terreno destinato a costruzioni sociali messo a disposizione dal Comune di Rikuzentakata.

Tutto è regolato da un accordo tra la Comunità di Sant’Egidio e il Comune di Rikuzentakata firmato in occasione del primo anniversario della tragedia, l’11 marzo 2012.

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