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17 Ottobre 2015 | ROMA, ITALIA

Il saluto di Marco Impagliazzo a Ban Ki-Moon, in visita alla Comunità di Sant'Egidio

 
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Signor Segretario Generale,

benvenuto a Sant’Egidio!
E’ un onore e una gioia accoglierla nella nostra casa dopo tanti anni di collaborazione stretta e fattiva con le Nazioni Unite per la pace, l’accoglienza ai profughi e rifugiati, lo sviluppo dei popoli. Lei oggi vede per la prima volta il luogo dove il lavoro per la pace per il Mozambico, il Burundi, la Guinea e tanti altri paesi si è sviluppato.

Lo facciamo oggi in un’assemblea tutta particolare, una piccola ONU dei popoli, raccolta qui a Roma con persone che per tanti motivi, spesso drammatici hanno dovuto lasciare la loro terra. I migranti rappresentano nel mondo di oggi uno dei maggiori “segni dei tempi”, come direbbe Gesù. Dobbiamo guardare insieme a questo segno dei tempi – quello delle migrazioni – per capire come rendere più umano questo fenomeno, salvare la vita delle persone in pericolo per la guerra, la siccità, le conseguenze di uno sviluppo non sostenibile. Dobbiamo spiegare alle nostre società che l’accoglienza e un dovere e un’opportunità. L’ONU attraverso tante istanze, e primariamente con l’UNHCR esercita un ruolo di coscienza mondiale a questo livello (saluto il rappresentante dell’UNHCR).

Sant’Egidio è impegnata da più di trent’anni su questa frontiera e ha fatto dell’accoglienza ai migranti e ai rifugiati uno dei punti cardini del suo impegno: favorendo le pratiche per i documenti, lavorando per l’integrazione a partire dalla lingua e dalla scuola e creando un movimento pacifico, Genti di pace, che in ogni città di Europa  vive la realtà della pace e della convivenza. Alcuni suoi rappresentanti sono con lei oggi. In Europa, come lei ben sa, si è sviluppato in questi ultimi mesi un fenomeno di accoglienza ai rifugiati senza precedenti. E’ un segno di speranza e una vera sorpresa della storia. Va incoraggiato e sostenuto. Le immagini delle tragedie hanno scosso la coscienza di tanti europei.: da Lampedusa a Kos, dalle strade dell’Austria alle reti di Ceuta e Melilla, da Calais alle recinzioni in Ungheria. E’ l’ora dell’accoglienza e dell’integrazione e vogliamo sostenere quest’ora! Guardare nel profondo della sofferenza e della speranza di uomini, donne, bambini in cerca di vita nuova sarà la cartina al tornasole della capacità delle nostre comunità di promuovere una cultura autenticamente umana, che come dice papa Francesco è “la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare”.

La guerra è la madre di tutte le povertà, ha detto il prof. Andrea Riccardi. Abbiamo visto, conosciuto, sperimentato le conseguenze disastrose della guerra nella vita di tanti popoli. Lei rappresenta la più grande istanza mondiale per la pace, anche grazie al suo impegno di riforma delle strutture dell’ONU in questo settore.

Ribadiamo oggi, innanzi a Lei, il nostro impegno “fino allo sfinimento” per la pace e la risoluzione dei conflitti. Saremo al fianco dell’ONU per questo, con le nostre povere forze, la nostra passione, la nostra fede, la nostra esperienza umana. Abbiamo visto troppi popoli soffrire per la guerra. Questa sofferenza ci ha toccato e interrogato. E’ l’ora di lavorare per la pace, anche attraverso il dialogo tra le religioni, perché è l’ora dello sviluppo. Il mondo – grazie all’ONU – da settembre ha una nuova agenda di sviluppo globale: gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, valida per i prossimi quindici anni e costruita attorno a diciassette grandi obiettivi che puntano a mettere fine alla povertà, a promuovere il benessere dei cittadini e a proteggere l’ambiente. E’ – come si legge nel testo una “visione assolutamente ambiziosa e trasformatrice”. Sono parole importanti e impegnative in un tempo, come il nostro, caratterizzato da assenza di visione del futuro. Lei, signor Segretario Generale, l’ha definita “l’agenda della gente”. Siamo con lei per realizzarla. Grazie


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