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Il 40° anniversario a Cuba


 
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25 marzo - Liturgia Eucaristica
presieduta dal Cardinale Jaime Ortega Alamino
Avana (Cuba)




Dall' omelia del Cardinale Jaime Ortega Alamino


“…. E’ interessante vedere in questa occasione l’aspetto comunitario [Maria Maddalena corre a raccontare agli apostoli] giacché la comunità di Sant’Egidio ha questo senso profondo di comunione tra i fratelli, vedo qui anche i Focolari, e in questi giorni abbiamo avuto presente la morte dell’indimenticabile fondatrice, luminosa, Chiara Lubich, che lascia al XX secolo l’eredità di una stella d’amore, di vero amore cristiano.

In questa occasione celebrate i 40 anni dall’inizio di questo movimento esteso in circa 80 paesi e questo ci deve spingere verso la Chiesa, verso la Comunità, nel senso profondo della comunione, lì [Maria di Magdala] corre ad annunciare a Pietro, che a sua volta correrà al sepolcro con Giovanni, vedranno e comprenderanno che il Signore non è più lì, poi il Signore verrà nel luogo in cui sono riuniti, apparirà mentre stanno a porte chiuse e Gesù entrerà e infonderà loro lo Spirito e loro cominceranno a fare un cammino di fede, dopo che erano stati con lui 3 anni.

E’ importantissima la comunità, è importantissimo riferirsi continuamente al gruppo dei discepoli, alla vostra Comunità di Sant’Egidio, presente qui e in altre diocesi di Cuba e del mondo, così come altri movimenti e tutta la Chiesa, tutti fanno riferimento alla Comunità. La chiesa stessa è una comunità e si parla anche della parrocchia che deve essere una “comunità di comunità” che si riuniscono così come fate voi, come gruppo di uomini e di giovani.

Senza riferirsi alla comunità non esiste veramente la Chiesa. La Chiesa mai può essere un fenomeno individuale, mai sarà solo la somma di quelli che credono, che magari perché credono si associano. No! E’ invece l’insieme di coloro che sono chiamti da Gesù che formano una comunità di discepoli. Sempre sarà così.

E voi ricordate che molti di voi – e stamattina ho parlato a lungo con i sacerdoti che sono venuti a trovarmi e abbiamo fatto un bilancio di questi anni- molti che io vedo oggi nella Comunità di Sant’Egidio, la maggioranza, con le dovute eccezioni, sono state persone che non conoscevano il Signore, non avevano esperienza della Chiesa, della vita comunitaria e si sono avvicinati per una testimonianza, specie la testimonianza di servizio ai poveri, ai deboli che ha dato la Comunità. Questo servizio che da con un amore particolare che ha il sigillo del cristiano, perché non pretende di essere superiore, aiuta semplicemente ma con con un po’ di amore, forse fa semplicemente quello che tutti dovremmo fare e a volte dimentichiamo di fare. E ogni anno quando vado nella chiesa di San Francesco – che ora è in riparazione e quest’anno è stato nel Convento di Belén che generosamente ha prestato la sua struttura – dove si fa il Pranzo di Natale, vedo tante persone e ricordo quelle parole di Gesù, misteriose che docono: “i poveri li avrete sempre con voi”. Sono i poveri, la gente senza famiglia, gente che a volte non è amabile, non sono solo quelle anziane belle, con i capelli bianchi, sempre a posto e dolci. Sono persone con un aspetto non piacevole, che hanno dimenticato che vuol dire sorridere, con una smorfia amara da anni nel loro volto e lì li vediamo con una grande allegria, che si riflette nello sguardo e nei gesti… Chi può tirci fuori da questo mondo in cui gli uomini si chiudono e diventano così soli? L’altro può tirarci fuori, l’altro, la comunità, lo stare insieme gomito a gomito con quei 400 o 500 che erano al pranzo di Natale quest’anno. Seduti uno accanto all’altro, serviti gratuitamente, passando un momento felice, e si accorgono che questo è qualcosa di molto gratuito.

Miei cari fratelli e sorelle: questo è il sigillo cristiano. Da questo cominciano molte volte le domande –come dicevamo stamattina- nei cuori. Da qui molti si domandano e arrivano a vedere che il discepolo di Cristo ha un grande desiderio di amare, di servire, di fare il bene, e forse da una domanda ne segue un’altra, e a una ricerca se ne aggiunge un’altra …

Una volta vi ho detto – e Rolando oggi lo ha ricerdato nel suo saluto iniziale: “Andate avanti, continuate in questo cammino!” E oggi ve lo ripeto: questo cammino, così semplice, di servizio e di amore, di testimonianza, questo è il cammino per il quale un giardiniere o un medico, un ortolano ci appare come Cristo, perché così successe a Maria Maddalena. Lei non riconobbe quell’uomo che stava nel giardino, ma era il Signore. Molte volte in questi volti pieni di dolore, in queste facce non piacevoli, in queste persone che dovete lavare e aiutare perché possano stare seduti ad una tavola, si incontra il Signore, e molte volte anche loro, in chi li sta servendo e aiutando vedono Dio, perché vedono l’amore di Dio. E questo sarà sempre una fonte di sollievo e di consolazione. Molte volte la speranza non apre spazi in certi stadi della vita, ma in certe situazioni da consolazione, la consolazione di Dio. Consolate il mio popolo! dice il Signore. Magari tanti si aprissero alla speranza! Però per lo meno troveranno consolazione, e trovando consolazione e speranza incontreranno Gesù, questo è un lavoro grandissimo e voi cari membri della Comunità di Sant’Egidio, in qualunque cosa farete, sarete presenti annnunciando quel Gesù che passava facendo il bene, che è morto in croce ed è resuscitato glorioso ed è vivo qui, con voi facendo sì che l’amore continui a operare nel nostro mondo.

Andate avanti, e che questo anniversario sia pieno di gratitudine al Signore per i doni effusi su di voi e attraverso di voi in questi anni e voi proseguite con una profonda speranza cristiana guardando al futuro.
 

Il 40° anniversario della Comunità di Sant'Egidio


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