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Il 40° anniversario a Genova


 
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29 marzo - Liturgia Eucaristica
presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova
Genova (Italia)

 




Omelia del Cardinale Angelo Bagnasco


“La carità nasce da Cristo”

Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore,
Amici della Comunità di Sant’Egidio!

“Pace a voi!”. Rivolgo a tutti il saluto che Gesù Risorto ha dato ai discepoli. Egli appare in un luogo appartato dove essi si erano ritirati pieni di timore: infatti le porte – dice il Vangelo – erano chiuse.

Anche le porte di questo cenacolo sono chiuse, ma non per paura o timidezza; bensì per favorire la preghiera e la celebrazione del Mistero Eucaristico. Chiunque può entrare – come anche uscire – nella piena libertà dei figli di Dio. In realtà noi vorremmo che tutti entrassero spinti dalla luce della fede o almeno dalla ricerca di qualcosa di più grande per cui vivere, o anche solo da una curiosità sincera per un luogo – meglio un mondo – che non sempre viene compreso, ma che desta attenzione e interesse. Oh sì, vorremmo che tutto il mondo entrasse spiritualmente in questa Cattedrale e facesse festa con noi: la festa dell’incontro con Gesù-Eucaristia, la festa della Chiesa, la festa di questo anniversario, i quarant’anni della Comunità di Sant’Egidio.
Gli anniversari sono importanti, anzi necessari, perché – nella vita di un uomo come di una comunità – ci fanno ritornare indietro nel tempo, risalire alle origini, rigustare l’intuizione originaria, sentire il palpito degli inizi, rinnovare la convinzione dell’appartenenza. Ci fanno riempire il presente di futuro.
Sentiamo che in questo desiderio del cuore – che tutti credano in Te, Signore Gesù, e vivano dell’amore del Padre – è presente lo slancio apostolico che il Risorto ha consegnato alle donne del sepolcro vuoto, e poi agli Apostoli increduli. Sentiamo che la passione di annunciare il Vangelo a tutti e ovunque è segno che la fede è veramente gioia e speranza della nostra vita. E la speranza non la si può tenere per sé, bisogna comunicarla agli altri perché il mondo ne sia invaso e illuminato.

Questa passione evangelizzatrice sta nelle vostre origini – siamo a Roma nel febbraio del 1968 – quando, in un contesto storico culturale fortemente ideologizzato, avete intuito che la fede non è un’ ideologia, non è una gnosi rinascente, ma è l’incontro vivo con la persona viva di Gesù, è l’appartenenza cordiale ad un popolo che è nella storia e fa storia, la Chiesa.
Cari Amici, dopo non molti anni siete approdati anche a Genova (è il 1976), e da allora arricchite la Diocesi e la Città con la vostra presenza, la testimonianza, il servizio. Vi ringrazio, e attraverso voi desidero far giungere i miei sentimenti di grata amicizia al fondatore, Prof. Andrea Riccardi, all’attuale Presidente Prof. Marco Impagliazzo, all’Assistente centrale Mons. Matteo Zuppi. E come non ricordare anche S.E.Mons. Vincenzo Paglia che ha vissuto gli inizi, e al quale mi lega, oltre il vincolo della fraternità episcopale, anche un rapporto di stima e amicizia?
Conosco sempre meglio le molteplici forme del vostro servizio che, nel segno di una vera gratuità, si esprime soprattutto verso gli anziani e i malati, i carcerati e gli immigrati, i bambini e gli adolescenti che hanno bisogno di un forte sostegno educativo e di integrazione sociale. Ma si esprime anche nell’impegno per promuovere il dialogo interreligioso e la pace.
La Visita Pastorale che vado svolgendo nella Diocesi e che, a Dio piacendo, si compirà nel 2011. Essa mi permette di visitare di persona le 278 Parrocchie, le realtà religiose, le Aggregazioni ecclesiali: tutte insieme creano una fitta rete di presenza e di carità operosa, di annuncio della Speranza che è Cristo; e così manifestano la maternità della Chiesa.

Il Santo Padre, Benedetto XVI, ci ricorda gli elementi costitutivi della carità cristiana: essa è “dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione, i carcerati visitati” E poi è necessaria la competenza professionale”, che però richiede un accompagnamento del tutto particolare, “la formazione del cuore”. Per questo – ricorda il Papa – è necessario coltivare quell’amicizia viva e personale con Dio in Cristo che è una permanente scuola di amore, di apertura dell’anima all’altro, “così che l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza che diventa operante nell’amore (cfr Gal 5,6)” (Deus caritas est, 31, a). E’ necessaria la preghiera!
La gratuità dell’amore, insieme alla fedeltà nel tempo, è segno di un servizio che nasce e si alimenta di una Ragione superiore. Il Signore Gesù incarna la fedeltà di Dio alla vita degli uomini: è solo Lui, dunque, che può donarci un amore che dura nella sequenza degli anni e che resiste ai bisogni sempre più grandi di noi, e alle possibili delusioni.

Cari Amici, il compito centrale della politica e dello Stato è il giusto ordine della società, cioè è quello di garantire a ciascuno la sua parte dei bene comuni: e questo nel rispetto del principio di sussidiarietà. A questo scopo, la Chiesa offre il suo contributo innanzitutto attraverso il suo Magistero sociale che argomenta a partire dalla ragione e da ciò che è conforme alla natura umana, che è riconosciuta come fondamento anche delle grandi Carte dei Diritti Umani. Ma anche contribuisce attraverso quella rete operosa e fedele, umile e motivata, di presenze e di iniziative che nascono dal grembo della Comunità Cristiana, aperta e collaborativa con quanti vogliono veramente il bene di tutti, in particolare dei più deboli; con quanti vogliono servire i poveri senza servirsene.
Ma sappiamo anche che “l’amore – caritas – sarà sempre necessario, anche nella società più giusta – come scrive il Santo Padre -. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore” (ibid. 28, b).

Tornando ora al testo evangelico, l’apostolo Tommaso, di fronte all’apparizione di Gesù Risorto, resta incredulo e pretende di toccare il corpo del Maestro. Il Signore accondiscende alla sua durezza di cuore: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo, ma credente”. In fondo, siamo grati a Tommaso proprio per questa sua ostinazione che aiuta la nostra a sciogliersi nella beatitudine della fede: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Quale grazia è la fede! Chiediamo anche noi al Risorto di farci crescere in una fede limpida e forte, e in un amore sempre più appassionato e fedele al suo corpo che è la Chiesa. La nostra carità sarà sempre più grande, limpida, ricca di bene per i bisognosi; la società stessa ne sarà riscaldata. E’ questo il mio augurio affettuoso e la mia preghiera al Signore per voi.

Il 40° anniversario della Comunità di Sant'Egidio


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