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10 April 2014

In città: Il convegno del ’74, «scossa per Roma»

L’iniziativa voluta dal cardinale Poletti al centro della giornata promossa da Sant’Egidio e Censis. Il vicario Vallini: «Uno spartiacque». De Rita e Riccardi: «La Chiesa risorsa importante»

 
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Una città “malata”, con i drammi della casa e del lavoro, una crescente povertà collettiva, la realtà dei “borghetti” nelle periferie, il fermento sociale post-‘68, le Br in incubazione. Una Chiesa locale polarizzata da forti tensioni. È in questo contesto che matura il convegno ecclesiale del 1974 su “La responsabilità dei cristiani di fronte alle attese di carità e di giustizia nella diocesi di Roma”. «Uno spartiacque nel modo di concepire e di vivere l’esperienza della Chiesa, un momento forte di presa di coscienza della comunità ecclesiale romana». A dirlo è il cardinale vicario Agostino Vallini nel saluto alla giornata di riflessione promossa ieri, mercoledì 9 aprile, da Comunità di Sant’Egidio e Censis in Campidoglio, a 40 anni dal convegno sui “mali di Roma”, come fu poi definito da molti.

Non è un’operazione-nostalgia ma un’opportunità per fare memoria di un’iniziativa che, dice ancora il cardinale, «fu equivocata e ciò fu motivo di dolore per il cardinale Poletti che la volle fortemente con cuore di pastore, sostenuto da Paolo VI». In alcuni ambienti, infatti, ricorda lo storico Marco Impagliazzo che su quegli anni ha scritto un libro in cui ricostruisce la vicenda del convegno, «venne imputata a Poletti la successiva disfatta elettorale della Dc alle amministrative, senza ricordare che la forza delle sinistre era già in crescita e che a Roma nel referendum sul divorzio i “no” all’abrogazione della legge erano ben più alti della media nazionale».

Era un’epoca di grandi trasformazioni ma la città di quegli anni era «culturalmente inerte, moralmente opaca, politicamente deresponsabilizzata». Così la definì in quel convegno, in una cattedrale di San Giovanni gremita da 5mila persone, Giuseppe De Rita, uno dei tre relatori con Luciano Tavazza e don Clemente Riva (poi vescovo ausiliare). E De Rita, presidente del Censis, ieri era anche lì in Campidoglio a farne memoria, evocando libertà e coraggio come parole chiave di quell’esperienza, e a ricordare «la povertà diffusa di quel 1974, con la forbice sempre più larga tra poveri e ricchi», la mancanza di protagonismo del laicato cattolico, la mutazione della Capitale in «una città di piccoli borghesi con le paure, le debolezze, il populismo». A 40 anni di distanza, aggiunge De Rita, «il mondo del sociale e soprattutto la Chiesa restano gli unici soggetti in grado di parlare alla città».

Condivide lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che parla della Chiesa come di «una risorsa importante nel vuoto di un’atomizzazione accentuata». Quella Chiesa locale le cui origini risalgono, a suo avviso, proprio al convegno del 1974, «evento natale della sua esistenza contemporanea come soggetto». Tanto che, rimarca De Rita, «il Vicariato non era più un ufficio del Vaticano ma una struttura autonoma», e quell’evento fu «un iniziatore di processi». Certamente sul piano delle opere, grazie alla spinta di don Luigi Di Liegro che, per Riccardi, fece della Caritas «un soggetto forte nella vita romana». Del convegno «resta soprattutto - sottolinea - la memoria di una grande scossa alla vita religiosa, culturale e politica di Roma». Un’idea che, afferma monsignor Pietro Sigurani, rettore di Sant’Eustachio e a lungo parroco alla Natività, «nasce dal Concilio, che è andato alla ricerca dell’altro». A ricordarla come una «esperienza di fraternità» è suor Lorenzina Colosi, salesiana, per molti anni alla guida dell’Ufficio catechistico diocesano: unica donna in Vicariato 40 anni fa, e in missione nelle periferie, tra «realtà di sofferenza cui nessuno rispondeva».


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