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28 Agosto 2003

Lettere dalle Scuole della Pace in Albania

 
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Nel corso dell'estate, in Albania si sono moltiplicate le Scuole della Pace. Si sono svolte nei luoghi più diversi: dalla periferia di Tirana - ingigantita negli ultimi anni per l'afflusso di immigrati interni dalle zone più povere - fino ai villaggi di montagna nel nord del paese; nei quartieri degli zingari, in piccoli centri agricoli, fino ai villaggi colpiti dall'alluvione pochi mesi fa.
Un'esperienza ricca, per i bambini e gli adolescenti che vi hanno preso parte, ma anche per gli amici - centinaia, di tutte le età - arrivati da ogni parte d'Europa, dell'Ovest e dell'Est, per trascorrere qui un'estate di solidarietà.
Sono loro stessi a raccontarcela. Attraverso alcune delle loro lettere siamo resi partecipi delle loro scoperte e delle loro emozioni. 

A Breg Dedi - che significa "riva del mare"- la scuola esiste solo da due anni. Molti bambini vivono con i nonni, perché i genitori sono emigrati. Non pochi, purtroppo, sono orfani. La scuola della pace ha accolto più di 100 bambini. Il momento più atteso? La merenda! Quasi tutti i bambini di qui, infatti, malvestiti, senza scarpe, passano il tempo con fratelli di poco più grandi di loro ad arrangiarsi nell'arte di "metter su" il pasto. 

Bruno Balestra


A Barbulloje E Re, la scuola non c'è affatto. L'unica struttura del villaggio è la chiesa di pietra con annessa "scuoletta" in via di ultimazione. Ogni giorno, un numero sempre maggiore di bambini (e qualche grande "nostalgico" di quando andava a scuola) attendeva l'arrivo del pulmino della Scuola della Pace, l'unica, grande novità del villaggio per questa estate! E, già il secondo giorno, che sorpresa nel vederli al lavoro per pulire a fondo i locali della scuola, mentre sulle due grandi ( e un po' rovinate) lavagne con i gessetti qualcuno aveva scritto, in italiano: "benvenuti"!

Luigia Fioramonti


Anche a Petrela abbiamo avuto delle esperienze commoventi. Ricordo in particolare F., un ragazzo di 15 anni, considerato dagli altri un po' strano. Era molto malvestito, sporco. I bambini ne avevano paura  e lui era violento con tutti. Pochi giorni d'amicizia e l'avergli insegnato a scrivere il suo nome hanno cambiato le cose! Un giorno è venuto vestito a festa, con un album di foto della Scuola della Pace dello scorso anno. Mostrandocelo mi ha detto: "Voi mi trattate da amico! Io non vi dimenticherò, io vi voglio bene" 

Angela Pascarella

 

Alla fine della Scuola della Pace a Scutari abbiamo coinvolto gli adolescenti e i giovani per far festa con gli anziani e gli handicappati che vivono in un istituto. Gli anziani ci hanno accolto con grande gioia, felici dei giovani amici albanesi che promettevano di tornare. Canti e balli non finivano. Un nostro giovanissimo amico ha recitato per noi una poesia:
"La pace è una parola che suona dolce,
accettiamo la venuta della pace,
senza la pace non si vive..."

Kristina Koldinska, Francesca Balestra

 

All'inizio i giovani di Laknas erano molto permalosi, si offendevano facilmente e spesso litigavano fra loro. Però ogni giorno aumentavano! Arrivavano con aria "da bulli", la radio sulla spalla (ma senza pile), interessati alle marche delle nostre magliette o delle scarpe da ginnastica. Quando abbiamo detto che saremmo andati a messa, la domenica, prima ci hanno guardato con aria di sfida: "perché, tu preghi?", poi ci hanno seguito, per vedere se era vero! Allora F., uno di loro, ci ha detto "voi siete uomini di Dio".

Marco Critelli, Anna Cimoli

 

Noi eravamo a Inshull Lezhe, alla periferia della città. I bambini erano così felici che si fermavano oltre l'orario della Scuola della Pace, entusiasti delle attività e, soprattutto, dell'amicizia. Una ragazzina di nove anni, che abita con la nonna anziana, pur di venire alla Scuola della Pace ogni mattina si alzava alle 6, per fare prima tutte le faccende di casa. 

Laura Schiavon, Giorgio Gambarino

 

A Berxhite avevano un ricordo vivissimo di tutto quello che era accaduto alla Scuola della Pace lo scorso anno. Bambini  e famiglie ricordavano tutti i nostri nomi, le attività, i giochi. Sembrava ci fossimo lasciati da una settimana, invece era un anno. Si vede che per loro è una cosa veramente preziosa. 

Christine Janssen

 

La Scuola della Pace è famosa, in Albania! quest'anno era la prima volta che andavamo a Tale-Bregdet, eppure, quando siamo arrivati, c'erano 160 bambini, con i maestri e il direttore della scuola ad aspettarci. Ci ha colpito la loro estrema povertà. La maggior parte soffriva di malnutrizione, non aveva le scarpe ed era vestita di stracci o indumenti di lana. Molti avevano infezioni della pelle, degli occhi e profonde ferite in diverse parti del corpo. Diversi bambini percorrevano un lungo cammino per venire, altri arrivavano in ritardo perché prima dovevano accudire le pecore.

Alessia Pesaresi, Francesco Lanino    

 

A Shen Gjin, la nostra è una scuola "multietnica": ci sono, infatti, bambini albanesi, zingari e kosovari (di famiglie stabilitesi qui dopo la guerra del '99).
Sono già diversi anni che si fa la Scuola della Pace qui - proprio dal '99 - e il fatto che bambini provenienti da ambienti così diversi stiano insieme è un segno di pace per il villaggio, dove la convivenza non è sempre facile.

M., una delle mie piccole amiche, mi ha scritto una bella lettera: "il mondo sta rinascendo e meglio, le persone hanno cominciato a guardare avanti grazie ad un arcobaleno che con i suoi colori pacifici allontana la violenza dalla società e sta costruendo un'altra società senza divisioni di fede o di razza".

Anna Marchei    


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