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22 Ottobre 2002

Albania - Distribuzione di aiuti nei villaggi colpiti dall'alluvione

 
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Ad un mese dall'alluvione che ha colpito l'Albania, la Comunità ha raggiunto alcuni villaggi del distretto di Lezha ancora isolati e che finora non hanno ricevuto gli aiuti internazionali. Sono stati distribuiti alimenti, abiti, coperte, medicine.

Forti piogge sono cadute in Albania alla fine di settembre.
Il fiume Drin, nella città di Lezha, ha superato gli argini ed ha allagato due quartieri nel centro della città. Più grave la situazione nei villaggi: a Inshull Lezhe, Shengijn, Barbulloj, Malecay (tutti villaggi dove da anni la Comunità porta aiuti sanitari e dà vita alle Scuole della Pace), le case si sono tutte allagate. Sono villaggi in pianura, alcuni sotto il livello del mare, privi di canalizzazioni. Inoltre, le montagne attorno sono state disboscate. Per questo i danni provocati dalla pioggia sono stati particolarmente gravi: ponti crollati, centraline elettriche fuori uso e soprattutto l’inquinamento dell’acquedotto. 
Gli organismi internazionali presenti in Albania sono intervenuti per portare aiuti. Alcuni villaggi, sono però rimasti fuori dal circuito di tali aiuti, in particolare Barbulloj e Malecay. 
E’ qui che, il 19 e 20 ottobre, sono stati distribuiti aiuti di prima necessità: materassi, coperte, vestiti, disinfettante, aiuti alimentari.

 


Barbullojie

Nonostante sia passato circa un mese dall’alluvione, la situazione è ancora difficile. La gente qui è isolata e senza riparo, esposta a tanti rischi, primo fra tutti quello delle epidemie dovute alla contaminazione delle acque. Ma anche le malattie respiratorie e della pelle sono in aumento. 
Non solo. L’inverno è alle porte e la gente è esposta al freddo: manca l’energia elettrica e, a causa dell’acqua e del fango entrati in casa, vestiti e coperte sono andati distrutti, e le scorte di legna sono state rese inservibili.
Qui, da anni, la Comunità sostiene l’ambulatorio pediatrico e realizza al Scuola della Pace, soprattutto nel periodo estivo. Sabato 19 ottobre, un gruppo di italiani ed albanesi hanno effettuato la prima distribuzione di aiuti.
Sono state raggiunte 360 famiglie. Tutti hanno ricevuto vestiti ed alimenti, ma è stata anche fatta una semplice lezione su come proteggersi dalle epidemie di origine idrica e consegnato un disinfettante per potabilizzare l’acqua da bere. 
I bambini, accorsi da ogni parte, hanno partecipato accompagnando con i canti della Scuola della Pace ogni momento della giornata. 

Maleçaj

Malecaj e’ il villaggio più colpito. Un agglomerato di circa 170 famiglie che vivono in case sparse alla base della montagna che separa Lezha dal mare. Davanti al villaggio quella che era una larga pianura è diventata, dopo la alluvione, uno stagno paludoso. Malecaj e’ rimasto isolato, l’acqua si assorbe con grande lentezza e, fino ad ora, non e’ stato attivato nessun intervento di bonifica.
Immediatamente dopo le prime, forti piogge, erano stati consegnati alle famiglie degli aiuti di emergenza, raccolti a Tirana e Lezha.
Il 20 ottobre è stato possibile un intervento più consistente. 
L’appuntamento con le famiglie del villaggio era a Torovice, al di là della palude creata dall’alluvione. 
Le famiglie hanno raggiunto Torovice con ogni mezzo possibile: alcuni con una piccola barca che, dal giorno dell’ alluvione, “ traghetta” gli abitanti da un capo all’ altro della pianura allagata. Altri sono passati, con il trattore o in carretto, lungo il tracciato di quella che era la strada di collegamento, dove l’acqua è più bassa. Lì si possono vedere ancora le carcasse degli animali morti durante l’alluvione, che nessuno ha potuto rimuovere.
La gente del villaggio è molto povera, visibilmente provata da un mese di isolamento. Il capo villaggio e l’infermiere che lavora nell’ambulatorio della Comunità hanno fatto da tramite per avvisare ed accompagnare tutti. 
Anche qui, mentre venivano distribuiti vestiti e alimenti, mentre i bambini facevano festa (e ce n’era bisogno, dopo un mese di isolamento) si è potuto fare un po’ di educazione sanitaria: tanto più necessaria in quanto le condizioni igieniche, con la stagnazione delle acque, rimangono molto precarie.


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