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06/12/2016
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19 Settembre 2016 09:30 | Sacro Convento, Sala Romanica

Intervento di Athenagoras



Athenagoras


Metropolita ortodosso, Patriarcato Ecumenico

Permettetemi, inizialmente, di confessare che, anche se il dialogo interreligioso è un tema cui sono personalmente interessato ed in cui mi sento coinvolto, non è però un soggetto che io abbia trattato o di cui abbia esperienza in una veste ufficiale. Nondimeno, sono al tempo stesso consapevole e fiero del fatto che la Chiesa Ortodossa è stata storicamente molto sensibile e rispettosa nelle proprie relazioni con membri di altre comunità religiose, specialmente con la tradizione Ebraica, con la quale, in quanto discepoli di Gesù Cristo, abbiamo così tanto in comune.

Comunque, fortunatamente, la nostra Chiesa non ha per lo più avuto di che rammaricarsi o pentirsi di propri atteggiamenti e azioni contro credenti di fede Ebraica. Al contrario, esistono alcune belle pagine nella storia delle relazioni tra Cristiani Ortodossi ed Ebrei. Infatti, l’apertura e la comprensione interreligiose hanno caratterizzato storicamente l’approccio del Patriarcato Ecumenico.

Per esempio, molto prima delle atrocità senza precedenti del Novecento, verso la metà del XVI secolo, il Patriarca Ecumenico Metrofane III (1520-1580) pubblicò una lettera enciclica ai propri fedeli della Chiesa di Creta, dopo che erano circolati rapporti secondo cui gli Ebrei [vi] erano maltrattati.

Inoltre, nei primi decenni del XIX secolo, ci si rivolse al Patriarca Ecumenico Agatangelo (1826-1830) per intervenire e sostenere la protezione sociale e giuridica della comunità Ebraica nella città greca di Giannina (Ioannina).

Più di recente, durante la seconda guerra mondiale, mentre il popolo Ebraico subiva l’ignominioso olocausto del regime nazista, ci sono numerose storie di ecclesiastici Ortodossi che rivelano come i nostri leader Ortodossi abbiano vinto il male col bene e la paura con la fede. La storia del Metropolita Crisostomo di Zacinto (1890-1958) ne costituisce uno straordinario esempio.

Infine, ai nostri giorni, il nostro padre spirituale, Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, ha fedelmente continuato e pure rafforzato numerose iniziative per raccogliere genti di tutte le fedi attraverso il dialogo interreligioso. Dopo tutto, il Patriarcato Ecumenico ha aperto la strada a questi dialoghi fin dai tardi anni Settanta e li porta avanti ancora oggi sotto la guida di Sua Eminenza il Metropolita Emanuele di Francia.

Storicamente, certo, la Chiesa Orientale ha affermato questa visione di tolleranza e dialogo fin dall’Editto di Milano, emanato dall’Imperatore Costantino nel 313 – una coraggiosa proclamazione e [un coraggioso] impegno alla coesistenza pacifica tra tutti i popoli dell’Impero Romano, indipendentemente da religione o razza. Com’è stupefacente che, in un’epoca generalmente considerata come “i secoli bui”, esistesse una simile legislazione sulla libertà religiosa. E com’è ironico che, in un’epoca come la nostra, generalmente considerata “illuminata”, stiamo assistendo ad una minore apertura al dialogo e ad una minore tolleranza della diversità, in un mondo più conflittuale e caratterizzato da più gravi persecuzioni.

Oggi, l’anti-Semitismo è pure una realtà innegabile tra persone evolute e nazioni civilizzate. Nondimeno, il pregiudizio razziale e l’intolleranza religiosa che osserviamo sempre più in Europa e nel resto del mondo è – fondamentalmente ed infelicemente – una negazione della nostra identità di europei, di Cristiani e di esseri umani creati “ad immagine e somiglianza” di Dio. Quando chiudiamo occhi, mente e cuore ai nostri fratelli e sorelle Ebrei – e, naturalmente, a persone di ogni altra religione, così come ad ogni persona di buona volontà – allora stiamo essenzialmente chiudendo le nostre anime e noi stessi a Dio.

