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Il Referendum

12 Juin 2012

Firmata intesa tra la Comunità di Sant’Egidio e Muhammaddiyah in Indonesia

 
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Diamo spazio ad una notizia che non ha avuto molto risalto nell’informazione che però ha grande importanza nel campo delle relazioni internazionali. Il 24 Aprile 2012 è stato siglato un patto d’intesa a Jakarta tra la Comunità di Sant’Egidio e la Muhammaddiyah.

 La Comunità di Sant’Egidio è l’“Associazione pubblica di laici della Chiesa” fondata a Roma nel 1968 dal giovanissimo Andrea Riccardi, il quale raccolse a sé un piccolo gruppo di liceali romani per praticare attivamente il Vangelo. I ragazzi raggiunsero le periferie romane dove vivevano i più poveri, tra le baracche, e realizzarono le prime “Scuole popolari” (ora “Scuole della Pace”) che fungevano da doposcuola pomeridiano per i bambini. Oggi è un movimento di laici che conta circa 60.000 persone impegnate nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in 73 paesi di differenti continenti. La Comunità prende il nome dalla Chiesa di Sant’Egidio in cui ha la sede, in zona Trastevere.
 
La Muhammaddiyah è invece la più famosa organizzazione islamica in Indonesia e una tra le più numerose in tutto il mondo. Creata l’8 Novembre del 1912 da un funzionario del sultano di Yogyakarta, Ahmad Dahlan (1868-1923), è stata la prima organizzazione islamica in Indonesia, ancora sotto l’occupazione olandese, e proprio sulla scia della nascente identità nazionale che si andava formando tra il ceto colto e modernista indonesiano. Attualmente è seguita da circa 35 milioni di aderenti a cui fa capo il prof. Din Syamsuddin. Il nome completo è Persyarikatan Muhammadiyah, e si traduce come Seguaci di Muhammad (il Profeta), il cui scopo è quello di “ripulire l’Islam dagli usi e le tradizioni non islamiche. Riformando la dottrina musulmana secondo una prospettiva e un pensiero moderno; riformulando gli insegnamenti e l’organizzazione educativa islamica; difendendo l’Islam da influenze e attacchi esterni” (A. Mukti Ali). Oggi è una sorta di filosofia sociale supportata da molti enti e istituzioni in Indonesia, attiva nel campo sociale, educativo e umanitario in tutte le isole dell’arcipelago. Scuole, madrasse, orfanotrofi, cliniche, ospedali e qualsiasi altra forma di assistenza sociale è messa in campo dall’Organizzazione in tutto il territorio nazionale.
 
Fra queste due così apparentemente differenti sponde si è, invece, raggiunto un incontro in occasione della missione ufficiale e della visita del Ministro degli Esteri Italiano Terzi a Jakarta nello scorso Aprile. Preludio dell’incontro mondiale per la pace e per il dialogo interreligioso di Sarajevo il 9-11 Settembre 2012. L’intenzione è proprio quella di istituire un tavolo di dialogo tra le diverse religioni (durante la firma del patto d’intesa con il Governo indonesiano erano presenti, oltre al Presidente dell’organizzazione islamica, il prof. Syamsuddin e al Presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, anche altri rappresentanti delle comunità buddiste, confuciane e induiste, di diverse città indonesiane), che porti al superamento dei contrasti e delle rappresaglie che sconvolgono il mondo con le terribili notizie di chiese bruciate e moschee distrutte.

Chiesa di Sant’Egidio, sede della Comunità
Non a caso è stata scelta l’Indonesia che ben rappresenta un modello di coabitazione civile delle diverse religioni. Inoltre la Comunità di Sant’Egidio è da tempo radicata nell’arcipelago asiatico; è presente infatti in diverse zone del Paese, con 16 comunità in altrettante città, impegnate nella solidarietà con i poveri, con le Scuole della Pace per i bambini, e attività rivolte agli anziani, lebbrosi e senza fissa dimora. Per non dimenticare il programma di adozioni a distanza. Già nel Ottobre del 2009 il Jakarta Post riportava le parole del fondatore della Comunità in visita a Jakarta per la conferenza internazionale sulla diversità religiosa: “L’Indonesia non ha alcuna intenzione di diventare uno Stato islamico, nonostante il fatto che i musulmani rappresentino la maggioranza della sua popolazione. Insieme con l’Islam in India, l’Islam in Indonesia svolgerà un ruolo globale nel futuro”.
 
“L’Indonesia – ha aggiunto – costituisce un laboratorio vivente con oltre il 28 per cento della popolazione di età inferiore a 15 anni, e come nazione che ha abbracciato la democrazia appena circa 10 anni fa. L’Indonesia non è il paradiso, naturalmente; come pluralità ha costretto i suoi dirigenti ad adottare complicati atti di mediazione, ma il suo popolo ha dimostrato che vivere insieme, nonostante le differenze, non è l’inferno che si presuppone”, ha detto Riccardi.
 
In conclusione, si tratta di un evento nato nel tentativo di contrastare le intolleranze religiose e di creare le condizioni per una reale collaborazione tra comunità di fedi diverse per una società che sia a tutti gli effetti un luogo di vita comune. Anche a difesa delle minoranze religiose che abitano le diverse parti del mondo. E non per ultimo, un ulteriore passo nell’amicizia tra Italia e Indonesia.

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