A livello europeo, la questione della percezione delle religioni da un punto di vista europeo è un qualcosa che ossessiona le nostre società. Nella Charta Oecumenica, al capitolo 12 (L’incontro con altre religioni e visioni del mondo), troviamo una presa di coscienza del pluralismo religioso in Europa ed una delineazione dell’impegno delle chiese firmatarie a “prendere sul serio le questioni critiche che ci vengono rivolte dagli altri, e sforzarsi insieme di instaurare un confronto leale con essi”. Per questo, la Conferenza delle Chiese Europee ha chiesto alla Commissione sulle Chiese in Dialogo di dedicare attenzione al dialogo tra differenti religioni e di riflettere su cosa sia necessario per la realizzazione di una fruttuosa coesistenza tra le religioni in Europa. Per promuovere questa fruttuosa coesistenza esistono alcuni pre-requisiti, uno dei quali è mettere in chiaro l’idea che ognuno ha delle altre religioni. La stessa Commissione sta esaminando una serie di affermazioni ecclesiali sulla Teologia delle Religioni ed ha prodotto una dichiarazione che presenta alcuni dei punti su cui le chiese europee sembrano concordare, come l’”assunto che la volontà divina di salvezza è universale: Dio vuole portare tutti a condividere la Sua verità e [l’assunto] che la natura creaturale dell’essere umano ed il suo essere ad immagine di Dio costituiscono il fondamento del rispetto a priori verso ogni fede religiosa”.

Come Cristiani Ortodossi, crediamo fermamente che le altre religioni non debbano essere semplicemente respinte come errate, ma considerate nella prospettiva della loro relazione col Logos di Cristo. Come afferma il metropolita del Monte Libano George Khodre, “Dio Si è rivelato anche in queste Scritture. Il nostro Dio è un Dio nascosto e non è bene che noi definiamo oggettivamente l’intensità della Presenza Divina nella Bibbia di Abramo…”. Siamo giunti a questa opinione, non semplicemente attraverso un’astratta riflessione teologica o magari filosofica, ma piuttosto attraverso la nostra lunga esperienza di vita vicino o in mezzo a gente di diverse religioni. Il Consiglio delle Chiese Mediorientali, nella sua quarta Assemblea Generale, ha dichiarato che, se la fede Cristiana è vissuta autenticamente, allora i Cristiani hanno la responsabilità di lottare non solo per i diritti di un gruppo particolare, ma anche per la dignità di ognuno e soprattutto per l’integrità di coloro che sono vittime dell’ingiustizia. “Questa responsabilità di tutti in tutte le società, indipendentemente da colore, razza e credo religioso, diviene una dimensione spirituale, una fedeltà a Cristo, che chiama noi tutti a farci carico, in nome e per conto di ognuno, dell’autentica solidarietà umana nella sua interezza. In questo modo gli Ortodossi hanno imparato ad avvicinarsi alle altre religioni non semplicemente secondo un’astratta visuale teorica, ma [partendo] dalla spiritualità delle stesse. Quest’approccio potrebbe costituire un contributo specifico dell’Ortodossia alla teologia delle religioni, od anche al delicatissimo tema della missione Cristiana tra le altre religioni.

Se desideriamo veramente progredire tutti insieme e fornire alle future generazioni una migliore prospettiva di coesistenza pacifica, è fondamentale conoscerci l’un l’altro. Anche gli organi politici dell’Unione europea hanno compreso l’importanza della conoscenza reciproca, perché ciò offre un percorso sicuro per superare gli eventuali conflitti nella società multiculturale contemporanea. La Chiesa Ortodossa ha offerto la sua piena cooperazione per il superamento di simili ostacoli, operando con le istituzioni europee su una base di comprensione reciproca e di trasparenza, e questo specialmente alla luce dell’applicazione dell’articolo 17, comma 3, del nuovo Trattato di Lisbona, che sancisce la cooperazione ed un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese e le associazioni religiose.

Quando cessiamo di essere aperti al dialogo coi nostri fratelli e sorelle Ebrei, allora stiamo distruggendo le radici che abbiamo in comune come “popolo del Libro”, come “stirpe di Abramo” e come “eletti da Dio”. In più, per quanto ci caratterizza come Cristiani, stiamo disprezzando e ignorando il convincimento apostolico che “non c’è più Giudeo né Greco, schiavo né libero, maschio né femmina; perché tutti noi siamo uno in Cristo Gesù”.

Ecco perché credo di essere personalmente interessato e, di fatto, incaricato del dialogo interreligioso. Perché sono convinto che si tratti della sola via d’uscita dalle molte impasse che ci troviamo innanzi nel nostro mondo, tra cui l’oppressione religiosa in Medio Oriente e Nord Africa, la persecuzione religiosa che dà origine alla crisi globale, e specialmente mediterranea, dei rifugiati, così come l’intolleranza religiosa e la diseguaglianza crescenti in così tante delle nostre società civilizzate ed evolute. La mia umile e sincera preghiera è che tutti i leader religiosi – e, progressivamente, tutti i credenti – continuino ad essere impegnati nel dialogo interreligioso. 

 

#peaceispossible #setedipace
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